🎤 ESCLUSIVA PSB - Stellone: "Avute proposte dalla B! Coppola? Può sbocciare a livello europeo" | OneFootball

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·11 settembre 2026

🎤 ESCLUSIVA PSB - Stellone: "Avute proposte dalla B! Coppola? Può sbocciare a livello europeo"

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Esperienza, giovani lanciati ai piani alti e tanta umiltà: non basterebbero tre aggettivi per descrivere Roberto Stellone, allenatore attualmente senza squadra, ma con un passato importantissimo in cadetteria. Tra calciatori fatti sbocciare ed ottimi lavori con diversi club dell'attuale Serie B, il tecnico si è raccontato ai nostri microfoni, dicendo la sua sul suo futuro e su quello di diversi giocatori da lui allenati e attualmente militanti in B. Queste le sue parole, in esclusiva ai nostri microfoni:

Le sue parole

Da dove si riparte dopo l'addio alla Vis Pesaro? C'è la volontà di ritornare subito ad allenare?


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«Sono stati due anni e mezzo ricchi di soddisfazioni: dall'ottenimento della salvezza all'ultima giornata tramite lo spareggio, al percorso esaltante di due stagioni fa in cui siamo arrivati ai quarti di finale dei playoff, uscendo contro il Pescara che ha poi vinto il campionato. Fino alla scorsa stagione, quando, pur rinnovando molto e valorizzando diversi giovani, abbiamo conquistato la salvezza. Successivamente, per una serie di valutazioni, abbiamo deciso di comune accordo con la società di separarci. Ci siamo lasciati in ottimi rapporti e con la volontà reciproca di cambiare e di intraprendere nuove avventure. Speravo di trovare una sistemazione fin dall'inizio del campionato; ci sono stati dei contatti con alcuni club di Serie C e Serie B, ma per varie ragioni non si sono concretizzati. Ora ho una gran voglia di rientrare e subentrare su una panchina. Noi allenatori viviamo per questo e restare in attesa non è mai semplice. L'auspicio è quello di subentrare in un contesto stimolante e ambizioso, che mi permetta di dare il massimo.»

Parlando di Nicola Leali, che lei conosce bene: dopo l'esperienza a Genova e l'arrivo di Bijlow, ora c'è il rilancio a Verona. Quanto può fare la differenza un portiere del suo calibro in cadetteria?

«Conosco Nicola benissimo per averlo allenato a Frosinone quando aveva 18 anni. È un portiere di estrema affidabilità, dal valore indiscutibile e di categoria superiore. Sono convinto che farà benissimo e si riscatterà in una piazza importante come Verona. Gli scaligeri disputeranno un campionato di vertice: hanno un'ottima rosa, un grande pubblico e un ottimo allenatore. Leali si lascerà alle spalle l'ultima annata poco entusiasmante, cosa che può capitare a qualunque calciatore. Ha doti tecniche e umane eccellenti e tornerà presto sui suoi livelli.»

Su Alvin Okoro, lanciato da lei alla Vis Pesaro ed esploso in cadetteria la scorsa stagione: pensa che possa ambire alla Serie A?

«È prima di tutto un ottimo atleta, dotato di una struttura fisica importante e di una cultura del lavoro esemplare. Possiede tutte le qualità in regola per fare una carriera di altissimo livello e compiere il salto di categoria. Ha tutto per arrivare in Serie A.»

Stefano Moreo è stato accostato a lungo al Palermo durante il mercato per poi rimanere a Pisa. Che idea si è fatto del giocatore?

