Calcio e Finanza
·19 settembre 2026
Il calcio piange Sandro Mazzola: addio alla leggenda della Grande Inter di Herrera e della Nazionale

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Il calcio italiano piange Sandro Mazzola. La leggenda dell’Inter e della Nazionale è morta all’età di 83 anni, a poche settimane dal suo 84esimo compleanno, che avrebbe festeggiato il prossimo 8 novembre. Ad annunciare la scomparsa è stato nella notte il club nerazzurro, che ha ricordato quello che non è stato soltanto uno dei più grandi calciatori della sua storia, ma uno dei simboli assoluti del calcio italiano del Novecento.
Una storia, quella tra Mazzola e l’Inter, durata praticamente una vita. Diciassette stagioni con una sola maglia, 565 presenze ufficiali e 158 reti, attraversando l’epoca irripetibile della Grande Inter di Helenio Herrera e diventando uno dei volti di una squadra capace di conquistare l’Italia, l’Europa e il mondo.
Figlio di Valentino Mazzola, capitano e simbolo del Grande Torino morto nella tragedia di Superga del 1949, Sandro dovette convivere fin da bambino con un’eredità enorme. Aveva appena sei anni quando perse il padre. Il calcio entrò comunque presto nella sua vita: prima le partite all’oratorio San Lorenzo di Milano, poi il legame sempre più stretto con l’Inter, dove Giuseppe Meazza e Benito Lorenzi ebbero un ruolo decisivo nella sua crescita.
L’esordio in prima squadra arrivò in una delle partite più particolari della storia del calcio italiano. Era il 10 giugno 1961, giorno della ripetizione di Juventus-Inter: in polemica con la decisione di far rigiocare la sfida, il presidente Angelo Moratti e Herrera schierarono una formazione composta in larga parte da giovani. Finì 9-1 per i bianconeri, ma l’unica rete interista portò la firma proprio di Mazzola, allora appena diciottenne.
Da lì cominciò una carriera destinata a entrare nella leggenda. Herrera riuscì a trovargli una collocazione ideale tra centrocampo e attacco e Mazzola divenne uno dei protagonisti dell’Inter che dominò gli anni Sessanta. La consacrazione definitiva arrivò nella finale di Coppa dei Campioni del 1964, al Prater di Vienna: contro il grande Real Madrid di Alfredo Di Stefano e Ferenc Puskas segnò una doppietta nel 3-1 che consegnò ai nerazzurri la prima Coppa dei Campioni della loro storia.
Con l’Inter Mazzola avrebbe poi conquistato complessivamente quattro Scudetti, due Coppe dei Campioni e due Coppe Intercontinentali. Nel 1965 fu inoltre capocannoniere della Serie A con 17 reti, mentre nella Coppa dei Campioni 1963/64 aveva chiuso in testa alla classifica marcatori con sette gol. Nel 1971 arrivò secondo nel Pallone d’Oro, alle spalle di Johan Cruyff.
La sua carriera è legata ad alcune delle immagini più celebri della storia nerazzurra: le battaglie contro l’Independiente in Coppa Intercontinentale, la rimonta contro il Liverpool in Europa, il gol segnato dopo appena 13 secondi in un derby e quello contro la Lazio nel 1966, nell’anno della prima Stella dell’Inter.
Ma Mazzola è stato anche uno dei grandi protagonisti della storia della Nazionale italiana. In azzurro collezionò 70 presenze e 22 reti, conquistando l’Europeo del 1968 e arrivando fino alla finale dei Mondiali di Messico 1970, persa contro il Brasile di Pelé. Di quel torneo rimase celebre soprattutto la “staffetta” con Gianni Rivera, con Mazzola schierato nel primo tempo e il fuoriclasse milanista nella ripresa.
Dopo l’ultima partita nel 1977, il rapporto con l’Inter non si interruppe. Mazzola tornò nel club anche da dirigente e direttore sportivo, partecipando ad alcune importanti operazioni di mercato. Tra queste soprattutto quella che portò a Milano Ronaldo, il Fenomeno, nell’estate del 1997. Negli anni successivi è rimasto una presenza costante nel mondo del calcio, anche come commentatore televisivo, senza mai perdere il legame con i colori nerazzurri.
Nel 2023 il suo nome era entrato ufficialmente anche nella Hall of Fame dell’Inter, riconoscimento naturale per un uomo che ha attraversato generazioni diverse del club. Negli ultimi anni aveva continuato a frequentare la sede e Appiano Gentile, incontrando anche i calciatori dell’Inter contemporanea e raccontando loro gli anni di Herrera, Luis Suarez, Mario Corso e Giacinto Facchetti.
L’ultima grande celebrazione pubblica con il popolo nerazzurro era arrivata nel maggio 2024, durante la festa per il ventesimo Scudetto e la seconda Stella: Mazzola era tornato sul prato di San Siro insieme ad altri protagonisti della squadra che aveva conquistato la prima.
Se ne va così uno degli ultimi grandi simboli di un’epoca irripetibile. Sandro Mazzola è stato la Grande Inter, ma anche molto più della Grande Inter: figlio di una leggenda diventato a sua volta leggenda, protagonista di alcune delle pagine più importanti scritte dal calcio italiano.
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