Da zero a Castro: la Roma batte un colpo da record, finché Mora non ci separi | OneFootball

Da zero a Castro: la Roma batte un colpo da record, finché Mora non ci separi | OneFootball

In partnership with

Yahoo sports
Icon: Pagine Romaniste

Pagine Romaniste

·23 agosto 2026

Da zero a Castro: la Roma batte un colpo da record, finché Mora non ci separi

Immagine dell'articolo:Da zero a Castro: la Roma batte un colpo da record, finché Mora non ci separi

Da Castro a Mora, passando per Schick, Dovbyk, Abraham e Batistuta: i grandi colpi della Roma e la classifica degli acquisti più costosi di sempre.

«Numericamente incompleta e ridotta all’osso». È la fotografia (impietosa?) scattata da Gian Piero Gasperini dell’organico a disposizione, alla vigilia della sfida inaugurale con la Fiorentina. In realtà, con una licenza cinematografica ai limiti del consentito, si potrebbe dire che la Roma «s’è svejata». Su chi incarni Ricciotto e chi Onofrio del Grillo è forse opportuno affidare ai lettori l’ardua sentenza; ciò che è indubbio, però, è che la celebre battuta de Il marchese del Grillo pare funzionare alla perfezione per descrivere la sensazione che ha accompagnato il calciomercato giallorosso.


OneFootball Video


Osservato dall’esterno, infatti, il club capitolino ha dato l’impressione di essere caduto in una sorta di catalessi. Non che fosse possibile aspettarsi chissà quali faville, tra vincoli societari, fair play finanziario e un’estate monopolizzata dai Mondiali, ma negli uffici di Trigoria il tempo sembrava essersi fermato. Così, mentre il calendario continuava a sfogliare le sue pagine, sul taccuino del neodirettore sportivo Tony D’Amico venivano depennati, in rapida successione, i nomi di Greenwood, Summerville, Garnacho, Nusa, Moreira e degli altri profili individuati per esaudire le richieste dell’allenatore piemontese.

Che si è ritrovato ad affrontare sia la fase iniziale del ritiro al Fulvio Bernardini sia quella in Galles praticamente con gli stessi uomini dell’annata precedente. Anzi, con una rosa addirittura più corta, considerando le partenze di El Shaarawy, Venturino, Zaragoza, Ferguson, Tsimikas, Çelik, Dovbyk e, da ultimo, di Angeliño. E dovendo pure rinunciare a Pellegrini, alle prese con il riacutizzarsi del problema al retto femorale della coscia destra e con l’estenuante tiritera sul prolungamento del contratto.

L’attesa è finita: la Roma rompe il ghiaccio

Immagine dell'articolo:Da zero a Castro: la Roma batte un colpo da record, finché Mora non ci separi

Un’attesa insolita, trasformatasi in un piccolo primato negativo: mai, nella storia della “Magica”, si era arrivati al 27 luglio senza aver ancora registrato alcun movimento in entrata nel mercato estivo. Un’atmosfera quasi surreale, stemperata soltanto dall’entusiasmo contagioso di una tifoseria che, nell’arco di venti giorni, ha polverizzato le 40 mila tessere disponibili per la campagna abbonamenti, con 37 mila rinnovi e all’incirca 3 mila nuove sottoscrizioni provenienti dalla waiting list.

Poi, appunto, la Roma si è svegliata. E lo ha fatto, almeno sulla carta, con il piede giusto. Quello destro di Santiago Castro, che, giunto all’ombra del Colosseo, ha soddisfatto il tecnico di Grugliasco, accresciuto il sentiment della piazza — oltre 250 sostenitori hanno accolto l’attaccante alla Stazione Termini — e cancellato finalmente uno zero piuttosto fastidioso dalla casella degli acquisti. La montagna, dunque, ha partorito. E, vista l’entità dell’investimento, non certo un topolino. Un toro. O, meglio, il “Torito”.

Ma per accontentare il Bologna sono serviti 35 milioni di euro (i rossoblù manterranno anche il 10% sull’eventuale futura rivendita). Una “portafogliata” che ha catapultato l’argentino ai vertici della classifica dei rinforzi più costosi di sempre. La somma versata dalla famiglia Friedkin gli è valsa infatti la quinta posizione, accanto a figure che hanno lasciato il segno nella Città Eterna. Nel bene e nel male. Perché, come insegna il passato, i soldi spesi per un cartellino non necessariamente comprano la felicità.

Luci e ombre, i grandi investimenti della Roma

Immagine dell'articolo:Da zero a Castro: la Roma batte un colpo da record, finché Mora non ci separi

Storia di un talento che tradì le aspettative: il caso Schick

In cima a questa particolare graduatoria spicca Patrik Schick, prelevato dalla Sampdoria per una cifra pari a 42 milioni di euro tra parte fissa e bonus. Nel 2017, in seguito al mancato trasferimento alla Juventus per l’esito delle visite mediche, la società all’epoca nelle mani di James Pallotta colse l’occasione per assicurarsi uno dei talenti di maggior prospettiva del Vecchio Continente. Le premesse erano ottime. Ma rimasero premesse. Il centravanti ceco non riuscì a imporsi come auspicato e, nel 2019, concluse la sua avventura romanista con un bilancio di otto gol e tre assist in 58 presenze. Un bottino troppo modesto per un esborso di quella portata.