«Alla fine è rimasto a Pisa. Per me Stefano rappresenta il profilo d'attaccante ideale. Magari non garantisce 15 o 20 reti a stagione come un bomber puro, ma è quel tipo di calciatore che ogni allenatore vorrebbe in squadra. Si sacrifica costantemente, corre per quattro, garantisce un apporto fondamentale in fase difensiva e fa salire la squadra. È un giocatore completo, forte nel gioco aereo e presente negli inserimenti. Spendendo così tante energie lontano dall'area di rigore — avendolo allenato a Palermo ricordo che si abbassava spesso a dare una mano sulla linea dei difensori o dei centrocampisti — non gli si possono pretendere numeri da cannoniere implacabile. Se prendiamo ad esempio Haaland, parliamo di un centravanti straordinario con doti atletiche e realizzative fuori dal comune, ma che offre un contributo diverso nel possesso e nel lavoro collettivo. Stefano, sotto questo punto di vista, è un elemento fantastico.»

Il Palermo ha puntato sulla continuità con Inzaghi e sulla conferma del gruppo della scorsa stagione. Può rivelarsi la mossa vincente?

«Assolutamente sì. Inzaghi ha svolto un lavoro egregio. La società è stata brava a trattenere gli elementi chiave e a rinforzare l'organico sul mercato. L'avvio con tre vittorie di fila non è affatto casuale: la piazza è straordinaria, il mister ha già vinto più volte la B ed è una garanzia, e la rosa attuale è talmente profonda da offrire ricambi di altissimo livello per far fronte a infortuni o squalifiche. In sostanza hanno due squadre a disposizione. La decisione di dare continuità al progetto tecnico è un segnale di maturitá raro nel calcio moderno, dove spesso si tende a rivoluzionare tutto al primo traguardo sfumato. Hanno avuto pazienza e visione; credo che questo possa essere l'anno buono per il ritorno del Palermo in Serie A.»

Mirko Pigliacelli si è ormai affermato tra i migliori portieri della Serie B. Meritava una chance nel massimo campionato?

«Anche Mirko l'ho allenato quando era giovanissimo a Frosinone. Nonostante la presenza di un portiere esperto come Zappino, trovò spazio disputando una ventina di gare di altissimo livello. È un interprete moderno del ruolo: reattivo tra i pali, coraggioso nelle uscite e abile nell'impostazione con i piedi. Ha ancora diversi anni di carriera davanti a sé e merita assolutamente di giocarsi le sue carte ai massimi livelli.»

Francesco Coppola sta facendo parlare molto di sé, specie dopo il gol contro la Juve Stabia. Fin dove può spingersi?

«L'ho avuto alla Vis Pesaro quando era giovanissimo. Ha mostrato fin da subito mezzi fisici e tecnici fuori dal comune, mettendosi in luce in un campionato probante come la C. È un difensore aggressivo, forte nei duelli e dotato di grande personalità. Ha margini di miglioramento, ma l'infortunio patito all'inizio dell'esperienza a Pisa lo ha condizionato per qualche mese, privandolo della continuità necessaria in una squadra impegnata nella lotta per non retrocedere. Ha tutte le qualità per puntare in alto: non solo la Serie A, ma nel giro di pochi anni può diventare un profilo di rilievo anche a livello europeo.»

Tra le neopromosse che lei ha allenato in passato — Ascoli, Arezzo e Benevento — quale vede meglio attrezzata per questa Serie B?

«Le squadre raccolgono il mio lavoro 6-7 anni dopo (ride ndr). Parliamo di piazze importanti che hanno meritato la promozione vincendo i rispettivi gironi. Club come Ascoli e Benevento hanno scelto di mantenere la guida tecnica, garantendo continuità tattica e d'organico. Il passaggio di categoria comporta un salto di livello fisiologico, ma sono rose ben strutturate con innesti di spessore. L'Ascoli, ad esempio, ha cambiato pochissimo e sta già raccogliendo frutti importanti grazie a un'identità ben definita. Tutte e tre hanno le carte in regola per condurre un campionato d'assestamento e raggiungere una salvezza serena. La B è una competizione ostica e livellata, ma l'entusiasmo della promozione e la stabilità della gestione possono fare la differenza, al punto da insidiare anche le formazioni accreditate per le posizioni di vertice

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