Inter News 24
·4 settembre 2026
Conferenza stampa Chivu pre Inter Napoli: «Tanta stima per Allegri, dopo la sconfitta dello scorso anno ci siamo rialzati. Anche Milan e Juve sono scontri diretti?»

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·4 settembre 2026

La conferenza stampa di Cristian Chivu alla vigilia di Inter Napoli, match valevole per la terza giornata del campionato di Serie A 2026/27: queste le parole del tecnico nerazzurro. La conferenza avrà inizio alle ore 14:30, noi di InterNews24 la seguiremo live.
Prende la parola il presidente, Beppe Marotta.
«Buon pomeriggio a tutti. Approfitto di questa convocazione fatta per la presentazione del match di domani per presentarvi quello che è il nostro nuovo direttore sportivo, Dario Baccin. Un volto e una persona che conoscete bene, non ha bisogno di presentazioni particolari. E’ un motivo di grande orgoglio per noi. Confidiamo nella sua grande professionalità e anche per i valori umani che rappresenta. Gli diamo il benvenuto in questa nuova veste. Non è questa una presentazione ufficiale, ma è una presentazione»
Prende la parola Dario Baccin.
«Grazie presidente per le belle parole. E’ doveroso per me oggi farvi un saluto nella mia nuova veste ufficiale. Farlo oggi per me ha un significato ancora maggiore, perché oggi cade il 20esimo anniversario dalla scomparsa di Giacinto Facchetti, che è un monumento per questo club. Esprimo il mio grande grazie alla proprietà e al presidente che hanno deciso di darmi questo grandissimo ruolo. Mi hanno dato un grande attestato di stima. Profondamente grato per questa opportunità. Un grazie va anche a Piero Ausilio, con cui ho condiviso gli ultimi 10 anni della mia vita quotidianamente, e se oggi sono qui con una serenità morale è anche grazie al confronto che abbiamo avuto negli ultimi giorni, che mi permette di affrontare questa grande sfida con lo spirito giusto. Qui accanto a me ho Cristian (Chivu, ndr), con cui abbiamo condiviso l’ultima stagione esaltante, ma soprattutto ci lega un rapporto di tanti anni passati nel settore giovanile dove abbiamo raccolto diverse soddisfazioni e dove lui si è formato in una maniera veramente incredibile. Ritrovarci qua oggi dopo tanti anni di gavetta per me è molto gratificante. Noi ci conosciamo tutti da tanti anni, quello che vi chiedo è di avere sempre rispetto della persona e del professionista, perché sapete che anche da parte mia troverete sempre questo».
COME STA LA SQUADRA? – «Fiduciosa, ha lavorato bene. Abbiamo avuto un buon inizio di campionato, due partite dove abbiamo cercato di metter in mostra le nostre caratteristiche. Consapevoli del fatto che dal punto di vista della condizione non siamo ancora al massimo, ma piano piano stiamo recuperando. Sappiamo tutti l’importanza di questa partita: che il Napoli è la squadra che è arrivata seconda, che due anni fa ha vinto il campionato. Sappiamo quanto sono forti e noi dobbiamo essere all’altezza».
COSA HA RAPPRESENTATO PER ME PERSONALMENTE AUSILIO E COSA HO DETTO LUI PRIMA CHE ANDASSE VIA – «Piero per me è un amico, ancor prima che professionista quale è stato. Ho avuto l’onore e il piacere di condividere con lui tanti anni insieme all’Inter, e anche dei trofei che abbiamo vinto. Nel calcio di oggi è una delle poche eccezioni per tanti anni fatte in una società: sono 28, 14 da direttore sportivo. Bisogna ringraziarlo di cuore per tutto ciò che è stato capace di fare in questi anni. Per noi, per me, ieri è stata una giornata emozionante: abbiamo avuto modo di abbracciarlo, salutarlo e ringraziarlo per tutto quello che ha rappresentato per questa società».
