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·16 febbraio 2026
Caressa su Inter Juve: «Sarebbe stato scandaloso se il VAR avesse richiamato l’assistente? A volte il buonsenso deve andare oltre le regole»

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·16 febbraio 2026

Il dibattito post-partita sulla sfida infinita tra Inter e Juventus non accenna a placarsi, trovando nuova linfa nelle parole di uno dei volti più noti del giornalismo sportivo italiano. Negli studi di Sky Sport, Caressa ha analizzato con il suo consueto stile appassionato gli episodi che hanno segnato il Derby d’Italia, puntando il dito contro una gestione tecnologica e regolamentare troppo rigida e, a tratti, priva di logica sportiva.
Il punto di rottura della gara è stato senza dubbio il secondo cartellino giallo mostrato a Kalulu, una decisione che ha lasciato la Juventus in inferiorità numerica tra le polemiche. Secondo il giornalista, il silenzio della sala video di Lissone è stato il vero errore della serata. Fabio Caressa è un fiume in piena negli studi di Sky Sport analizzando ancora una volta la partita tra Inter e Juventus, ponendo l’accento sulla necessità di superare il dogma del protocollo quando la realtà del campo è evidente.
Con una riflessione che ha scosso gli ospiti in studio, il giornalista ha proposto una soluzione alternativa: «Chiedo a tutti voi, ma sarebbe stato così scandaloso se il VAR avesse detto all’assistente: ‘Sei sicuro che ha visto bene?’. Così lui poteva farlo tornare sulla sua decisione». Per Caressa, la ricerca della verità dovrebbe prevalere sulla burocrazia: «Certo, è contro le regole, ma noi dobbiamo essere per quello che è giusto», ha sentenziato con fermezza.
Entrando nel merito tecnico, ha posto una domanda retorica che smonta la logica delle attuali direttrici arbitrali: «Si può parlare anche dello step on foot, ma secondo voi è giusto dare un rigore se uno calcia e gli viene pestato il piede dopo? No, perché che danno procura al giocatore?». Secondo Caressa, il rischio è quello di snaturare lo sport: «E allora non si dà, sennò si pensa di poter decodificare tutto nella vita, ma non è così. Non si può essere ligi e basta, bisogna avere buonsenso». Un appello, quello del giornalista, a ritrovare una sensibilità arbitrale che metta al centro lo spirito del gioco piuttosto che un rigido manuale d’istruzioni.









































