Inter News 24
·9 marzo 2026
Carlo Nesti rivela: «Ricci? C’è sudditanza psicologica sugli arbitri. Lo ha ammesso anche un grande ex arbitro!»

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Il derby di Milano continua a far discutere anche dopo il fischio finale. Tra gli episodi più contestati della partita c’è il presunto rigore non concesso all’Inter per il tocco di mano di Samuele Ricci, centrocampista del Milan, su cui i nerazzurri hanno protestato durante il match disputato a San Siro.
Sull’episodio è intervenuto l’ex giornalista Rai Carlo Nesti, che sui suoi social ha analizzato la situazione soffermandosi sia sulla decisione arbitrale sia sul ruolo del VAR, oltre a riflettere sulla possibile influenza del contesto ambientale nei confronti dei direttori di gara. Nesti ha inoltre richiamato alcune dichiarazioni attribuite all’ex arbitro Graziano Cesari, sottolineando come il tema della cosiddetta “sudditanza psicologica” sia stato discusso nel mondo del calcio per molti anni.
SUDDITANZA PSICOLOGICA – «Uno stadio per 4/5 gremito da tifosi rossoneri può influenzare gli arbitri, come, per anni, succedeva al Bernabeu di Madrid? Io ho sempre creduto ad una possibile “sudditanza psicologica”, in certi casi, da parte dei direttori di gara. Ma che sia un grande ex arbitro, come Cesari, ad ammetterlo (parole testuali) fa un certo effetto. Una “giustizia giusta”, infatti, dovrebbe essere esente da sfumature mentali».
L’EPISODIO DEL BRACCIO DI RICCI – «Quel braccio di Ricci prima va incontro al pallone, e poi, improvvisamente, si ritrae. Può essere il giudice di campo, e cioè Doveri, a valutare se il milanista voglia andare, o no, effettivamente, verso il pallone. Rientra fra i suoi “doveri”. Il VAR, tuttavia, in caso di dubbi, dovrebbe dargli una mano. È stato inventato per questo: o no?».
Le parole di Nesti riaccendono quindi il dibattito sugli episodi arbitrali del derby e sull’utilizzo della tecnologia in campo. Il tema resta centrale nel calcio moderno, dove l’obiettivo dichiarato del VAR è proprio quello di ridurre al minimo gli errori e garantire decisioni il più possibile corrette.
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