LA GESTIONE DELLE RISORSE E’ UN ELEMENTO IN CUI DOVRO’ ESSERE PARTICOLARMENTE BRAVO QUESTA STAGIONE? – «E’ una delle caratteristiche che un allenatore deve avere. Se pretendo premurosità da parte del gruppo, devo tener presente quello che rappresenta questa parola. Consapevole del fatto che non è mai semplice accontentare tutti. La bravura sta là: come fare, cosa dare. Purtroppo su 25 giocatori, la domenica solo 11 possono essere felici. Credo nell’unità del gruppo, nell’altro livello che si deve avere nel quotidiano dal lunedì al sabato, nel fargli capire l’importanza dei 5 cambi, di quelli che subentrano e che devono considerarla come una opportunità e un obbligo nei confronti dei compagni per quei minuti che subentrano. La mentalità deve essere questa: siamo tutti nella stessa barca e non dobbiamo far vedere quando siamo arrabbiati, quando l’allenatore magari nei nostri confronti crea un’ingiustizia. La bravura sta nel gruppo, nell’andare tutti verso la stessa direzione, consapevoli che tutti avranno la loro opportunità».
LE DIFFICOLTA’ DI SFIDARE ALLEGRI E IL NAPOLI – «Io sono uno di quelli che, per quello che rappresenta Allegri per il calcio italiano, la mia stima e apprezzamento è sempre stato altissimo. Io non mi dimentico di un vincente, di 6 trofei vinti e 2 finali di Champion fatte. Un allenatore che ha una certa esperienza, uno di quelli da cui tutti noi allenatori giovani possiamo e dobbiamo imparare. Abbiamo accettato il fatto che lo scorso anno contro di lui non abbiamo mai vinto, è la realtà dei fatti e siamo andati avanti. Ci siamo rialzati continuando a guardare il nostro obiettivo più grande: è una maratona, 38 partite, alcune si possono anche perdere e fa male quando si tratta di specifiche partite, ma non abbiamo mai perso di vista il grande obiettivo e per fortuna lo abbiamo raggiunto. Dobbiamo fare il nostro meglio. Non giocano gli allenatori ma le squadre preparate in una certa maniera. Sia noi che il Napoli abbiamo l’ambizione giusta nel proseguire questo cammino per far capire che vogliamo essere competitivi fino in fondo».
E’ MANCATA UN FILO DI RAPIDITA’ DIFENSIVA NELLE PRIME DUE PARTITE? – «Nel calcio la prevenzione è importante. Non credo di aver subito più di tanto contro Monza e Cagliari, abbiamo saputo gestire determinati momenti. Ovvio che c’è da migliorare tante cose, soprattutto nelle preventive, nell’avere quel pensiero negativo che ti permette di stare ad agire e non a reagire. Possiamo intervenire, ovvio, ma abbiamo grandi difensori che sanno sistemare le cose da soli, sanno quando sbagliano e sanno quando durante una partita si può anche concedere qualcosa all’avversario. Il bello del calcio è questo. Si esagera e si va a sottolineare troppo due ripartenze subite in due partite, non è il caso ma in generale: ma allo stesso tempo andiamo a pretendere spettacolo, gol ed occasioni create. Questo è il mio modo di vedere il calcio e per fortuna è condiviso dai miei giocatori: a volte rischieremo, a volte subiremo, ma l’importante è l’avere l’energia e il coraggio giusto di andare a fare determinate partite col sorriso, nel cercare di essere dominanti ma anche di adattarsi ai momenti».
SCONTRI DIRETTI – «Mi mancava questa domanda, non avevo dubbi (ride, ndr). Ma quali sono gli scontri diretti? Contro le squadre che arrivano tra le prime 4 o per storia e tradizione di qualche partita. Altrimenti Milan e Juve l’anno scorso dove le lasciamo? Perché sono finite tanto indietro. Allora quelli non sono più scontri diretti? Chiedo, non accuso nessuno. Napoli che è finita seconda è uno scontro diretto, giusto? Allora siamo d’accordo. Lo sono anche Juve e Milan? Allora parli di tradizione, è vale tutto. Allora anche il Como lo è! Io ho la mia idea: gli scontri diretti sono tanti, anche quando giochi contro l’ultima in classifica. Un campionato dura 38 partite, anche quelle sono importanti».
