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·18 aprile 2026
Di Carlo: «Alla Sampdoria abbiamo sfiorato la Champions! Cassano litigò con Garrone e non giocò più, poi Pazzini fu ceduto e…»

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·18 aprile 2026

Giocatore di un grande Vicenza e poi allenatore della Sampdoria, Mimmo Di Carlo oggi ha raccontato la sua vita a La Gazzetta dello Sport. Le sue parole:
CON LA SAMP DA ALLENATORE HA SFIORATO LA CHAMPIONS – «Sì, perché uscimmo nei preliminari con il Werder Brema prendendo un gol al 93′ nell’ultima azione della partita: era fatta. Quello è stato il momento in cui la mia carriera sarebbe potuta cambiare. E invece in pochi mesi successe di tutto: a ottobre Cassano litigò con Garrone e non giocò più; a gennaio Pazzini fu ceduto all’Inter. Eravamo comunque sopra la zona retrocessione, ma fui esonerato. E la Samp andò in B. Con Cassano avevo un ottimo rapporto: siamo due persone schiette. Antonio è un vincente, ha personalità e bisogna tenerne conto responsabilizzandolo. Con me si è sempre comportato benissimo».
IL VICENZA – «Da giovane speravo di scalare le categorie più in fretta, ma poi ho capito che dovevo concentrarmi solo su me stesso. Quando con Ulivieri in panchina il Vicenza è stato promosso in B, ero davvero felice. Poi con Guidolin siamo arrivati in A. Da tifoso nerazzurro, ho debuttato proprio contro l’Inter a San Siro: avevo già 31 anni, ma non respiravo per l’emozione. Da allora mi sono goduto ogni partita. E ho apprezzato ancor di più la fortuna di trovarmi in una piazza fantastica: dirigenti capaci, tifosi meravigliosi. Cos’era quella squadra? Innanzitutto le idee di Guidolin: un gioco moderno, aggressivo, dinamico, verticale. E poi nello spogliatoio c’era un’alchimia particolare: io, Viviani, Lopez e D’Ignazio eravamo partiti dalla C. Ma chiunque arrivasse, veniva accolto nel modo migliore. E lo stadio faceva la differenza. Battemmo il Milan nei quarti dopo due partite di un’intensità incredibile. In finale perdemmo l’andata a Napoli e al ritorno vincemmo ai supplementari. Io e altri due compagni eravamo in dubbio per una contrattura: giocammo tutti senza problemi. L’adrenalina e la voglia di vincere quella partita furono la cura migliore».
LA SUA SERIE A – «Troppo bella. Il livello era altissimo, c’erano sei o sette squadre che partivano per vincere lo scudetto. Tantissimi fuoriclasse, ne cito quattro: Ronaldo, Zidane, Totti e Del Piero. Quando li affrontavo l’obiettivo era anticiparli perché se entravano in possesso della palla diventava durissima fermarli. Cercavo di rallentarli, di umanizzarli. E dopo la partita, sotto la doccia, sentivo gocciolare anche la soddisfazione di aver dato tutto me stesso per giocarmela contro campioni eccezionali».
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