Calcio e Finanza
·15 gennaio 2026
Il World Economic Forum: sport industria da 8.000 miliardi entro il 2050, ma con rischi per clima e inattività

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·15 gennaio 2026

L’industria sportiva globale rischia di perdere quasi 1.400 miliardi di euro entro il 2050 per colpa del cambiamento climatico e della crescente inattività fisica delle persone, secondo un rapporto pubblicato giovedì dal World Economic Forum (WEF).
Il WEF, conosciuto anche come Forum di Davos, è una fondazione senza fini di lucro con sede a Cologny, in Svizzera, nata nel 1971 per iniziativa dell’economista ed accademico Klaus Schwab. Ogni inverno viene organizzato a Davos un incontro tra esponenti di primo piano della politica e dell’economia internazionale con intellettuali, per discutere delle questioni più urgenti che il mondo si trova ad affrontare, anche in materia di salute e di ambiente. Oltre a questo incontro annuale, che si terrà settimana prossima, il WEF organizza ogni anno un meeting in Cina e negli Emirati Arabi Uniti e diversi incontri a livello regionale.
Il rapporto ha come titolo “Sports for People and Planet”, presentato come il primo tentativo di stimare in modo strutturato le dimensioni del settore e di prevederne la crescita futura, e redatto dopo una serie di colloqui con 125 organizzazioni e su una revisione della letteratura di oltre 130 fonti. È stato realizzato in collaborazione con la società di consulenza Oliver Wyman.
Si tratta di uno studio che viene considerato complessivamente ottimistico: i ricavi globali delle attività legate allo sport dovrebbero salire dai 2.300 miliardi di dollari dello scorso anno a 3.700 miliardi nel 2030, per poi più che raddoppiare entro il 2050, raggiungendo gli 8.800 miliardi (poco meno di 8.000 miliardi di euro, al cambio attuale). Tuttavia, il rapporto avverte che il pieno potenziale del settore non sarà raggiunto se solo un giovane su cinque, come avviene oggi, continuerà a rispettare le linee guida giornaliere raccomandate per l’attività fisica o se non verranno affrontati i diversi rischi ambientali che minacciano l’industria. «L’analisi delle proiezioni di ricavi per il 2030 indica che la maggiore esposizione ai rischi legati all’inattività fisica e all’ambiente riguarda il turismo sportivo, i beni sportivi e lo sport partecipativo — settori che dipendono in misura maggiore da popolazioni attive e da condizioni ambientali stabili», si legge nel rapporto.
Il report evidenzia come l’inattività sia in aumento ed entro il 2030 un adulto su tre dovrebbe essere classificato come inattivo, rispetto a uno su quattro nel 2010. Se questa tendenza dovesse continuare, ci sarebbero 800 milioni di persone attive in meno rispetto alle aspettative, «riducendo la base di consumatori che sostiene la partecipazione sportiva, il turismo sportivo, la vendita di merchandising e il coinvolgimento dei tifosi nel lungo periodo». La minaccia è evidente per i grandi marchi sportivi come Adidas e Nike, ma la carenza di persone attive avrebbe un impatto su tutti, dagli istruttori di fitness ai proprietari di campi da golf, senza contare l’aumento della pressione sui bilanci dei sistemi sanitari nazionali. Il rapporto esprime la stessa preoccupazione per il cambiamento climatico, sottolineando come lo sport non solo sia altamente vulnerabile ai rischi legati all’«accelerato degrado ambientale», ma rappresenti anche un «contributore significativo a queste pressioni».
Come ha sperimentato la FIFA durante l’ultimo Mondiale per Club negli Stati Uniti, lo sport d’élite ha bisogno di condizioni meteorologiche stabili. Caldo estremo, inondazioni e inquinamento hanno effetti negativi evidenti anche sullo sport di base. La scarsità di acqua pulita minaccia inoltre di interrompere le catene di approvvigionamento e di danneggiare le comunità, un problema già acuto in Asia, dove viene prodotta gran parte dell’attrezzatura e dell’abbigliamento sportivo mondiale. Secondo il rapporto, lo sport dovrebbe sfruttare i grandi eventi per incentivare l’innovazione e influenzare i comportamenti dei consumatori, oltre a diventare più sostenibile riducendo i rifiuti, abbattendo l’impronta di carbonio e allungando la vita utile delle attrezzature sportive.
Nel documento vengono citati diversi esempi di queste iniziative — dall’uso del poliestere riciclato da parte di Adidas, all’espansione dei servizi di riparazione, noleggio e rivendita del retailer francese Decathlon, fino alla Formula E come “laboratorio reale” per i veicoli elettrici — ma vengono anche evidenziate pratiche più problematiche. Ad esempio, la maggior parte dei club di calcio professionistici lancia due o tre nuove maglie ogni stagione, gran parte delle quali finisce poi in discarica, mentre ci sono pochi segnali di una reale riduzione dell’uso dei viaggi aerei nello sport di alto livello.
In positivo, WEF e Oliver Wyman sottolineano che l’industria sportiva globale contribuisce già a oltre il 2% del prodotto interno lordo nella maggior parte delle economie occidentali e sostiene un posto di lavoro su 25. Ritengono inoltre che il settore possa crescere a un ritmo ancora più rapido (10%) nei prossimi decenni rispetto a quello attuale (7%). I principali fattori trainanti saranno il turismo sportivo, il continuo interesse degli investitori istituzionali, l’ingresso definitivo dello sport femminile nel mainstream e il crescente coinvolgimento delle economie emergenti. Con Olimpiadi invernali, un Mondiale maschile FIFA ampliato, i Commonwealth Games di atletica e la Coppa del Mondo di rugby in calendario quest’anno, nel 2026 non mancheranno i turisti sportivi, con un numero crescente di tifosi interessati a pacchetti di viaggio “gioca e guarda”, soprattutto in sport come il ciclismo e il golf, osserva il rapporto.
La recente vendita dei Los Angeles Lakers della NBA a una valutazione record di 10 miliardi di dollari (7,4 miliardi di sterline), l’aumento del valore delle squadre femminili e l’ingresso del private equity nel calcio europeo suggeriscono che lo sport sia ormai diventato una vera e propria “asset class”, al pari di obbligazioni e azioni. Allo stesso tempo, Paesi come India, Marocco e Ruanda stanno seguendo le strategie di investimento sportivo degli Stati del Golfo per stimolare la crescita economica. Gli autori del report sono però convinti che questi progressi si arresteranno se i vari stakeholder del settore e i politici nazionali non utilizzeranno le risorse del pianeta in modo più responsabile, non costruiranno città con spazi adeguati per lo sport o non investiranno con piani chiari di impatto positivo.
I leader dell’industria e i ministri dei governi sono stati invitati a discutere il percorso da seguire durante il meeting del WEF a Davos, in Svizzera, la prossima settimana, con una sessione in programma per giovedì. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, dovrebbe partecipare per la prima volta dal 2020, durante il primo dei suoi due mandati. Il suo intervento principale è atteso per mercoledì, quando sarà affiancato nella località sciistica svizzera da una delegazione di alto livello di funzionari governativi e dal presidente della FIFA Gianni Infantino, che sei anni fa a Davos disse a Trump come gli Stati Uniti fossero «sul punto di diventare la potenza mondiale del calcio».
(Image credit: Depositphotos)









































