DirettaCalcioMercato
·14 settembre 2026
Como, dai soldi al gioco: la rivoluzione di Fabregas divide ma convince

In partnership with
Yahoo sportsDirettaCalcioMercato
·14 settembre 2026

Il Como di Fabregas cresce tra investimenti, idee e risultati: dalla Champions League a un calcio che sta conquistando anche i suoi critici.
Il Como non è più soltanto una squadra costruita attraverso grandi investimenti. È diventato un progetto calcistico capace di trasformare il denaro in identità, gioco e risultati, fino ad arrivare alla Champions League e a conquistare l’attenzione del calcio italiano.
La Gazzetta dello Sport mette proprio questo elemento al centro della riflessione: il Como rappresenta una novità che ha fatto discutere, ma che il campo sta progressivamente rendendo impossibile da ignorare.
All’inizio era inevitabile che il Como attirasse critiche. Gli investimenti della proprietà, l’arrivo di giocatori giovani e costosi e soprattutto la figura di Cesc Fabregas, passato in poco tempo dal campo alla panchina, hanno creato un progetto diverso rispetto alla tradizione italiana.
Secondo la Gazzetta, però, proprio Fabregas è diventato il punto di riferimento di questa trasformazione. Il tecnico spagnolo non ha semplicemente accompagnato gli investimenti della società: li ha trasformati in un’idea di calcio riconoscibile.
Il Como ha continuato a spendere, ma soprattutto ha continuato a scegliere. Giocatori giovani, valorizzazione del talento e una struttura societaria stabile hanno permesso al progetto di crescere senza cambiare continuamente direzione.
Il paragone con l’Atalanta è inevitabile, ma la strada è stata differente. La Dea ha costruito la propria forza partendo dalla competenza e trasformandola progressivamente in risorse economiche; il Como ha iniziato invece dalla disponibilità finanziaria, trasformandola poi in competenza e identità.
È proprio questo, secondo l’analisi della Gazzetta dello Sport, il passaggio decisivo: dai soldi al gioco.
Fabregas lo ha spiegato anche parlando degli investimenti effettuati dal club:
“Sì, Diao l’abbiamo pagato 12 milioni, aveva 19 anni e nemmeno 30 partite da professionista nella Liga: ma sono tanti quei soldi? E i soldi per Paz? Baturina? Cerchiamo di capirci su questa storia”.
Il riferimento è a una rosa che oggi ha acquisito un valore importante anche grazie alla crescita dei suoi giovani. L’investimento, quindi, non viene più visto soltanto come una spesa, ma come uno strumento per costruire qualcosa che possa durare nel tempo.
Poi c’è il campo. E il campo, alla fine, è quello che cancella o conferma le teorie.
Il Como è arrivato in Champions League, ha iniziato a misurarsi con il calcio europeo e ha continuato a proporre un gioco offensivo e riconoscibile. La vittoria contro il Lipsia al Sinigaglia, con il gol di Martin Baturina, ha dato ulteriore forza a una storia che ormai non può più essere liquidata come una semplice favola.
Il Como non è una meteora: è un progetto che sta cercando di diventare una realtà stabile del calcio italiano ed europeo.
E anche Fabregas è ancora lì. Dopo circa mille giorni dalla sua prima panchina, lo spagnolo continua a guidare la squadra invece di utilizzare il Como come semplice trampolino verso una grande panchina europea.
È forse questo l’aspetto più interessante. Il Como continua a dividere: c’è chi guarda agli investimenti della proprietà, chi al modo di giocare, chi alla personalità di Fabregas.
Ma il calcio offre una risposta molto più semplice: guardare la squadra giocare.
Il Como cerca di controllare la partita, muove tutti i suoi uomini, attacca senza rinunciare all’organizzazione e prova a trasformare il possesso in occasioni. Non è soltanto estetica: è un’identità costruita attraverso il lavoro.
Fabregas, del resto, ha raccontato quanto rapidamente sia cresciuto il progetto:
“Ci eravamo dati 5 anni di tempo, ci siamo riusciti in due anni e mezzo: è tutto molto veloce, ci siamo dovuti adattare, forzare qualche spesa e qualche scelta. Tutto qui”.
Quei cinque anni sono diventati due anni e mezzo. E il Como, nel frattempo, è passato dal sogno della Serie A alla realtà della Champions League.







