VINCERE QUESTA PARTITA DAREBBE UN MESSAGGIO ANCHE IN VISTA DELLA CHAMPIONS? – «Le mie lezioni rispetto all’anno scorso le ho imparate. Alla terza avevamo già due sconfitte e nonostante questo siamo arrivati in fondo vincitori. Sì, è uno scontro diretto, per noi tutte le partite sono importanti perché siamo consapevoli di quello che siamo e che vogliamo fare. A volte si può perdere, l’importante è come reagisci. Abbiamo iniziato bene con due vittorie, vogliamo dare continuità a quanto di bene abbiamo fatto non solo in queste due partite, non solo lo scorso anno, ma in tutti gli standard che abbiamo creato negli ultimi 7 anni. Giochiamo contro una squadra forte, rispettiamo il nostro avversario, sappiamo che non sarà facile ma siamo pronti. Il Napoli, dopo la sconfitta di settimana scorsa, verrà a far vedere perché ha vinto due scudetti negli ultimi 4 anni».
DA 5 PRECEDENTI IL NAPOLI NON PERDE CONTRO L’INTER, IN CHE MANIERA CI HA NEUTRALIZZATI L’ANNO SCORSO? – «Per quanto riguarda lo scorso anno, la partita di Napoli è quella che probabilmente ci ha dato più stimoli e motivazioni nel correggere i nostri errori, nel correggere delle debolezze soprattutto nel gestire l’ingiustizia. Abbiamo fatto un primo tempo meraviglioso, ci siamo arrabbiati per qualcosa che pensavamo fosse giusto e abbiamo smesso di fare quello che dovevamo fare nel secondo tempo. Ma ci ha permesso di crescere, la cosa più importante delle sconfitte è imparare e reagire. E lo abbiamo fatto abbastanza bene. A me interessava quello. Le partite non è mai giusto paragonarle, nemmeno quando l’allenatore è sempre lo stesso. Noi vogliamo essere competitivi, vogliamo far vedere che l’identità nostra è quella giusta».
A CHE PUNTO E’ L’ADATTAMENTO DEI GIOCATORI INGLESI? – «I piani ho imparato a non farli. Ovvio che si pensa ad una maniera, ci si preoccupa di cosa non è accaduto nella mia gestione del gruppo in queste due partite. Voi siete curiosi di Stones, Jones e Spence, io sono altrettanto curioso di Carlos Augusto che ancora non ha giocato, di Mkhitaryan, di quelli che sono sempre lì parte fondamentale del gruppo. E’ giusto che la vostra preoccupazione sia quella ma io ne ho tante altre per la testa. Tutti e due stanno bene, parlo di Stones e Jones, che hanno avuto modo di allenarsi con noi in tutte queste settimane, avranno le possibilità di far vedere quanto valgono. Sappiamo il loro contributo che daranno nell’arco della stagione. Spence è ancora nel suo processo di ri-atletizzazione, sta continuando il suo lavoro per smaltire il suo problema, anche lui quando sarà pronto ve lo faremo vedere».
COSA VOGLIO RIVEDERE DALLE PRIME DUE PARTITE E COSA NO? – «Cercare di essere dominanti, propositivi, sbagliare, imparare dagli errori, non farsi prendere dalla frenesia, pensare sempre in modo propositivo, voglio vedere tenacia. Sono sempre le solite cose, questa squadra ha sempre dei margini di miglioramento. Io non cerco la perfezione, cerco il progresso, voglio vedere i miglioramenti da una partita all’altra. Sono sicuro che i nostri giocatori sono consapevoli della prossima partita e faranno vedere che sanno quello che pretendo».
SULLE MODIFICHE ARBITRALI – «La nostra squadra si è sempre allenata nel mantenere una intensità alta, nel non subire troppe pause e pensare sempre di giocare, di sorprendere magari l’avversario. A me piace, piace credo anche a tutti perché aumentare di 5 minuti il volume del gioco non è poco. Bisogna continuare a questo livello, le regole sono fatte per quello e si vedono dei miglioramenti da una giornata all’altra. Siamo tutti contenti che si possa giocare di più».
