Fedele al Calcio – Dal Südtirol al Como, un anno quasi perfetto: Alvini, il merito non ha bisogno di clamore | OneFootball

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·22 settembre 2026

Fedele al Calcio – Dal Südtirol al Como, un anno quasi perfetto: Alvini, il merito non ha bisogno di clamore

Immagine dell'articolo:Fedele al Calcio – Dal Südtirol al Como, un anno quasi perfetto: Alvini, il merito non ha bisogno di clamore

Negli ultimi due anni, tra le 18 partite in Serie A, e le 13 di quest'anno, ho vinto una partita. È molto semplice: in trentuno partite, dunque, ne ho vinta una. Questo porta a essere etichettato come allenatore che viene da due anni in cui non fa risultato. D'accordo, i conti sono questi, ma ho 54 anni e 801 panchine, un percorso partito dalla Promozione e che mi ha portato a scalare tutte le categorie. Perché non guardiamo anche le altre 801? [...] Sono fiero del percorso che ho fatto, ma non guardo indietro. Ho un obiettivo, ritornare in Serie A. L'unico campionato che non ho vinto, o dove non stato promosso, è la Serie B: voglio vincere la B e tornare in A

La lettura è un passaggio che precedere l’interpretazione. Incamerato un paragrafo, subentra poi la necessità di dargli una consistenza propria, ottenuta dalla mescolanza tra fatti e opinioni, con le emozioni a incunearsi in entrambe e a dare una direzione a ciò che si pensa.


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Alvini, la risposta è nel percorso

Questo passaggio è datato 29 maggio 2024, l’autore è Massimiliano Alvini, che alla Fiera del Calcio, nel format sulla Serie B creato e gestito assieme alla nostra redazione, ci concesse il dono più prezioso, il tempo, per attraversare la sua carriera, i suoi ricordi e le sue sensazioni. Non era il momento più florido della carriera dell’allenatore, come da lui stesso dichiarato. Ciononostante, era vivo e ardente in lui il desiderio di continuare ad alimentare la fantastica storia di cui è stato – ed è – autore e protagonista.

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Fonte foto: Frosinone Calcio

Poco più di due anni dopo, la realtà ha descritto nuovi scenari. Dopo un’esperienza al Cosenza, dove ha cercato di salvare dal Tribunale del Calcio una condanna già scritta, il Frosinone si è rivelato come il suo capolavoro di Michelangelo. Un’impresa, la promozione in Serie A, che in quanto tale resterà nel sempiterno libro della storia. Tanto si è detto e scritto sui principi di gioco dei Ciociari, sulla qualità che non è un mero artificio stilistico ma una colonna che, assieme alla funzionalità, ha migliorato i calciatori, forgiato un collettivo a tratti inespugnabile, cambiato la carriera – e, di conseguenza, la vita – di diversi interpreti che faticavano a trovare risposte nonostante le innumerevoli domande. Palmisani, Bracaglia, Calvani, Calò, Raimondo, Kvernadze, Ghedjemis: potremmo (dovremmo) continuare, e probabilmente elencare significa ridimensionare. Tutto, nel Frosinone, ha avuto un senso. Tutto, nel Frosinone, sta avendo un senso.

I numeri dell'ultimo anno di Alvini e del Frosinone

Nel virgolettato con cui è stato aperto il presente articolo, lo stesso Alvini – con inscalfibile eleganza – sottolineava la legittimità di un percorso che non poteva essere marchiato unicamente per gli ultimi metri, almeno fino a quel momento. La prosecuzione di questo concetto è arrivata dal corso degli eventi. Il Frosinone, pochi giorni fa, ha redatto e manifestato il copione di un’altra stupenda giornata, quella dove a cadere è stato il multimilionario e fragoroso Como di Cesc Fabregas (che, da uomo di Calcio, aveva avvertito l’ambiente). 20 settembre 2026: un anno prima, il 19 settembre 2025, al Benito Stirpe non arrivavano i lariani ma il Südtirol, con la partita poi terminata 2-2. Da quel momento, in trentanove partite di campionato tra Serie A e Serie B, il Frosinone ne ha perse appena quattro (Venezia in due occasioni, Monza e Juventus).

Quanto segue contiene tracce di rancore nei confronti della miopia dei più: l’allenatore di Fucecchio, che per l’eleganza menzionata poco fa si è limitato a sottolineare come il Frosinone abbia un’identità dalla scorsa annata, avrebbe ora la strada spianata nel restituire con un abbondante carico di interessi quanto ricevuto in quel breve ma spiacevole periodo. Etichettato per l’uno su trentuno, elogiato – sì – ma senza sottolineare il trentacinque (senza KO) su trentanove. I conti, anche in questo caso, sono estremamente elementari

Non lo farà, perché un lavoro così rigoglioso e luccicante non può conoscere distrazioni. La sua storia, ad ogni modo, ci ha portato anche questa volta all’appuntamento con una nozione da apprendere: quando non ci si lascia destabilizzare dai turbinii che un mondo così frivolo non riesce a controllare, le nubi prima o poi vengono diradate dalla limpidezza della competenza coltivata e dal talento che, senza bisogno di clamore, finisce sempre per trovare il più soddisfacente dei punti panoramici.

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