Inter Milan
·19 settembre 2026
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Cosa rende un giocatore speciale? Le giocate, i gol? Oppure un segno distintivo, come un numero di maglia o un paio di baffi riconoscibili tra migliaia d'altri? Forse una lunga carriera con una sola maglia?
E se invece fosse tutto questo ad aver reso unico Sandro Mazzola? Giocatore, capitano, bandiera, simbolo senza tempo. Ma soprattutto un brav'uomo, così come voleva essere ricordato. Un brav'uomo che ha vissuto la sua vita con l'Inter e per l'Inter: una "mamma" per il piccolo Sandro, alla quale ha restituito tutto il bene ricevuto e anche di più, in diversi momenti e fasi della sua esistenza.
La prima di queste è la più famosa, la più indimenticabile, quella sulla quale si è fondata la sua vita: una vita iniziata da giocatore dell'Inter, capace di collezionare 565 presenze in nerazzurro. Mazzola per noi è un simbolo, una stella luminosa che ha segnato la strada per tutti quelli che sono venuti dopo di lui: per capirlo vogliamo raccontarvi le dieci partite più significative della carriera di Sandro in nerazzurro.
Torino, 10 giugno 1961. L'Inter deve giocare in casa della Juventus una partita che in realtà si era già disputata. La gara si doveva tenere il 16 aprile, ma venne sospesa a causa di un'invasione di campo: dopo aver inizialmente assegnato la vittoria a tavolino all'Inter, successo che sarebbe stato decisivo per la vittoria del campionato, il 3 giugno viene stabilito che il match si deve rigiocare dall'inizio. Per protesta il presidente Angelo Moratti decide di mandare la squadra De Martino, quella che una volta era la Primavera. Tra i giovani nerazzurri ce n'è uno molto promettente: è Sandro Mazzola, 18 anni, che però avrebbe delle interrogazioni molto importanti a scuola. I compagni insistono per farlo venire a Torino e giocare con loro: Sandro ottiene un permesso dal preside, chiedendo di considerare che potrebbe trattarsi della sua unica partita in Serie A, e scende in campo contro la Juventus che ha appena vinto il titolo di Campione d'Italia. La gara è senza storia: finisce 9-1, Omar Sivori segna sei gol. L'unica rete nerazzurra però ha una firma speciale: segna proprio Mazzola su rigore. Esordio e gol, contro la Juventus, in una partita decisamente significativa nell'identità dell'Inter: non sarà l'ultima per Sandro.
La prima, vera stagione di Sandro con la Prima Squadra dell'Inter. Si tratta di un anno speciale, con la squadra di Herrera che lotta con la Juventus per conquistare lo Scudetto: un trionfo inseguito da tempo dal presidente Angelo Moratti. Mazzola ha 20 anni, è molto giovane ma è già un perno fondamentale per il Mago in panchina. Sulle spalle ha il numero 8, giocherebbe da mezzala, ma Herrera gli cuce addosso un ruolo tutto suo, a metà tra l'attaccante e il centrocampista per sfruttare le sue grandi doti realizzative. Il 24 febbraio 1963 l'Inter affronta il Milan nel derby di ritorno: è la prima stracittadina della carriera di Sandro, assente nella partita d'andata. Fischio d'inizio: Di Giacomo per Mazzola, Mazzola per Suarez. Palla profonda a Corso sulla sinistra e passaggio a Mazzola, che restituisce di nuovo a Suarez, tutto di prima. Luisito serve di nuovo Sandro, da solo in area del Milan: gol, 1-0 dopo solo 13 secondi. Il gol più veloce nella storia del derby, ancora oggi, nel giorno della sua prima partita contro il Milan: il match finisce 1-1 con gol di Sani, ma i 13 secondi di Mazzola entrano nella storia del calcio italiano.
