Milannews24
·11 agosto 2026
Di Canio attacca ancora Leao: «È passato da un allenatore all’altro e ha sempre lo stesso atteggiamento. Il calcio è un lavoro»

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In casa Milan si continua a parlare insistentemente di Rafael Leao, vero e proprio totem attorno a cui ruotano le attenzioni mediatiche e le incognite di questa sessione estiva. Tra voci di mercato, il rifiuto categorico a eventuali destinazioni in Turchia e la mancanza di affondi concreti da parte di top club di Premier League o Liga, l’ipotesi di una permanenza in rossonero resta una pista assolutamente concreta.
Sulla situazione dell’attaccante portoghese è intervenuto senza peli sulla lingua l’ex calciatore e opinionista Paolo Di Canio, che in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera ha espresso un punto di vista estremamente critico nei confronti del giocatore e della narrazione che lo circonda.
Nel corso del suo intervento, Di Canio ha puntato il dito contro i limiti caratteriali e di continuità dell’esterno rossonero, tirando in ballo anche la gestione tecnica di Ruben Amorim e criticando aspramente l’idea che il calcio debba essere vissuto come un gioco spensierato. Come sottolineato dall’opinionista, «Stiamo sempre a chiederci perché fa quattro buone partite e poi si ferma. È un continuo parlare di lui se resta o va via. È passato da un allenatore all’altro e ha sempre lo stesso atteggiamento».
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Il discorso si sposta poi sulla mentalità e sui doveri professionali, ribadendo che in campo non c’è spazio per concetti legati al semplice svago: «Amorim dice che deve divertirsi. Ma smettiamola, in campo chi è che si diverte? Si suda, si lavora, si corre e soprattutto ci si sacrifica. Se si vince si può gioire ma il divertimento è un’altra cosa».
Nelle battute finali della sua riflessione, l’ex attaccante ha voluto rimarcare quali debbano essere i veri valori alla base di una carriera professionistica ad alti livelli, richiamando alle proprie responsabilità sia i calciatori che l’intero club: «Il calcio è un lavoro, non due o tre ore al giorno ad allenarsi. È una cultura fatta di tante cose, in primis da una società che è brava nel dare regole e farle rispettare. Il calcio non è un mondo a parte, e i soldi non c’entrano». Un attacco frontale che fotografa il momento di forte riflessione attorno al futuro del numero dieci milanista.







































