Lazionews24
·22 agosto 2026
Inzaghi non dimentica la Lazio: «Spero che si esca presto da questa situazione, conosco bene l’ambiente, l’ho vissuto per 22 anni»

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Nonostante la nuova avventura in Arabia Saudita, Simone Inzaghi continua a seguire con grande attenzione il calcio italiano. L’ex allenatore di Inter e Lazio, oggi alla guida dell’Al Hilal, ha raccontato il proprio presente e ripercorso alcune tappe della carriera in un’intervista concessa a Il Giornale, soffermandosi anche sulle prospettive future e sulla nuova Serie A.
SERIE A – «Le tv saudite trasmettono solo Premier, Liga e Champions, ma ovviamente mi sono organizzato con le app e quando posso mi vedo tutte le partite di Serie A».
ISTANBUL – «Vorrei rigiocare la finale di Istanbul, meritavamo di più. Siamo andati vicino a un miracolo sportivo contro la squadra più forte dell’ultimo decennio».
SCUDETTO – «Sulla carta è l’Inter la grande favorita, ma poi c’è il campo. e le squadre competitive sono molte, dal Milan, al Napoli, dalla Juventus alla Roma e al Como».
L’INTER – «All’Inter ho vissuto 4 anni meravigliosi. Abbiamo vinto 6 trofei, giocato 2 finali di Champions e siamo rimasti sempre competitivi, anche in un periodo nel quale il club doveva essere molto attento sul mercato. La dirigenza è stata bravissima, risanando un bilancio vicino al collasso e a me non hanno mai nascosto nulla. Non ho mai vissuto queste difficoltà come un alibi, sono stati uno stimolo. Abbiamo costruito, fatto crescere giocatori, creato valore e dato all’Inter una mentalità ancora più forte».
LA LAZIO – «Suscita tristezza, spero che si esca presto da questa situazione difficilmente sostenibile. I tifosi che non vanno allo stadio sono i primi a soffrirne. Conosco bene l’ambiente: sono arrivato alla Lazio a 23 anni e ne ho trascorsi lì 22, anche se è stato quasi un caso».
IL RETROSCENA – «Nell’estate del ’99, dopo i 15 gol in A col Piacenza, feci le visite mediche al Milan, ma non mi presero perché il dottor Meersseman disse che la mia schiena aveva una predisposizione agli infortuni. Non lo sapevamo, ma purtroppo aveva ragione, visto che a 28 anni già non ero più io, proprio per la schiena. Potevo diventare milanista 2 anni prima di Filippo, invece andai alla Lazio. E vinsi subito lo scudetto, fui capocannoniere in Champions. Le mie soddisfazioni me le sono tolte».


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