Un giorno storico, in una partita diversa da tutte le altre per Sandro. Si gioca Inter-Torino a San Siro, ultima giornata della Serie A: i nerazzurri hanno già vinto lo Scudetto il 5 maggio, ma la partita contro i granata è l'occasione per festeggiare. Inizia da qui la storia di successi della Grande Inter: è il primo titolo di Herrera e Moratti, il primo campionato dopo nove anni di attesa. Per la prima volta Sandro affronta il Torino: a inizio partita il capitano granata Enzo Bearzot lo omaggia con una maglia appartenuta a Valentino Mazzola, papà di Sandro e fuoriclasse del Grande Torino scomparso a Superga nel 1949. Mazzola segna un gol e chiude il campionato a quota 11 reti, miglior marcatore nerazzurro insieme a Di Giacomo. Il pareggio di Ferrini conta solo per gli almanacchi: inizia la festa dei tifosi nerazzurri. Dal Grande Torino alla Grande Inter, le uniche due squadre italiane ad aver ricevuto questo aggettivo: sempre nel segno della famiglia Mazzola.
La prima stagione europea della Grande Inter è un trionfo: i nerazzurri vincono la loro prima Coppa dei Campioni al Prater di Vienna, il 27 maggio 1964. L'avversario però non è uno qualunque: si tratta del Real Madrid di Alfredo Di Stefano e Ferenc Puskas, la squadra in grado di segnare un'epoca nella storia del calcio. Mazzola ha solo 21 anni quando gioca la finale: l'emozione è fortissima, nel tunnel per entrare in campo Sandro rimane incantato ad ammirare i campioni del Real Madrid. Tocca a Suarez scuoterlo: "Noi andiamo a giocare la finale, tu vuoi stare qui a guardare Alfredo?". Mazzola la finale la gioca eccome: segna due gol, porta l'Inter in vetta all'Europa e si consacra definitivamente come un campione assoluto. La benedizione più importante arriva da Puskas, che gli regala la sua maglia: "Ho giocato contro tuo padre, sei degno di lui."
Dall'Europa al Mondo intero, il mito della Grande Inter non finisce di allargarsi. La vittoria in Coppa dei Campioni porta i nerazzurri a sfidare gli argentini dell'Independiente per la conquista della Coppa Intercontinentale, che all'epoca si gioca su andata e ritorno. Ad Avellaneda il 9 settembre si disputa una vera e propria battaglia e l'Independiente vince 1-0. Il ritorno è in programma a Milano due settimane più tardi: l'Inter deve vincere per conquistare la "bella", lo spareggio decisivo per la Coppa. Bastano 8' per cambiare la storia: ci pensa come sempre Sandro Mazzola che sblocca il punteggio. Il 2-0 arriva sul finire del primo tempo e porta la firma di Mario Corso: l'Inter vince e conquista la possibilità di giocarsi lo spareggio, che si gioca a Madrid e viene decisa ai supplementari da un altro gol di Corso.
Come si può completare una rimonta impossibile? Con tanto carattere e un pizzico di follia: nel 1965 l'Inter, Campione d'Europa in carica, cercava di ripetere l'impresa dell'anno precedente. I nerazzurri in semifinale devono affrontare il Liverpool: ad Anfield finisce 3-1 per i Reds, per l'Inter segna proprio Sandro. Serve rimontare, serve ribaltare un risultato proibitivo contro i fortissimi inglesi di Bill Shankly, che avevano festeggiato facendo risuonare "When The Saints Go Marching In". Mazzola ha un'idea: consegna il 33 giri con la canzone interpretata da Louis Armstrong allo speaker di San Siro, chiedendo di farla suonare dopo la vittoria dell'Inter. Detto, fatto: all'8' sblocca Corso, un minuto più tardi Joaquin Peirò ruba palla in maniera geniale al portiere Lawrence e sigla il 2-0. Il sigillo decisivo nella ripresa è di Giacinto Facchetti: 3-0, rimonta completata. Ha vinto l'Inter, ha vinto San Siro, trascinante come non mai: "When The Saints Go Marching In" risuona a tutto volume all'interno dello stadio. Sandro aveva ragione.
