Milannews24
·5 marzo 2026
Collovati ricorda: «Il mio addio al Milan? Fu una scelta sofferta ma necessaria»

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·5 marzo 2026

Il nome di Fulvio Collovati, arcigno difensore centrale cresciuto a Milanello, evoca ancora ricordi contrastanti tra i tifosi del Diavolo. In un’intervista rilasciata a La Gazzetta dello Sport, l’attuale opinionista ripercorre l’addio ai rossoneri per approdare all’Inter, analizzando l’attuale gestione tecnica di Massimiliano Allegri, allenatore livornese, e il peso mediatico dei derby moderni.
PENTITO – «Mai. Per me era essenziale giocare in A per non perdere la Nazionale. Non dovete dimenticare che un anno di B già l’avevo fatto, proprio per il legame col Milan. Ma Bearzot era stato chiaro. O così, o ciao azzurri. Potevo andare anche in altre squadre, è vero, ma mi confrontai con mia moglie Caterina e valutammo che fosse meglio non spostarci da Milano. E poi l’Inter era l’Inter, un club prestigioso».
ALLEGRI – «Certamente. Io certe critiche a Max le capisco poco. Forse i milanisti hanno dimenticato dove stavano prima che lui arrivasse. Magari il Milan è stato avvantaggiato rispetto alle concorrenti per la Champions League per non aver giocato in Europa. Ma sta facendo comunque un ottimo campionato».
CHIVU – «Questo è incomprensibile. Non ho gradito il suo stile comunicativo delle ultime settimane, così come lo avevo apprezzato in precedenza. Prima la strenua difesa di Bastoni, che ha ammesso di suo l’errore. Ora sostiene che alla sua Inter non venga riconosciuto il valore di certi risultati. Ma cosa si aspettava, gli applausi dopo essere stato eliminato dal Bodo/Glimt in Champions? Dai, su».
LEAO – «Divertente. Mi lascia pensare che di solito i giocatori facciano baldoria nelle altre, di settimane. Ai miei tempi non era così. Intendo affermare che il derby era davvero sentito, anche tra noi calciatori. Esisteva una rivalità forte che rendeva naturale qualche sacrificio. Se sbagliavi in quella partita eri marchiato a vita. Nessuno si faceva vedere in giro per la città, nemmeno per una cena fuori».
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