Diario del nuovo Milan: giorno 2. Amorim detta la strada, ma i limiti sono chiari. Cosa ci ha anticipato la vittoria contro il Venezia | OneFootball

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·29 agosto 2026

Diario del nuovo Milan: giorno 2. Amorim detta la strada, ma i limiti sono chiari. Cosa ci ha anticipato la vittoria contro il Venezia

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Il Milan vince contro il Venezia e fa due su due in campionato. Amorim detta la strada, ma i limiti della squadra sono molto chiari

Prima il Torino e poi il Venezia, 4 gol fatti e uno solo subito. Il Milan di Ruben Amorim fa due su due in campionato e adesso è atteso dal primo grande esame della stagione: la sfida contro la Juventus di Spalletti. Non portiamoci troppo avanti, però, perché la vittoria contro la squadra di Stroppa ci permette di analizzare, con ancora più attenzione, alcuni fattori di una squadra che ha cambiato faccia e mentalità.

1- Un occhio in avanti e uno indietro

Il 55% di possesso palla, 2.21 di xG, 16 tiri totali – di cui 5 in porta – e ben 8 occasioni chiare da gol. Se l’opinione può essere volubile e influenzabile, i numeri, invece, sono sempre sinceri. Il Milan ha effettivamente cambiato faccia, poiché ora gioca il pallone con la testa alta e rivolta verso la porta avversaria. Si tratta di una filosofia che sui social scatena una guerra di ideologie (come se poi il calcio si giocasse solo in due modi) e che si porta dietro pro e contro.


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Il Milan, come spiegato sia da Musah che da Saelemaekers, entra in campo con le idee chiare. Tutti sanno cosa fare, ognuno ha un ruolo ben preciso e la parola chiave è “collettività”. Ecco, su quest’ultimo concetto ci torneremo più avanti, perché la partita contro il Venezia ci ha anticipato una situazione che, prima o poi, vivremo con grande ansia: i rischi di lasciare troppi spazi agli avversari. La squadra di Stroppa ha avuto ben tre occasioni per mandare sotto gelo San Siro ma che, per fortuna dei rossoneri, non ha sfruttato al meglio.

Non si tratta di essere fan della difesa a denti stretti, ma di accettare il fatto che il Milan, in questo momento, non ha i difensori adatti per giocare in questa maniera. Escluso Gila, ormai diventato già il leader del reparto arretrato, Pavlovic, Gabbia e De Winter hanno sofferto tremendamente le discese avversarie: sia contro il Venezia che contro il Torino. Lo stesso Amorim, durante la conferenza stampa della vigilia, ha sottolineato la necessità di avere giocatori veloci e capaci di adattarsi a situazioni di uno contro uno. Poi, sempre lo stesso tecnico portoghese, nell’intervista post partita ha spiegato, in maniera chiara, che i suoi difensori devono sempre pensare a come riottenere il pallone, anche quando questo ce l’hanno i rossoneri. D’altronde lo sappiamo: i migliori difensori sono sempre quelli pessimisti.

2- Viva la collettività, ma la differenza la fa il singolo

Torniamo al concetto di collettività. Assistere a una partita in cui una squadra si muove con sintonia è sempre bello. Ci sono gli scambi stretti, i movimenti all’unisono, i “dai e vai”. Tuttavia, nel calcio moderno – quello tanto richiesto dai sommelier del bel gioco – a fare la differenza è la giocata del singolo. La costruzione dal basso può essere perfetta, la rottura delle linee avversarie può essere incredibile, ma nel momento in cui arrivi sotto l’area avversaria serve l’istinto del grande giocatore. Il Milan ha questi elementi? Sì e no.

Parliamo di giocatori capaci di saltare l’uomo con frequenza, parliamo di creare la superiorità numerica, parliamo di quei profili che, effettivamente, fanno la differenza dove serve. La squadra di Amorim, attualmente, ne ha pochi: Chukwueze, Moreira, Pulisic e, potenzialmente, anche Cissè. Tuttavia, il Milan ha bisogno di un trequartista mancino, poiché anche i più ottimisti si sono accorti che, sul lato destro, manca qualità. Il Loftus-Cheek visto finora non è in grado di garantirla. Rabiot può, all’occorrenza, giocare su quella zolla ma non porta in dote lo spunto del dribbling secco. Pulisic può essere riproposto a destra, ma dopo diverse stagioni, e la cessione di Leao, lo statunitense deve giocare a sinistra. Insomma, serve una quota “creatività e fantasia”.

3- Amorim non scende a patti con nessuno: neanche con sé stesso

Anche contro il Venezia ci siamo accorti di una cosa: Ruben Amorim non scende a patti con nessuno. Il tecnico portoghese ha impressionato nella sua comunicazione: si parla di calcio, si parla di tattica, si parla di giocatori. In campo, poi, il suo Milan ha già un’identità chiara che va migliorata e perfezionata nel tempo e con un progetto a lungo termine. Amorim sa cosa vuole, sa su quali giocatori contare e non ha alcuna paura di fare scelte forti.

Chiaramente, la differenza con i suoi predecessori sta tutta nella fiducia e nel sostegno di una società che ha deciso di mettersi da parte. Sul palcoscenico c’è solo Amorim e i media italiani, sempre tendenti alla polemica, non riescono a trovare gli appigli giusti per metterlo in difficoltà. Attenzione, arriveranno momenti in cui l’allenatore rossonero finirà sotto accusa – d’altronde qui basta una sola sconfitta per mettere tutto in discussione – ma l’impressione è che Amorim non avrà intenzione di cambiare nulla.

La strada è tracciata, il futuro appare positivo ma c’è un doveroso appello da fare a tutti i tifosi del Diavolo: questa stagione sarà come una montagna russa, ci saranno grandi picchi ma anche brutte cadute. Il Milan è all’alba di un nuovo progetto e c’è bisogno di calma e pazienza. Questa squadra può far sognare un popolo intero, ma cerchiamo di stare alla larga da precoci entusiasmi.

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