Calcionews24
·13 febbraio 2026
Edera si racconta: «Il Toro è sempre stato casa per me. Ricordi in Serie A? Stupendi! Il gol all’Olimpico di Roma un’emozione indescrivibile»

In partnership with
Yahoo sportsCalcionews24
·13 febbraio 2026

Simone Edera, 29 anni, ha trascorso 19 stagioni al Torino, dalle giovanili fino all’esordio in prima squadra, collezionando 40 presenze e 4 gol tra Serie A e Coppa Italia. Oggi l’attaccante è protagonista in Serie D con la maglia della Reggina e si è raccontato a Tuttosport.
L’AMORE PER IL TORO «Il Toro è sempre stato casa per me: fu un motivo di orgoglio crescere ed esordire nella città dove si è nati. Quella granata è la mia seconda maglia, dopo quella amaranto della Reggina: colori, simili, della mia vita. Sono stati anni magnifici quelli passati a Torino, anche se poi è finita in un modo che non avrei voluto, però sono sempre tifoso del Toro e continuiamo a lottare».IL CROLLO DI COMO «Se penso al 6-0 di Como significa che c’è un problema di fondo. Ogni anno i tifosi si aspettano tanto, però sei sempre lì, vuoi fare qualcosa in più, ma non ci riesci mai. Dispiace perché Torino è una piazza incredibile: il tifo potrebbe veramente dare tanto, soprattutto alla squadra, però i risultati non arrivano e giustamente i tifosi si arrabbiano, ogni anno è una delusione».LA GESTIONE CAIRO «Ormai è diventato un calcio in cui devi spendere parecchio per raggiungere certi livelli, ed è ciò che si imputa al presidente Cairo. Bisogna capire che i calciatori forti costano di più. Lo dimostra proprio il Como, che ha speso oltre cento milioni. Ma ha pure idee e Fabregas sta facendo un capolavoro con ragazzi neanche famosi, ma di talento».IL DS PETRACHI «Non posso che dirne bene. Petrachi l’ho avuto i primi anni al Toro, in particolare quando esordii in prima squadra. Con me fu leale, uno dei migliori ds in circolazione. C’era pure Mihajlovic… Una persona unica e un allenatore fantastico, un secondo papà per me: mi è sempre stato vicino, dandomi consigli, mi manca tantissimo».I RICORDI IN SERIE A «Stupendi! E il gol all’Olimpico di Roma un’emozione indescrivibile. Al Toro per me è stato importante Silvano Benedetti fin dai “Primi Calci”. E poi ho ammirato Cerci, con cui mi allenavo chiamato da Ventura in prima squadra. Ne ho passate tante, infortunio grave compreso. Ma ora voglio la C con la mia Reggina. Il segreto? Il lavoro, con il nostro tecnico Alfio Torrisi è cambiata la mentalità e ci crediamo».









































