DirettaCalcioMercato
·2 ottobre 2026
Giuntoli parla della “sua” Atalanta: le parole sui nuovi acquisti

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Cristiano Giuntoli, direttore sportivo dell’Atalanta, ha rilasciato diverse dichiarazioni sul suo primo mercato nerazzurro
Durante il Festival dello Sport di Trento è stato dedicato spazio anche a Cristiano Giuntoli. Il direttore sportivo dei bergamaschi ha raccontato la prima esperienza con i nerazzurri. Per quanto riguarda l’acquisto di Kristensen, ha affermato:
“Ha una grande fisicità, è molto veloce nonostante la mole, ha buona tecnica, personalità nel giocare la palla. Noi vogliamo giocare a 4 e, volendo, partire da dietro. È vero che non abbiamo fatto grandi risultati, ma siamo fra le prime 4 per l’uscita da dietro e stiamo migliorando rispetto al passato, grazie anche a lui. Operazione costosa, ringrazio la società che ce l’ha fatta fare, ma con un salario gestibile.”
A proposito del passaggio da un sistema difensivo a 3 con uno a 4 ha parlato anche dell’adattamento di Scalvini. Il dirigente ha commentato:
Si stanno adattando bene a giocare a 4, si stanno aiutando, poi si può fare sempre meglio e migliorare. Abbiamo avuto l’infortunio di Hien che dopo la seconda sosta dovrebbe rientrare. Poi aspettiamo Kossounou. Poi ci sono giovani che valutiamo dell’Under 23 e vediamo come reagiranno quando chiamati in causa”.
Riguardo ai giovani calciatori, ha dedicato anche qualche minuto per Relja Obric, che potrebbe trovare spazio come difensore centrale durante la stagione. Sullo sloveno ha commentato:
“Siamo curiosi, ma ha giocato poco, noi siamo convinti che possa avere qualità, vediamo come reagirà quando sarà chiamato in causa“.
L’ex direttore sportivo di Juventus e Napoli ha presentato i 3 nuovi acquisti che hanno rivoluzionato il centrocampo. Su Gaetano ha affermato:
“Lo conosco da tanti anni, è uno che ha fatto il trequartista, poi il centrocampista. Nell’ultimo anno ha fatto il centrocampista, per come lo conosco quando sono andato alla ricerca di un regista pensavo che potesse avere le caratteristiche adatte per il gioco di Sarri. Poi è italiano, è serio, grande lavoratore, non abbiamo esitato a puntarci e per me può essere utile anche alla Nazionale”.
Giuntoli è stato poi interrogato sulla trattativa che ha portato Elijf Elmas a Bergamo all’oscuro di tutti gli adetti ai lavori:
“Non dipende da noi, sono stati bravi il ragazzo, il suo entourage e il club di appartenenza che hanno mantenuto serietà. Non accade più nel calcio di oggi, è durata 4-5 giorni. Paura? Non paura, ma di solito esce sempre il nome, quindi… alla fine ho avuto paura, ma ho pensato forse stavolta ce la facciamo”.
Infine si è discusso anche di Kessie, soffiato con un blitz alla sua ex squadra, la Juventus. Sull’ivoriano ha affermato:
“Facendo il surfista durante il mercato avevo capito che ci potesse essere qualche problemino di tempo (con la Juventus, n.d.r.). Lui aveva dato subito apertura. Lui e Luca Percassi hanno un rapporto di fiducia e stima pazzesca. Si è aperta in poco tempo e siamo stati bravi e fortunati a chiudere velocemente”.
Il dirigente bergamasco ha infine parlato della trattativa last-minute per portare il lombardia Jonathan Rowe, l’acquisto più oneroso di questa sessione per il club nerazzurro. Secondo quanto raccontato da Giuntoli:
“C’è sempre un po’ di tensione. Quando fai il 4-3-3 lui poteva rappresentare il profilo perfetto, ci siamo riversati su di lui già un po’ prima. Il Bologna ha fatto un po’ di resistenza, lui ha avuto grande volontà di venire“.
Infine ha mostrato fiducia per l’operato di Sarri, nonostante l’inizio non esattamente brillante della sua Atalanta:
“La squadra è stata più corta, ha alzato il baricentro, nelle prime gare siamo stati più bassi, dal Cagliari ci siamo alzati tantissimo, abbiamo aumentato i tiri in porta. Con la Roma non siamo stati brillanti, ma tosti sì. L’abbiamo persa, ma la potevamo anche vincere. Con la Juve siamo stati ordinati, ma scolastici, conoscendo Spalletti lui vuole mantenere la palla. Ci manca qualcosa negli ultimi trenta metri, ma siamo convinti di fare bene. Il mister fa tanta didattica e c’è la volontà di capire l’essenza del suo gioco, quindi magari a volte pensano troppo a questo e devono sentirsi più liberi.”







































