OneFootball
Diego D'Avanzo·20 luglio 2026
In partnership with
Yahoo sportsOneFootball
Diego D'Avanzo·20 luglio 2026
I Mondiali sono finiti: 48 squadre, tantissimi ribaltoni nel finale, momenti indimenticabili, eliminazioni a sorpresa e... meme a profusione.
Alcuni sono dei meme conclamati, altri si pongono tra il serio (poco) e il faceto (molto di più), e infine ci sono dei fatti così surreali da sembrare finti (magari).
La gara di apertura all'Azteca ci ha permesso di vedere quella stessa luce che si poggiò sull'Italia nella "Partita del secolo", in quel 4-3 del 1970 che ci valse la finale del Mondiale.
Nel 2026 invece l'Azteca ci ha offerto l'eloquio inglese di Wilton Sampaio: arbitro brasiliano che espelle un giocatore sudafricano (Zwane) dopo aver rivisto al monitor un fallo.
L'annuncio allo stadio è quasi incomprensibile, il calciatore Mudau osserva l'arbitro come se stesse vivendo il miglior cliffhanger di fine stagione su Netflix.
Ma questo è uno di quei finali in cui devi cercare la spiegazione su internet: perché ha dato il rosso? Cos'è successo? "Serious foul play" è la risposta di Sampaio. Ah, bene che ho cercato. Da solo non lo avrei mai capito.
Alcune partite del Mondiale hanno attirato poco pubblico in modo inspiegabile: chi è che non si straccerebbe le vesti per vedere dal vivo Cechìa-Sud Corea? In fondo un biglietto costava solo qualche migliaio di dollari.
Infatti lo stadio Akron di Guadalajara è sembrato semi-vuoto in molti settori, occasione perfetta per attaccare la FIFA, che però ha sempre la risposta pronta: "Diversi tifosi muniti di biglietto sono stati visti in piedi nei corridoi anziché rimanere seduti nei posti loro assegnati per tutta la durata della partita".
Chi ha concepito questa risposta ha un master in "mirror climbing", come minimo. Oppure potrebbe anche mettere "il gomito un po' così", tanto per provare.
La decisione di togliere il rosso a Balogun dopo un'espulsione normalissima non farebbe mai ridere se fosse all'interno di uno spettacolo comico. Non farebbe ridere perché è oggettivamente una battuta orrenda. Troppo sciocca per essere reale e troppo poco esagerata per raggiungere il parossismo. Insomma, cringe with extra steps.
E invece fa ridere perché è successo davvero, perché una notizia del genere ha raggiunto pure le persone che non sanno neanche com'è fatto un pallone. Si sono indignati tutti, e quasi tutti hanno sorriso quando si sono svegliati al mattino, leggendo: "Usa-Belgio: 1-4". Non ce lo ricorderemo mai abbastanza: Charles De Ketelaere ha salvato questo sport.
La giornalista Abigail Velez di ABC News dice in diretta: "Non so dov'è la Bosnia e non voglio saperlo, perché Team USA è più forte che mai". Tralasciamo l'illogicità della frase in sé, tralasciamo l'indignazione, tralasciamo tutto il negativo. Beh, rimarrebbe solo da eseguire un facepalm.
E invece arriva la beffa, il karma che ci lascia quel sorrisino in faccia quando capita un'innocua sventura a qualcuno che ci sta antipatico. Il presidente di ABC News è Almin Karamehmedovic: indovinate il suo Paese di provenienza?
Le peripezie di Keisuke Honda l'hanno portato a giocare delle partite tra Bhutan e Cambogia, nonostante abbia 40 anni. I motivi li immaginiamo con questa forma: $$$. Nulla di male.
Molto peggio è stata la sua telecronaca di Giappone-Olanda in veste di seconda voce. L'ex Milan non ha riconosciuto diversi giocatori ("dove gioca Dumfries?"), si è stupito dell'altezza di altri e si è lamentato dell'hydration break. (nessuno tocchi Keisuke, almeno su questo punto).
Non contento, si è candidato come CT della nazionale dopo l'eliminazione dei Samurai Blu. D'altronde uno dei proverbi giapponesi più famosi recita: "Domandare è la vergogna di un momento, non domandare è la vergogna di una vita". Consigliamo a Honda di non seguire questa etica confuciana.
Gli inciampi e le imprecisioni della RAI durante questi Mondiali sono stati numerosi, ma queste parole non vogliono sembrare un'invettiva, perché tutti possono sbagliare. Ci limiteremo a fare un elenco.
Durante una diretta di FOX si crea un connubio perfetto tra l'entusiasmo della giornalista e un tifoso giapponese: "My name is Hirochika Nakakuki... I cannot speak English, but I AM EXCITED!". Un sorriso e poi si scrolla? No. Si guardano i commenti, ed è lì che inizia il rabbit hole.
Sotto al video ufficiale diventa virale un commento, quasi quanto il video stesso: "Stai tranquillo, Hero-Chicken-Nugget-Cookie è un nome clamoroso". Un'assonanza del genere Instagram non la lascia passare liscia.
E questo Hirochika Nakakuki (oppure Hero-Chicken-Nugget-Cookie) fa l'unica cosa sensata davanti all'onda di Internet: accoglierla a braccia aperte sul suo profilo. I suoi 15 minuti di celebrità sono già finiti, ma in questo caso è proprio vero: "Abbiamo reso famosa la persona giusta".
Enzo Fernandez segna il golazo dell'1-1 contro l'Inghilterra in semifinale, esulta portandosi le mani alle orecchie come "El mudo" Riquelme e fomenta i suoi tifosi all'inverosimile. Lui però gioca in Inghilterra e nel post-partita deve subito rendere conto della sua esultanza.
Il suo commento non è tra i più azzeccati: "Non c'era alcuna malizia. Io e la mia famiglia nutriamo grande rispetto per gli inglesi, soprattutto mia moglie. Tutti coloro che si occupano delle pulizie e della cucina nella nostra casa di Londra sono inglesi, e li adoriamo".
Questa mezza sineddoche non è che sia uscita proprio benissimo. E menomale che i domestici assunti da Enzo sono tutti brava gente, altrimenti chissà cosa avrebbe pensato di tutti e 60 i milioni d'inglesi presenti su questa Terra.
Daniele Adani è stata la terza personalità più discussa in Italia durante questi Mondiali: prima di lui, solo Gianni Infantino e Donald Trump. I commenti che gli vengono rivolti vanno dal sublime all'infimo, dipende da che lato si guardi la vita e il calcio (oppure Fútbol?).
Il numero 10 che deve idratarsi, il "Possesso-sesso-sesso", le citazioni di Einstein durante Argentina-Inghilterra, le urla fino a perdere la voce e le braccia di Alberto Rimedio che provano a contenere un torrente (Albiceleste, carajo) dopo il gol del 2-1 di Lautaro.
Sicuramente Lele Adani da Correggio (Emilia, distante 5.029 km da Buenos Aires) è una personalità divisiva. C'è chi lo ama a Que Viva el Futbol e c'è chi lo "odia" sulla RAI, pensando a quella frazione di centesimo che esce dalle tasche di ognuno per entrare nelle sue. Ma a noi cosa costa, davvero? Pochissimo, quasi nulla. Cosa ci offre? Tanto, praticamente tutto sé stesso.
📸 Andrew Harnik - 2026 Getty Images







































