Juventusnews24
·30 marzo 2026
Capello crede nell’Italia: «Dobbiamo centrare la qualificazione. Ecco dove vedrò la partita. Bosnia? Mi preoccupa una cosa»

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Fabio Capello è pronto a tutto pur di vedere l’Italia qualificarsi ai Mondiali. Il tecnico che in carriera ha vinto cinque scudetti, due campionati spagnoli e una Champions League, oltre ad aver guidato le Nazionali di Inghilterra e Russia, ha persino fatto un fioretto per la supersfida di Zenica. Intervistato da La Gazzetta dello Sport, “Don Fabio” non nasconde la sua enorme e sofferta passione per i colori azzurri.LE URLA DAVANTI ALLA TV – «Beh, quattro o cinque urla sono partite. Sicuramente ai gol, ma anche dopo certe occasioni mancate… Mi è scappato pure un “Noooooo” quando ha avuto quella palla Retegui: credo si sia sentito ovunque. Ma era un momento troppo importante, una gara troppo importante».L’OSTACOLO SUPERATO – «Aver superato quell’ostacolo con un primo tempo timido e un secondo in cui ci siamo ritrovati è stato psicologicamente molto importante. Ha sicuramente aiutato i ragazzi a capire quale sia il nostro valore reale e credo che Gattuso, in vista della partita in Bosnia, lavorerà anche su questo».
Ultimissime Juve LIVE: le principali notizie di giornataLA SCOSSA NEGLI SPOGLIATOI – «Non so che cosa abbia detto il ct nell’intervallo, ma sì, ha parlato. E lo ha fatto toccando i tasti giusti con le giuste vibrazioni, perché poi si è vista un’altra Italia».LA SCOPERTA ESPOSITO – «Partendo dalle cose peggiori viste a Bergamo, direi i soliti difetti che troviamo molte volte nel calcio italiano: passaggi laterali, lentezza, poca verticalizzazione, poca personalità quando si ha la palla. Quanto agli aspetti positivi, la reazione è stata importante e mi è piaciuto anche l’inserimento di Pio Esposito che ha dato un certo equilibrio. Davanti sono tutti e tre bravi, però Retegui e Kean sono un po’ troppo simili. Pio invece, soprattutto nei momenti importanti, ha quella forza e quel gioco di testa che possono diventare fondamentali, oltre a un’ottima visione di gioco».IL BALLOTTAGGIO IN ATTACCO – «Bisognerà vedere come Gattuso imposterà la partita. Da lì si capirà se sarà meglio inserirlo dall’inizio o in corsa. Retegui arriva da qualche settimana senza giocare e il ritmo arabo è un’altra cosa rispetto al nostro, alle volte la non attitudine la paghi».IL FATTORE GATTUSO – «Avere una persona che ti aiuta, ti dà fiducia, che vede nei momenti di difficoltà la necessità di parlarti e di esserti vicino, che dice le cose che la sua esperienza gli permette di far dire, è sicuramente molto importante. Gattuso ha un passato calcistico tale da poter comunicare con i suoi anche attraverso qualche esempio, qualche ricordo… Tanto i giocatori vivono di calcio, vedono le partite, sanno quello che è successo, per cui credo che questo aspetto possa davvero essere una delle chiavi».DZEKO – «Mi preoccupano i calci d’angolo e i calci di punizione per come riusciremo a difendere in area di rigore. Abbiamo bravissimi difensori con la palla tra i piedi, ma sono meno portati alle marcature. La Bosnia poi ci fa molto affidamento, proprio giovedì sera Dzeko è riuscito così a superare giocatori forti di testa come quelli del Galles. Affronteremo una Nazionale che ha qualità e personalità, a partire da quel ragazzino di 18 anni che ha tirato l’ultimo rigore, Alajbegovic».IL PESO DI 12 ANNI SENZA MONDIALE – «È vero che loro giocheranno sapendo di avere meno da perdere rispetto a noi, ma dobbiamo ad ogni costo scendere in campo con la mente libera, dimenticando il peso di questi 12 anni di assenza dal Mondiale. Non è facile, ma dobbiamo riuscirci. Giochiamo liberi».IL MOTORE DEL CENTROCAMPO – «Non ci sarà un “man of the match” tra gli azzurri, ma un reparto. E come sempre il motore e le idee sono del centrocampo».LE POLEMICHE DELLA STAMPA BOSNIACA – «Io faccio delle valutazioni in base a quello che penso del calcio, simpatia e antipatia mi interessano poco».L’OBBLIGO DI QUALIFICARSI – «Non è possibile immaginare che questa finale vada male, dobbiamo andare al Mondiale. Gli italiani si appassionano alle grandi manifestazioni, da sempre, infatti ora guardiamo tutti Formula 1 e tennis. L’Italia manca da 12 anni dalla più grande manifestazione calcistica. Il motivo per cui si avverte una certa disaffezione intorno alla Nazionale è tutto lì».L’ATTESA A CASA – «Seguirò la partita a casa, con mia moglie. Riti scaramantici? No, però durante l’inno mi alzo in piedi».









































