Milannews24
·18 giugno 2026
Di Marzio punge il Milan: «La situazione rossonera mi inquieta. Vi spiego perché la scelta di Amorim mi lascia di stucco»

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·18 giugno 2026

La prolungata assenza di un organigramma societario definito in casa rossonera continua a sollevare forti perplessità tra gli addetti ai lavori. L’ultimo in ordine di tempo a esprimere una sonora bocciatura è stato Gianluca Di Marzio che, all’interno del podcast “Caffè Di Marzio”, ha analizzato l’attuale momento del club.
Il giornalista ha voluto sottolineare la gravità di uno scenario inedito: «Devo dire che la situazione del Milan, che non ha ancora un direttore sportivo oppure un Head of Football, chiamiamolo come volete, non inquieta soltanto i tifosi rossoneri, che al 18 giugno non vedono ancora la luce su una figura che possa avviare delle trattative. Mi inquieta proprio da sportivo, da appassionato, da esperto di calcio, da persona che vive nel calcio da 30 anni e che ha avuto un papà che è stato allenatore prima, poi direttore sportivo e che mi ha insegnato come questo feeling tra allenatore e ds fosse alla base di un successo nel calcio».
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Il volto di Sky Sport ha espresso forte stupore per la sequenza temporale con cui la dirigenza di via Aldo Rossi ha impostato la programmazione della nuova stagione sportiva.
Secondo il giornalista, l’errore di fondo commesso dalla proprietà rischia di minare fin da subito l’inserimento del nuovo tecnico.
«Pensare che il Milan abbia scelto un allenatore affidandosi a lui e che su questo allenatore ci fosse stato il via libera di un direttore sportivo, che poi in realtà non è arrivato perché non si è liberato, oppure perché il club non l’ha voluto lasciare andare via, mi lascia un po’ di stucco sinceramente. Di solito in un club bisognerebbe lavorare in un modo diverso, puntare prima su una figura calcistica che poi possa scegliere, a seconda di determinati presupposti, l’allenatore. Tra l’altro in Italia siamo proprio maestri in questo, perché la figura del direttore sportivo è importante per il nostro calcio, mentre spesso non è considerata da altre parti. In Inghilterra prima c’era l’allenatore manager, l’allenatore che faceva tutto, e questo probabilmente ha portato anche determinate squadre a non saper avere una struttura efficace. Lo stesso Amorim al Manchester United, quando ha dovuto scegliere lui da solo con dirigenti che comunque lo spalleggiavano, non è riuscito a centrare l’obiettivo», ha concluso Di Marzio. Una tesi, questa, che evidenzia come l’assenza di un alter ego societario forte per Massimiliano Allegri o per qualunque guida tecnica rischi di tramutarsi in un pericoloso boomerang.
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