Colombo si racconta: «Genoa? Questo club come casa. L’esperienza con Ibrahimovic mi ha segnato» | OneFootball

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Milannews24

·14 maggio 2026

Colombo si racconta: «Genoa? Questo club come casa. L’esperienza con Ibrahimovic mi ha segnato»

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Colombo si è raccontato tra le colonne della Gazzetta dello Sport a pochi giorni dall’ufficialità del riscatto del Genoa dell’ormai ex attaccante rossonero

Lorenzo Colombo, attaccante del Genoa, ha rilasciato un’intervista a La Gazzetta dello Sport, riflettendo sulla sua carriera e sull’importanza di questa stagione con i rossoblù. L’ex Milan ha rivelato il suo legame speciale con il Genoa, dove ha finalmente trovato una stabilità, e ha parlato degli insegnamenti ricevuti dai grandi campioni come Zlatan Ibrahimovic e dei suoi allenatori.

UNA STAGIONE – «Da nessuna parte sono rimasto più di una stagione. Avevo in testa l’idea di mettere radici in questo club, lo sento un po’ come casa. Per la sua storia, per la passione che trasmette questo ambiente e per ciò che rappresenta. All’andata dovevamo dimostrare la nostra voglia di uscire da un momento buio, stavolta abbiamo messo le basi per il nostro domani».


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DE ROSSI – «Quando le cose non vanno si provano un po’ di cose. Di sicuro al mister dobbiamo tanto, sia dal punto di vista caratteriale, sia tattico, ma un po’ di meriti dobbiamo prenderceli anche noi».

GLI ERRORI – «Penso che l’aspetto mentale sia il più importante. Se non gira la testa, non fai nulla. Anzi, a volte i pensieri ti portano dove non dovrebbero. Una persona molto importante mi ha detto che bisogna sempre cogliere gli aspetti positivi della vita. Mi sembra una metafora azzeccata. Un po’ come l’Araba Fenice che rinasce dalle proprie ceneri…».

QUANDO HA CAPITO CHE C’ERA UNA SVOLTA – «Sono stati diversi i segnali. La prima vittoria in campionato contro il Verona a fine novembre fu il primo mattoncino di una rinascita poi completata quando ne abbiamo costruiti altri mille».

IL MISTER E LA PIAZZA – «Tutti se lo aspettavano. Pochi ci avrebbero creduto, ma noi che lo vediamo tutti i giorni possiamo confermare che è davvero passionale. C’è grande sintonia con noi giocatori, perché ha smesso da pochi anni e si sente ancora uno del gruppo, spesso ci fa battute, gli piace stare nello spogliatoio, ci prende in giro».

COSA GLI HA DETTO DDR – «È un grande motivatore, lo vedi nei suoi discorsi prepartita».

IL GENOA PUO’ CRESCERE – «È il nostro desiderio e deve diventare un pensiero collettivo di tutti in società, non bisogna accontentarsi né essere mediocri. Anche se ci siamo già salvati, occorre trovare nuove motivazioni anche in queste ultime gare. Dobbiamo acquisire quella forma mentale che hanno i grandi campioni e le grandi squadre. Sempre al massimo, questo fa la differenza».

IL FERRARIS È LA FORZA IN PIÙ – «Assolutamente sì, e non sono certo il primo a dirlo. I tifosi sembrano entrare in campo, le assicuro che per un avversario è un clima pesante».

NELLE GIOVANILI LO PARAGONAVANO A BATISTUTA – «Avevo i capelli lunghissimi, ancora più di oggi e senza la fascetta in testa. Inoltre, calciavo forte per essere piccolino, ed è nato il paragone. Ma il mio vero modello è Ibrahimovic. L’ho avuto come compagno di squadra al Milan, è stato qualcosa difficile da raccontare. Averlo al fianco ogni giorno ti insegna qualcosa che non puoi spiegare a parole: lì ho compreso il campione che è stato. E qui entriamo nel discorso mentale di ottenere qualcosa in più: ci riesci grazie a giocatori come lui, oltre che al lavoro che in quegli anni fece Pioli».

GLI ALLENATORI CHE LO HANNO AIUTATO DI PIÙ – «Baroni al Lecce: mi ha preso in A come scommessa aiutandomi a creare il ruolo da punta centrale. Non lo ero, stavo molto fuori dall’area. Poi D’Aversa a Empoli: con lui l’anno scorso si è creato un rapporto speciale, era come un padre. Una grande persona, oltre che un ottimo allenatore».

IN ATTACCO IL GENOA HA TANTO UOMINI – «Non solo: abbiamo anche imparato che non è importante chi gioca, ma quello che si fa quando viene il tuo momento. C’è grande sintonia. Abbiamo segnato tanto cambiando le partite con i subentrati».

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