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·11 marzo 2026
Florenzi: “Ora scopro il nuovo Flo”

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CORRIERE DELLO SPORT (Chiara Zucchelli) – Roma non è stata sempre giusta con Alessandro Florenzi. È stato il primo capitano dopo Totti e De Rossi e già questo basterebbe a capire perché non gli sono mai stati fatti sconti. Valencia, Parigi e Milano, ad esempio, sono state più clementi. Poi ci sono stati Coverciano, la Nazionale, l’Europeo vinto. Da qualche mese è impegnato nel podcast da milioni di visualizzazioni con Gianluca Gazzoli, quello della WSA, l’agenzia di Alessandro Lucci che lo segue da sempre e il ruolo di opinionista a Sky Sport. Oggi compie 35 anni, per la prima volta lontano da un campo di calcio.
Nostalgia? “No, ho smesso quando pensavo fosse arrivato il momento. Da una parte la mia vita è piena di cose, dall’altra mi sono preso un attimo per riflettere. Scrivo tutto quello che mi colpisce, le cose che vorrei dire o anche quelle che tengo per me”.
In passato non era così loquace. “Più parli, meno la tua parola ha valore. Il mio lavoro era un altro. In ogni caso, penso di essere sempre stato molto lineare nei comportamenti. Quello che diceva la gente non era un problema mio”.
Florenzi non voleva fare le foto con i tifosi: vero o falso? “Ne ho fatte e ne faccio molte. Dico sempre sì. Può essere successo che una volta ero con le mie figlie e magari ho detto di no perché c’erano loro ed era un momento delicato. O semplicemente avevano bisogno della mia attenzione”.
Non ha avuto un bel rapporto con Totti. “Falsissimo. Posso definire Francesco e Daniele miei amici. Totti è una leggenda, De Rossi un fratello, seguo il Genoa per lui e certe volte non vorrei essere nella sua testa. Fare l’allenatore deve essere duro”.
Quindi si vede dirigente? “Non so dirlo con certezza adesso. Molte persone mi dicono che starei bene in panchina, altre dietro una scrivania. Mi piacerebbe parlare con i giocatori, lavorarci, essere d’aiuto”.
Quando vide striscioni duri nei suoi confronti, e con Fonseca giocava poco, chiese la cessione. O almeno, di non essere più capitano della Roma. “Bugia gigante. Neanche per un istante ho anche solo pensato di chiedere una cosa del genere”.
Rigiocherebbe una sola partita in carriera: Roma-Liverpool, 2018, semifinale di Champions. “Confermo. Il ritorno, con il Var. Saremmo andati in finale”.
Considera Gianluca Vialli una persona determinante nella sua vita. “Confermo anche questo (si emoziona, ndr). Non basterebbe un libro per descriverlo”.
Voleva andare a Tirana, da tifoso, per la finale di Conference, ma ha rinunciato all’ultimo perché era un giocatore del Milan. “Avevo il biglietto. Non andai perché avevamo appena vinto il campionato e avevo degli impegni”.
Alberto De Rossi e Roberto Mancini sono stati suoi allenatori più importanti. “Sono stati determinanti per me. Alberto è un maestro, tutte le società dovrebbero avere una persona così al loro interno. Roberto è stato il tecnico con cui mi sono sentito più sicuro”.
‘Rosicava’ per i voti negativi in pagella. “Mai, al massimo non ero d’accordo” (Ride, ndr).
Pensa di essere stato sottovalutato a Roma. “Mi sono sempre dato il valore giusto, poi ognuno aveva e ha la sua idea. Totti e De Rossi erano e saranno sempre una cosa per la Roma, per noi altri romani non è facile, non lo è stato per me e non lo è per Pellegrini ora. Ma i paragoni sono stupidi. Io come loro ho dato tutto per la maglia fino all’ultima goccia”.
Ancora adesso considera Trigoria casa. “Assolutamente. Per le persone che ci lavorano ogni giorno. Per me Antonio, il barista, è sempre stato uguale a un mio compagno. Io sono stato me stesso con tutti, ho cercato di lavorare solo su me stesso, non la narrazione che facevano i giornalisti o gli altri”.
È stato uno dei primi calciatori molto presenti sui social. “Ne capii, grazie a chi lavora con me, l’importanza. Cambiai il mio nickname in FlorenziperTelethon”.
Sta pensando a una sua scuola calcio come De Rossi, Bove, Totti e Aquilani. “No, almeno per ora”.
Mourinho voleva che tornasse alla Roma. “Confermo, mi telefonò, si chiedeva come mai di me si dicesse che avevo litigato con tutti. Fatevi un giro a Trigoria e chiedete: non è vero niente. E anche Mourinho lo sapeva”.
Chi vince il campionato? “L’Inter”.
Milan e Roma in Champions? “Allegri penso proprio di sì, Gasperini se la può giocare”.
Se la Roma andasse in finale di Europa League la vedremmo a Istanbul? “A Tirana non c’ero e abbiamo vinto, a Budapest non c’ero e abbiamo perso. Quindi non ci sarebbero problemi di scaramanzia. Intanto speriamo di arrivarci, poi decido. In caso il biglietto lo prendo”.
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