Castro svela: «Col Bologna sto da dio, vogliamo l’Europa League. Sogno l’Argentina e dissi di no all’Italia» | OneFootball

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·4 aprile 2026

Castro svela: «Col Bologna sto da dio, vogliamo l’Europa League. Sogno l’Argentina e dissi di no all’Italia»

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Castro si racconta: «Col Bologna sto da dio, vogliamo l’Europa League. Sogno l’Argentina e dissi di no all’Italia»

Santiago Castro, attaccante argentino del Bologna, si racconta a La Gazzetta dello Sport.


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QUANTI TATUAGGI HA «Ventitré. Appena tornerò in Argentina ne ho uno da fare e uno che vorrei fare…».COPPA ITALIA E MAGARI EUROPA LEAGUE «Corretto. Ho letto che prima della doppia sfida contro la Roma, Fede (Bernardeschi, ndr) ha detto: “Vogliamo arrivare in finale”. Sembrava un eccesso, ma poi l’ostacolo, durissimo, l’abbiamo superato. Mi trovo spesso d’accordo con Berna. Il verbo “voglio” è un chiodo fisso, poi è chiaro che lo devi accompagnare con il lavoro costante, duro. La sola parola non porta a niente. A livello di obiettivi devi sempre cercare tutto, pure la finale e il massimo di Europa League».PERCHÉ MEGLIO IN EUROPA CHE IN ITALIA «Questione mentale, magari anche stanchezza: giocare in Europa ti fa sentire a posto, a grandi livelli, è bellissimo, ma negli ultimi due mesi avevamo giocato il giovedì alle 21 e la domenica alle 15. E alla lunga lo senti. Non è giustificarsi, dico che conta moltissimo la testa perché ci siamo sempre allenati al centomila per cento. Eppure…».IL PERIODO NO «Il periodo veramente no è cominciato dopo la finale di Supercoppa persa contro il Napoli. Perché sei lì, hai un trofeo a un centimetro: e se poi non lo prendi, beh, ci resti male. E te la porti dietro».PIÙ FORTE L’ASTON VILLA O LA ROMA «La Roma ti fa più giocare e palleggiare, l’altra va diretta, ti colpisce al cuore, è forte, ha giocatori veloci ed è forse la vera favorita per la vittoria finale. Noi sfavoriti? Beh: ci siamo, poi si vedrà».CONTRO I VILLANS CI SONO DUE KO DA VENDICARE. «È così. La ricordo la partita di settembre: presi una traversa, non facemmo affatto male, anzi…».STAVOLTA VEDRÀ DIBU MARTINEZ «È vero… In quella prima partita non giocò lui: per mio fratello che vorrebbe diventare portiere Dibu è un idolo; per me è un campione ma soprattutto una bella persona che conobbi quando venni convocato dall’Argentina. La prima sfida è in casa: non so perché al Dall’Ara fatichiamo, credo sia un fatto di testa».IL “MENTAL COACH” «A settembre ho ripreso a fare due chiacchiere con Gustavo, un amico psicologo. È una bella cosa, perché da fuori sembra che la nostra vita sia tutta dorata, perfetta, sicura; e invece anche noi abbiamo necessità, dubbi, bisogno di supporti. Una volta Lollo De Silvestri, che è un po’ il nostro “mental”, disse: “Non dovete vergognarvi a parlare con uno psicologo”. In passato ero convinto di poter fare tutto da solo. Ma servono anche altre componenti se vuoi durare a lungo e ad alti livelli».FUTURO A BOLOGNA «Mancano due mesi alla fine della stagione e col Bologna sto da dio, mi sento in una vera famiglia. Per cui oggi penso solo a questa famiglia, perché non mi va di dire “resterò ancora tanti anni” e fare eventuali figure di chi parla tanto per parlare. Del mercato non si sa mai ma vi ricordo che oltretutto ho rinnovato poco tempo fa, quindi…».GIOVEDI’ SI É SPOSATO «Era una cosa che volevamo fare da tempo: abbiamo fatto una cerimonia in piccolo perché entrambi abbiamo la famiglia lontana e quando torneremo in Argentina faremo le cerimonie in chiesa con tutti, amici e parenti. È un passo grande ma ho trovato la ragazza della mia vita e non capita sempre…».I PIU’ BEI GOL «Faccio il podio: quello alla Roma in Europa League, quello di tacco a Genova e poi insieme quelli a Fiorentina e Toro».COSA LE HANNO INSEGNATO ZIRKZEE E IMMOBILE «A credere in me. Sempre».SAPERE LA FORMAZIONE «Italiano la dice mezz’ora prima dell’ultimo riscaldamento. Mi piace: perché tutti si devono sentire importanti. E chi entra dopo può esserlo anche più di chi inizia: lui lo dice sempre ed è verissimo».L’ARGENTINA AL MONDIALE: IL SOGNO CONTINUA «Continua eccome. Che ci vogliano due mesi, un anno, tre, quattro o dieci io ho sempre la nazionale in testa. Lo sanno tutti ed è per questo che, ringraziando e mostrando il massimo rispetto per una nazionale come l’Italia, dissi di no».

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