COME STANNO I CALCIATORI CHE HANNO PARTECIPATO AL MONDIALE? – «Sono passati 4 giorni dalla partita col Cagliari, hanno 4 allenamenti in più. Bisogna vedere quanta condizione hanno messo. Ovvio che stanno meglio rispetto alla settimana scorsa, secondo me sono più in condizione. Ma questo probabilmente è una scusa dell’allenatore che ha paura che si facciano male e non li vuole perdere».
ATTEGGIAMENTO TATTICO CONTRO IL NAPOLI – «Allegri è talmente bravo nel capire quello che noi saremo e preparerà entrambe le situazioni. Lui stesso spesso ha detto che l’Inter si batte così. Noi dobbiamo mantenere la nostra identità, la voglia di esser dominanti, quella io non voglio mai perderla. Lo scorso anno anche io ho commesso qualche errore nel valutare alcune partite, spero di aver imparato dai miei errori».
SULLA SCORSA STAGIONE DI PAVARD AL MARSIGLIA E SE SONO INTERVENUTO IN ESTATE PER FARLO TORNARE AD ESSERE DA INTER – «Posso parlare di quello che ho vissuto io con lui. Di quello che si dice, di quello che ha subito da altre parti non lo so, dovrete chiedere a De Zerbi. E’ tornato, si è messo a disposizione del gruppo, ha fatto una preparazione estiva importante, ha fatto vedere le sue qualità e che ha voglia di stare qua e dare il suo contributo».
AKANJI GIOCA? – «Non lo so. Io non so mai la formazione. Ho i miei dubbi, le scelte le faccio all’ultimo. Non sono quel tipo di allenatore che ha bisogno di 3 giorni per preparare la squadra dal punto di vista tattico, di far vedere chi è titolare e chi no, perché abbiamo una metodologia che ci permette anche di nascondere chi gioca. Io voglio responsabilizzare i miei giocatori, tutti si devono sentire importanti. La cosa più brutta per un giocatore è quando già da martedì l’allenatore lavora con i primi 11 e gli altri non sono nemmeno presi in considerazione. Questo è il mio modo di fare, probabilmente creo un danno a livello mentale anche ai miei giocatori, ma siccome è un anno che abbiamo lavorato così continueremo su questa linea».
COSA DEVE FARE CRISTIAN CHIVU PER ESSER RITENUTO IL MIGLIOR ALLENATORE DELLA SERIE A? IN RIFERIMENTO AL PREMIO CONFERITO A FABREGAS PER LO SCORSO ANNO – «Inizio col congratularmi con Cesc. E’ un grande allenatore, a me e a noi ha fatto vedere quello che è in grado di fare. Sappiamo quello che è stato il suo lavoro in questi anni col Como, da dove arriva e dove lo ha portato, merita questo trofeo. Io ho delle anomalie caratteriali che non mi permettono di pensare al mio ego, perché sono fatto così e tutti i miei pensieri vanno ai miei giocatori, vederli felici a fine stagione o anche ieri sera sul palco mi ha riempito d’orgoglio. Io lavoro per loro. E non baratto mai un titolo individuale per un trofeo e soprattutto per quello di campione d’Italia».
CHE STAGIONE SARA’ PER PIO ESPOSITO? – «Non è il Pio dell’anno scorso ma un altro, spero che sia in meglio. Ha un anno alle spalle con noi, un anno in cui dal mio punto di vista ha fatto abbastanza. Ha dato il suo contributo ai due trofei vinti. Quello che auguro a lui, come a Bonny, Lautaro e Thuram è di far vedere chi sono, far capire quanto sono importanti per la nostra squadra. Da lui e da tutti gli altri mi aspetto dei miglioramenti che si possono fare».







































