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·26 gennaio 2026

I colpi di testa «potrebbero» avere contribuito alla morte dell’ex difensore Gordon McQueen

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Colpire il pallone di testa durante la carriera calcistica ha «probabilmente» contribuito alla lesione cerebrale che è stata un fattore nella morte dell’ex difensore della Scozia Gordon McQueen, secondo quanto stabilito da un coroner, l’autorità che indaga sulle cause dei decessi. McQueen – che ha collezionato 30 presenze con la nazionale scozzese tra il 1974 e il 1981 e ha giocato sia nel Manchester United sia nel Leeds nel corso di una carriera durata 16 anni – è morto nella sua abitazione nel North Yorkshire nel giugno 2023, all’età di 70 anni.

La causa del decesso è stata una polmonite, dopo che per mesi era diventato fragile e costretto a letto, ha riferito l’inchiesta tenutasi a Northallerton, nel North Yorkshire, all’inizio di questo mese. Tale fragilità – spiega il quotidiano The Guardian – era dovuta a una combinazione di demenza vascolare ed encefalopatia traumatica cronica (CTE), ha spiegato il coroner Jon Heath.


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Lunedì il coroner ha emesso le sue conclusioni, stabilendo che McQueen è morto di polmonite come conseguenza di una demenza vascolare mista e della CTE. Ha dichiarato: «È probabile che i ripetuti impatti alla testa subiti colpendo il pallone di testa durante l’attività calcistica abbiano contribuito allo sviluppo della CTE».

In aula era presente la figlia di McQueen, la presentatrice televisiva Hayley McQueen, che ha ascoltato le conclusioni. Durante la sua testimonianza all’inizio del mese, il suo avvocato, Michael Rawlinson KC, le ha chiesto se il padre avesse mai discusso se qualcosa del suo passato potesse essere all’origine della demenza. «Disse: “Colpire il pallone di testa per tutti quegli anni probabilmente non ha aiutato”», ha ricordato.

Ha aggiunto che il padre, durante la carriera, era stato relativamente risparmiato dagli infortuni, ma aveva comunque subito alcune commozioni cerebrali: «All’epoca tornavano semplicemente in campo e continuavano a giocare». Ha inoltre ricordato che, quando era bambina, il padre rientrava a casa dagli allenamenti con il Manchester United e si sdraiava in una stanza buia a causa del mal di testa.

McQueen si era imposto in Inghilterra dopo il trasferimento al Leeds dal St Mirren nel 1972, contribuendo alla vittoria del campionato nella stagione 1973/74 e giocando un ruolo chiave nella cavalcata fino alla finale di Coppa dei Campioni del 1975. Nel 1978 passò poi ai rivali storici del Leeds, il Manchester United, con cui vinse la FA Cup nel 1983. Un infortunio gli impedì di disputare il Mondiale del 1978, nonostante fosse stato convocato nella rosa della Scozia, dopo aver debuttato in nazionale maggiore nel 1974 contro il Belgio.

Dopo il ritiro, McQueen ebbe una breve esperienza come allenatore dell’Airdrie e come tecnico nel suo ex club St Mirren, quindi trascorse cinque anni come allenatore al Middlesbrough sotto la guida di Bryan Robson, fino al 2001. Successivamente divenne commentatore televisivo per emittenti scozzesi e per Sky Sports.

La famiglia di McQueen ha donato il cervello dell’ex calciatore, dopo la morte, al professor Willie Stewart, neuropatologo consulente presso il Queen Elizabeth University Hospital di Glasgow, che ha condotto ampie ricerche sulle lesioni cerebrali nei calciatori e nei giocatori di rugby. Il professor Stewart ha riferito di aver riscontrato segni di CTE – un disturbo cerebrale legato a ripetuti traumi alla testa – e di demenza vascolare.

Stewart ha concordato con Rawlinson, in rappresentanza della famiglia McQueen, quando gli è stato chiesto se la CTE avesse contribuito alla morte «in misura più che minima, trascurabile o banale» e se «il colpo di testa» avesse contribuito allo sviluppo della CTE. Il professore ha affermato che l’unica evidenza disponibile era l’«elevata esposizione» di McQueen al gioco di testa nel calcio.

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