🧐 Entella, Chiappella: "Ho lasciato la banca per allenare, Sarri ispirazione. Asticella? Ecco l'obiettivo" | OneFootball

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·1 ottobre 2026

🧐 Entella, Chiappella: "Ho lasciato la banca per allenare, Sarri ispirazione. Asticella? Ecco l'obiettivo"

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Andrea Chiappella, allenatore rivelazione della Virtus Entella, nell'ultima intervista rilasciata ha svelato diversi retroscena. Offerte a La Gazzetta dello Sport, riprendiamo le sue parole da TMW.

La decisione di Chiappella

Chiappella, ce la spiega?


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«Ho voluto unire i miei due percorsi, fino a due anni fa ho lavorato in banca. L’ho fatto per 18 anni, partendo da semplice cassiere, poi nel comparto crediti e nell’ultimo quinquennio occupandomi di titoli. Adesso sono un allenatore a tempo pieno».

Del resto, in B non potrebbe essere altrimenti…

«Entrambi i miei lavori mi sono sempre piaciuti tanto. A un certo punto ho dovuto scegliere e ha preso vantaggio la passione più grande».

Un po’ il percorso di Maurizio Sarri.

«La sua storia mi ha dato ispirazione, mi ha fatto pensare che si potesse fare. Un grande stimolo».

Ha avuto paura di lasciare il posto fisso?

«Da calciatore è uno scoglio psicologico che non ero riuscito a superare: conquistata la C con la Giana ho scelto di tornare tra i dilettanti, perché giocare tra i professionisti non era compatibile col posto in banca. Ora vivo con più entusiasmo e serenità».

Cosa è cambiato?

«Da allenatore è stato possibile conciliare le due attività. Alla Giana, a cui devo tanto, ho guidato le giovanili, poi ho vinto la D e due stagioni in C. La banca la mattina, gli allenamenti il pomeriggio o la sera. Di fronte alla Serie B, però, ho dovuto scegliere».

L'Entella

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L’Entella ci ha messo del suo?

«La società ti fa lavorare bene, c’è anche un asilo sostenuto dal club. Chiavari è il posto perfetto per trasferire la famiglia».

Nella tesi scrive che quando entra nello spogliatoio porta con sé il linguaggio della responsabilità finanziaria. Cosa vuol dire?

«Non significa che parlo di finanza con i giocatori, ma il discorso si allarga ai loro percorsi e bisogni, come si fa con i clienti in banca. È responsabilità soprattutto verso la persona».

Si sente un tecnico gestore?

«Non mi piacciono le etichette. Ma Carlo Ancelotti è il massimo sul piano della gestione. Il suo libro “Il leader calmo” è un manuale di management».

Nella tesi parla di una correlazione tra il sistema di gioco e la costruzione di un portafoglio finanziario. Cosa intende?

«Un portafoglio può avere una struttura riconoscibile, ma cambia profondamente in base al peso attribuito alle componenti: liquidità, obbligazionario e azionario, quest’ultimo con più opportunità di crescita ma anche maggiore rischio. È come nel 3-5-2, il sistema rimane quello, ma l’interpretazione cambia a seconda del tipo di giocatori che metti a fare le mezzali e i quinti».

Detto ciò, nelle ultime partite ha preso 4 punti alle big abbandonando il suo 3-5-2.

«A Pisa e a Cremona abbiamo giocato col 4-2-3-1 ma non significa per forza essere più propositivi. Si può proporre calcio dominante anche con la difesa a tre. Pensate al Venezia dell’anno scorso».

Avete già conquistato la metà dei punti fuori casa dello scorso campionato (8), quando vi siete salvati all’ultima giornata. State alzando l’asticella?

«L’obiettivo rimane la salvezza. Poi il miglioramento passa dal lavoro e dall’acquisizione di maggiori strumenti, per sentirsi più sicuri anche fuori casa».

Il rovescio della medaglia è che sul vostro campo, in sintetico, non è facile per nessuno. L’anno scorso sono cadute anche le big.

«Sappiamo che gli altri possono essere meno abituati, proviamo a sfruttarlo. Ma dobbiamo saper fare più cose su campi diversi».

Un vostro punto di forza restano le palle inattive. Le altre squadre hanno studiato Tiritiello, dopo i 7 gol dell’anno scorso?

«Innegabilmente i posizionamenti e le marcature su di lui sono particolari, è uno specialista assoluto, c’è più attenzione. Ma è presto per trarre conclusioni. Quest’anno ha segnato tirando da fuori...».

Le piace una sosta così lunga?

«A noi ha interrotto un trend positivo, ma ci torna utile perché abbiamo avuto tanti infortuni».

Può svelarcelo: i suoi giocatori le hanno mai chiesto consigli per gestire i loro risparmi?

«Sì, nello spogliatoio c’è un gruppetto di appassionati di investimenti. Fa parte del bel rapporto che abbiamo. La comunicazione è fondamentale per creare fiducia, con il giocatore come col cliente».

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