Calcio e Finanza
·8 agosto 2026
Infantino, tra azzardo e superbia: i motivi per cui ha messo a rischio la FIFA quando la sua rielezione sembrava sicura

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·8 agosto 2026

Gianni Infantino è stato spinto dal bisogno di stringere i tempi per presentare il piano FIFA Forward Enterprise (ora ritirato) che permetteva ai capitali privati di entrare nella FIFA? Oppure nel fare quest’annuncio ha banalmente peccato di hybris, cioè di quella tracotanza e superbia che gli dei greci consideravano un difetto imperdonabile per gli esseri umani?
È questo l’interrogativo che sta scuotendo i palazzi del potere calcistico mondiale in vista delle nuove elezioni in programma nel marzo 2027. Visto che se da un lato non sono pochi quelli che ancora stanno con Infantino, altri hanno iniziato a mollarlo. A cominciare da altissimi esponenti della stessa FIFA, quali Carlos Cordeiro che si è dimesso dal suo ruolo di senior advisor del presidente Infantino per passare al Segretario Generale Grafstrom che ha definitivo il piano commerciale come una «serie di eventi triste e riprovevole» sino a giungere ad Arsene Wenger che ha dichiarato: «La decisione di ritirare il progetto era necessaria». Inoltre, tutti questi hanno spiegato di non essere a conoscenza del piano del manager svizzero.
Al momento però ufficialmente la situazione è la seguente: pur scusandosi per gli errori commessi, il consiglio di gestione della FIFA ha comunque confermato nel vertice di emergenza tenutosi giovedì in Marocco la fiducia per il suo attuale presidente.
Detto questo, il quesito iniziale però non svanisce. Anzi si pone ancora più con forza perché:
la stragrande maggioranza degli osservatori si diceva sicura che il manager elvetico rimanesse il grandissimo favorito nelle nuove elezioni a presidente della FIFA che si terranno nel marzo 2027. E questo malgrado lo stesso Infantino fosse già ampiamente in rotta di collisione con la UEFA, ovvero la confederazione di gran lunga più importante, non fosse altro che il peso economico e il numero di titoli mondiali vinti dalle sue affiliate.
In particolare il vantaggio di Infantino si poggiava su un punto: per quanto in Europa non godesse da tempo di molte simpatie, la situazione era molto diversa negli altri continenti visto che:
Non solo, a sostenere Infantino c’era poi anche il tema del Mondiale per Club, torneo che ha dato ulteriore sostegno al manager svizzero al di fuori dell’Europa. Per dare un’idea basti pensare che Inter e Juventus, pur giocando soltanto quattro gare del torneo, tornarono a casa con circa 31,4 milioni e 21 milioni rispettivamente in termini di premi. Una cifra assolutamente ragguardevole per due società con ricavi superiori ai 500 milioni.
Se si guarda a continenti meno ricchi è evidente che il peso proporzionale dei premi FIFA sui fatturati sia ancora più importante, dato che nei campionati più poveri anche i club più storici hanno ricavi di gran lunga inferiori a quelli europei. River Plate, Boca Juniors, Flamengo, Fluminense o i club dell’Oceania l’anno scorso hanno beneficiato in maniera enorme dall’aver partecipato al Mondiale per Club. Per esempio il Boca ha incassato quasi 16 milioni in premi FIFA su un fatturato inferiore ai 130 milioni. E simile è stata la situazione del River o dei club brasiliani, come ammesso anche dal Direttore sportivo del Flamengo José Boto in una intervista rilasciata a questa testata.
E queste sono società che pesano tremendamente all’interno delle loro federazioni nazionali. Inoltre non va scordato che i premi erogati dalla FIFA spesso vengono reinvestiti da questi stessi club nell’acquisto di giocatori da altre squadre argentine o brasiliane che sapendo dei soldi FIFA a disposizione dei compratori possono alzare i prezzi. E alla fine questo rende contenti un po’ tutti.
Tirando le somme, nonostante tutto questo scenario favorevole e con in mano praticamente la rielezione, il manager svizzero a otto mesi dalle nuove elezioni FIFA ha comunque deciso di rischiare e di presentare il piano FIFA Forward Enterprise di apertura ai capitali privati. Con una mossa che sicuramente non gli ha ampliato le simpatie nel mondo del calcio e che, viste le reazioni di numerosi esponenti del mondo del calcio, potrebbe anche mettere la sua rielezione al vertice della FIFA . Di qui quindi l’interrogativo iniziale: la decisione è stata dettata da una necessità particolare oppure si è trattato solo di tracotanza e sicumera? Per capirlo è bene entrare nei dettagli del piano denominato FIFA Forward Enterprise (FFE) di apertura ai capitali privati.