La rimonta con il Liverpool apre le porte della seconda finale di Coppa dei Campioni: a San Siro contro il Benfica sotto una pioggia torrenziale Jair segna l'unico gol della partita. Ancora una volta Campioni d'Europa, ancora una volta l'Independiente in Coppa Intercontinentale. Stavolta la sfida parte in maniera positiva: a San Siro, l'8 settembre 1965, l'Inter vince 3-0 nel primo atto della gara. Al 3' Peirò apre le marcature, ma il protagonista è Mazzola: al 22' segna al termine di una spettacolare azione dell'attacco nerazzurro. La perla arriva nel secondo tempo: Sandro segna un gol in rovesciata, che schianta definitivamente gli argentini. Nella sfida di ritorno l'Independiente non va oltre lo 0-0: l'Inter è sul tetto del Mondo per il secondo anno di fila.
Un campionato dominato, una stagione in cui l'Inter viaggia a grande velocità verso lo Scudetto. Il Napoli, il Milan e il Bologna provano a impensierire i nerazzurri, ma non c'è nulla da fare: la vittoria aritmetica del titolo arriva il 15 maggio 1966, in occasione della penultima giornata di campionato contro la Lazio a San Siro. A inizio ripresa Suarez segna il gol dell'1-0, poi pareggia Renna: Mazzola realizza la rete del vantaggio al 63', che viene seguita da un autogol di Governato e dalla marcatura di Domenghini. Finisce 4-1: l'Inter è Campione d'Italia, ma non è uno Scudetto come gli altri. Si tratta del Decimo nella storia nerazzurra: l'Inter conquista la sua Prima Stella, 58 anni dopo la fondazione del Club e 58 prima dell'arrivo della Seconda. Numeri curiosi che si ripetono, con al centro sempre la figura di Sandro, autore di 19 gol nel campionato 1965/66.
Mazzola va ben oltre l'epoca della Grande Inter: Sandro diventa protagonista di un nuovo ciclo vincente, veterano di un gruppo rinnovato che cerca nuovi successi. Con lui anche Burgnich, Facchetti e Corso, insieme per guidare nuovi campioni come Boninsegna. Mazzola è ormai il capitano dell'Inter, uno dei simboli della squadra: la stagione però inizia male, con Napoli e Milan che scappano in classifica e il tecnico nerazzurro Heriberto Herrera esonerato per promuovere Gianni Invernizzi dalla Primavera. Nasce così la leggendaria tabella dei senatori nerazzurri, guidati da Mazzola: una serie di previsioni sui risultati dell'Inter e delle avversarie in campionato, una tabella di marcia da seguire per riuscire a rimontare. Uno dei crocevia fondamentali è il derby del 7 marzo 1971: al 12' segna Corso su punizione, poi Mazzola raddoppia di testa dopo aver sfruttato la sponda di Boninsegna. Finisce 2-0, l'Inter è ormai attaccata al Milan in classifica: la tabella verrà rispettata, lo Scudetto arriva il 2 maggio con una vittoria contro il Foggia per 5-0.
Sedici anni dopo il suo esordio contro la Juventus, Mazzola chiude la sua avventura da giocatore dell'Inter. Lo fa in un derby che vale una finale di Coppa Italia, il 3 luglio 1977: maglia bianca, numero 10 sulla schiena e fascia da capitano al braccio. Un saluto al centro del campo con Gianni Rivera, capitano rossonero: il suo omologo, l'altra metà della famosa "staffetta" dell'Italia al Mondiale di Messico 1970. La partita finisce con la vittoria del Milan, che conquista la Coppa Italia: gli occhi e gli applausi però sono tutti per Sandro, che conferma la fine della sua carriera da calciatore con una citazione dantesca: "Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole, e più non dimandare". Finiva così la carriera calcistica di Mazzola, si apriva un nuovo capitolo che l'avrebbe visto grande protagonista come dirigente, sempre legato indissolubilmente ai colori nerazzurri.
Quel giorno Sandro salutava l'Inter e la sua gente: ora tocca a noi rendergli omaggio e ringraziarlo per tutto ciò che è stato nel corso della sua vita. Un bravo uomo, prima di tutto.
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