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·23 gennaio 2026

«Ha indotto gli arbitri a dimettersi»: le motivazioni del Tribunale sul caso Zappi

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Sono state rese note le motivazioni della sentenza con cui il Tribunale Federale Nazionale – Sezione Disciplinare si è pronunciato sul cosiddetto caso Zappi, relativo alla gestione delle nomine all’interno dell’Associazione Italiana Arbitri. La decisione n. 143 del 22 gennaio 2026 fa seguito al deferimento presentato dalla Procura federale nei confronti di Antonio Zappi, presidente dell’AIA successivamente inibito per 13 mesi.

Una sentenza che – come rivelato da Calcio e Finanza nella giornata di ieri – ha spinto la FIGC a valutare il commissariamento dell’AIA. Tuttavia, prima di procedere la Federcalcio aspetterà il secondo grado di giudizio, motivo per cui il tema non è all’ordine del giorno nemmeno del Consiglio Federale del 26 gennaio, ma è più probabile che possa essere discusso tra la metà di febbraio e inizio marzo.


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Secondo quanto ricostruito dal Collegio, il procedimento trae origine dalla seduta del Comitato Nazionale AIA del 4 luglio 2025, convocata per le nomine dei responsabili degli Organi Tecnici Nazionali. In quel contesto, la Procura ha contestato a Zappi una serie di condotte ritenute in contrasto con i principi di lealtà, correttezza e probità sanciti dall’articolo 4 del Codice di Giustizia Sportiva, nonché con le disposizioni del Regolamento AIA e del Codice Etico dell’Associazione.

Il Tribunale ha ritenuto accertato che, nei mesi precedenti alla seduta, il presidente dell’AIA abbia posto in essere comportamenti idonei a determinare, di fatto, le dimissioni di Maurizio Ciampi e Alessandro Pizzi dai rispettivi incarichi di responsabili della CAN C e della CAN D. Entrambi, come evidenziato nelle motivazioni, erano titolari di contratti biennali con scadenza al 30 giugno 2026, in linea con il nuovo regolamento entrato in vigore nel giugno 2024, che impone la durata biennale degli incarichi apicali.

Particolare rilievo viene attribuito alle interlocuzioni avvenute nel giugno 2025, nelle quali Zappi avrebbe prospettato ai due dirigenti arbitrali la volontà di procedere a nuove nomine, indicando al contempo la possibilità di ricollocazioni in ruoli diversi e meno remunerati. Per il Collegio, tali iniziative hanno inciso sulla libertà di autodeterminazione dei soggetti coinvolti, inducendoli ad accettare soluzioni alternative pur di evitare una rimozione di fatto.

Nelle motivazioni si sottolinea come il presidente dell’AIA, per il ruolo apicale ricoperto, fosse tenuto a un comportamento improntato a terzietà, imparzialità e trasparenza, soprattutto in una fase delicata come quella delle nomine tecniche. Il Tribunale evidenzia che l’insieme delle condotte contestate non può essere letto come una semplice dialettica interna, ma come un’azione complessiva idonea a compromettere l’immagine e la credibilità dell’Associazione.

La sentenza chiarisce infine che la violazione riscontrata non riguarda il merito delle scelte tecniche, ma le modalità attraverso cui tali scelte sono state perseguite, ritenute incompatibili con i principi fondanti dell’ordinamento sportivo. Un passaggio che delimita il perimetro della decisione e che segna un punto fermo sul ruolo e sulle responsabilità dei vertici federali.

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