L’incompiuta Dovbyk dopo la grande esplosione in Liga

Alle spalle di Schick si colloca Artem Dovbyk. Era il 2024 e, per portarlo dal Girona alla corte di De Rossi, ci vollero 41,1 milioni di euro. Un sacrificio notevole, motivato da un torneo incredibile: tra gli artefici della straordinaria qualificazione in Champions League della formazione catalana, l’ucraino chiuse la Liga da capocannoniere, guadagnandosi perfino una candidatura al Pallone d’Oro. Al debutto nella Capitale si mise in mostra, risultando il bomber della Roma di quell’anno. Dopodiché, però, complici anche parecchie noie fisiche, qualcosa si incrinò e, in un gioco di destini incrociati, il passaggio al Bologna ha archiviato un’esperienza da 20 gol e sei assist in 63 presenze.

Abraham, dalla notte di Tirana al buio dell’addio

A una manciata di migliaia di euro di distanza c’è Tammy Abraham, che il Chelsea salutò nel 2021 per 41 milioni. Il gigante di Londra si sdebitò subito, stabilendo un paio di record di rilievo. Con 17 centri si laureò infatti miglior marcatore inglese all’esordio in Serie A, realizzò la rete più veloce che si ricordi in un derby romano e recitò un ruolo da protagonista nella conquista della Conference League. Tuttavia non seppe ripetersi. Così, a un’inspiegabile involuzione sul piano del rendimento si aggiunse il grave infortunio al legamento crociato del ginocchio sinistro a ridimensionarne il giudizio. Fu il preludio all’addio, consumato dopo 37 gol e 13 assist in 120 presenze.

70 miliardi e uno scudetto: Batistuta, il colpo perfetto

Fuori dal podio, un’autentica dichiarazione d’intenti. Nel 2000 Franco Sensi decise di regalare a Fabio Capello Gabriel Omar Batistuta, ma per strapparlo alla Fiorentina dovette staccare un assegno da circa 70 miliardi di lire, equivalenti a poco più di 36 milioni di euro. Un’operazione enorme per il calcio italiano di allora. Eppure, l’eredità del “Re Leone” va al di là dei suoi 33 colpi di mitraglia e sette assist in 87 presenze. È amarcord. È uno dei volti del terzo tricolore, dello scudetto scucito dalle maglie dei “cugini” laziali. Un paradigma, insomma. Il simbolo, cioè, di una proprietà che ebbe il coraggio di svenarsi e fu ricompensata dal compimento di un’impresa.

Per Castro il primo vero giudizio spetterà al campionato

Santiago Castro è l’unico, al momento, su cui non si può avere un riscontro preciso. Ufficialmente, si intende. Del resto i test agostani restituiscono ciò che possono, offrendo indicazioni inevitabilmente parziali. Ciononostante, a dispetto della sua giovane età, il ragazzo di San Martín si è già costruito un curriculum significativo: 22 gol e 13 assist nelle 105 presenze durante la parentesi emiliana hanno convinto i dirigenti della Roma a puntare con determinazione su di lui. Non proprio una scommessa al buio, quindi, per una manovra che lo proietta al quinto posto di una classifica – davanti ad Antonio Cassano – che qualcuno avrebbe comunque voluto ritoccare.

Mora è la nuova sfida dei Friedkin

Immagine dell'articolo:Da zero a Castro: la Roma batte un colpo da record, finché Mora non ci separi

I tifosi, ad esempio, che per natura sono esigenti e sognatori. A queste latitudini, peraltro, dove la fame è notoriamente pronunciata, è lecito, in fondo, che l’ambiente si domandi: «Ok Castro, e poi?». Soprattutto perché è alle porte la stagione del centenario e del tanto agognato ritorno in Champions. La risposta dei presidenti texani si è concretizzata con Konstantinos Koulierakis, un’ulteriore e preziosa risorsa per il reparto arretrato, Nahuel Molina, chiamato a colmare il vuoto creatosi con il “tradimento” di Zeki Çelik, e Rodrigo Mora, una stella che, grazie alla competenza di Gasperini, può andare lontano. Ma è solo questione di pazienza: lo stesso Mora potrebbe essere colui che stravolgerà quella gerarchia.

Nonostante il calciomercato dimostri spesso come non ci sia bisogno di grandi sforzi per accaparrarsi un elemento di qualità. Anzi, a volte è proprio uno scouting attento a fare la differenza, scovando un fuoriclasse prima che la sua quotazione esploda. Eppure, alla fine, è sempre lì che termina il discorso. Al denaro. E al peso che ha su alcune scelte. Così il gioiellino diciannovenne, benedetto nientemeno che da José Mourinho, è approdato dal Porto, forte di 16 gol e sei assist in 80 presenze, per 25 milioni di euro destinati immediatamente al sodalizio lusitano, il quale potrebbe incassarne altrettanti attraverso bonus, clausole e una potenziale cessione. Pertanto, se tutte le condizioni previste dall’accordo dovessero essere rispettate, diventerebbe il giocatore più dispendioso in assoluto della Roma.

Visualizza l' imprint del creator