Il piano, ora ritirato dopo le critiche piovute da più parti, prevedeva la creazione di una società sussidiaria della FIFA con lo scopo di gestire i diritti commerciali e operativi delle competizioni organizzate dalla federazione mondiale, come per esempio :
Secondo la proposta, la FIFA avrebbe mantenuto il controllo della maggioranza della nuova società, consentendo però a investitori privati di acquisire quote di minoranza, con l’obiettivo di incrementare i finanziamenti per lo sviluppo del calcio attraverso le proprie federazioni affiliate.
Scendendo nei dettagli il piano prevedeva che FFE avesse una valutazione di 20 miliardi di dollari e che investitori privati esterni avrebbero potuto acquistare una partecipazione sino al 20%. In questo progetto, Infantino aveva avuto l’appoggio di uno dei colossi di Wall Street, la banca d’affari statunitense JP Morgan (la stessa che era dietro il progetto Superlega) la quale avrebbe avuto il compito di individuare investitori privati potenzialmente interessati. Superlega che, secondo quanto rivelato da The Guardian, vedeva coinvolto almeno inizialmente lo stesso Infantino.
Detto questo però, era già anche stato deciso che il principale nuovo azionista di questo 20% sarebbe stato il fondo Thrive Eternal di Joshua Kushner, fratello di Jared Kushner che altri non è il marito di Ivanka Trump. E quindi in ultima istanza il genero del presidente USA Donald Trump. Nel presentare il piano, la FIFA ha sottolineato che i 4 miliardi di proventi dalla vendita del 20% della FFE avrebbero consentito di distribuire 20 milioni a ciascuna delle 211 federazioni nazionali che lo avessero approvato a maggioranza prima del passaggio alla fase esecutiva.
Alla fine però i timori che tutto questo finisse per creare un conflitto di interessi fra il ruolo di regolatore organizzatore della FIFA e la necessità della nuova società commerciale di massimizzare gli incassi dei Mondiali, a beneficio anche degli investitori ha fatto esplodere lo scandalo. Non solo, è emerso inoltre che il fondo Thrive e gli altri soci, pur non partecipando direttamente alla ripartizione degli incassi dei Mondiali, avrebbero potuto guadagnare dalla rivendita delle loro quote ad altri investitori e in potenza in futuro anche in Borsa.
Infine, sempre per quanto concerne Mondiali, c’era la paura che il vincolo al fondo di Kushner Jr avrebbe potuto indurre la FIFA a scegliere il Paese ospitante dei Mondiali non secondo il criterio della rotazione, ma in base a un aspetto meramente economico-finanziario. E probabilmente non è stato un caso se Trump aveva dichiarato nelle scorse settimane che una candidatura degli Stati Uniti per un altro Mondiale era già pronta.
Insomma, al di là dell’affaire Balogun, al di là delle parole di Trump (forse non a caso) per cui Infantino sarebbe addirittura un ideale segretario generale dell’ONU, al di là dell’amicizia tra il numero uno della FIFA e quello della Casa Bianca, dalla vicenda del piano FFE appare ancor più evidente il corto circuito che lega il manager svizzero al presidente statunitense sia in termini personali che in quelli economici.
E quindi in questo quadro l’interrogativo iniziale prende un’altra veste. Perché se è vero che Infantino avrebbe certamente potuto prendere tempo e presentare il piano FFE solo dopo essersi assicurato la rielezione nel marzo 2027, è altrettanto vero che tra sette mesi Donald Trump (il cui mandato scade ufficialmente nel gennaio 2029) avrà però pieni poteri soltanto sino a novembre 2028 quando con le nuove elezioni presidenziale sarà nominato il nuovo inquilino della Casa Bianca (i tre mesi di interregno tra novembre e gennaio sono per lo più lasciati all’ordinaria amministrazione e al passaggio di consegne tra il presidente uscente e quello entrante).
E, cosa ancora più importante, chiunque sarà il neo eletto
In questo quadro se Infantino avesse presentato il piano FFE a marzo solo dopo la sua rielezione avrebbe avuto la sicurezza di avere la protezione dell’uomo più potente del mondo solo per un anno e mezzo o poco più. Poi con le elezioni di novembre 2028 (almeno per quanto è possibile prevedere oggi) tutti gli scenari sarebbero stati possibili. E dunque è possibile che più che dalla hybris la decisione di Infantino sia stata dettata da calcolo e necessità perché non è detto che un anno e mezzo sarebbe bastato per potere imbastire e preparare in tutto e per tutto il nuovo piano della FIFA di apertura ai capitali privati.
Ovviamente, con il piano ormai ritirato, Infantino si sta leccando le ferite e solo il tempo dirà se il manager svizzero potrà contenere le conseguenze negative del suo azzardo. Intanto, dopo avere capito che il tentativo gli ha procurato soltanto danni, il manager svizzero ha iniziato a corteggiare le federazioni di mezzo mondo, segno evidente che questa volta la paura di perdere la presidenza della FIFA è notevole.
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