Milannews24
·18 giugno 2026
Jacobelli sul Mondiale: «Un sistema ipertrofico che pensa solo ai soldi. Fifa eviti battute: Iran discriminata»

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·18 giugno 2026

Xavier Jacobelli, noto giornalista, è intervenuto in esclusiva a Calcionews24 per parlare delle prime giornate del Mondiale e una stoccata ad Infantino. Le sue dichiarazioni:
Che impressione le hanno lasciato queste prime partite del Mondiale? Quali nazionali l’hanno convinta di più e quali devono ancora entrare a pieno regime?
«Premesso che, come ha giustamente sottolineato Ancelotti in calce al pareggio del Brasile con il Marocco, i Mondiali non si vincono alla prima giornata. C’è una fase di rodaggio, peraltro, particolarmente lunga. Ricordo che per la prima volta ci sono 48 squadre nella fase finale di un torneo scattato l’11 giugno che si concluderà soltanto il 19 di luglio e, peraltro, al turno successivo passeranno le prime due di ogni girone e le terze migliori otto. Quindi c’è tempo e modo per guadagnare la migliore condizione. Di certo Inghilterra, Francia e Argentina hanno suscitato le migliori impressioni. Per contro Spagna e Portogallo hanno evidentemente ancora accusato una fase di rodaggio, mentre il Brasile, a mio avviso, carburerà perché è solo una questione di tempo considerato l’organico a disposizione di Ancelotti. Più in generale, comunque, è un Mondiale che dal punto di vista dei protagonisti sta rispettando le attese. Mi riferisco in ordine cronologico a Messi che ha eguagliato Klose quanto a numero di reti realizzate nei mondiali, 16, e 120 reti totali nelle 200 partite giocate con la nazionale argentina. Davvero un autentico marziano del calcio mondiale. Così come Haaland ha subito battuto due colpi, così come lo stesso Kane. Insomma, i protagonisti più attesi stanno rispondendo alle aspettative dei tifosi. Anche Cristiano Ronaldo, che abbiamo visto non particolarmente brillante contro la Repubblica Democratica del Congo, come del resto tutto il Portogallo, credo per lui sia soltanto una questione di tempo per entrare nella forma migliore».
Gianni Infantino ha scherzato sulla possibilità di avere in futuro un Mondiale a 64 squadre. Come giudica le sue dichiarazioni e, più in generale, l’organizzazione di questo torneo?
«Intanto Infantino si poteva risparmiare la sua battuta, che ha fatto ridere soltanto lui. Infantino ci dovrebbe parlare invece delle discriminazioni di cui sono stati oggetto gli atleti e i giocatori della delegazione iraniana, per non dire di ciò che è accaduto in sede di perquisizione alla frontiera all’Uzbekistan di Cannavaro. Al Belgio hanno ficcato un metal detector sotto le scarpe di De Bruyne, tanto per dire. Infantino ci aveva detto che questo sarebbe stato un mondiale aperto a tutti, che l’Iran sarebbe stata la squadra benvenuta e abbiamo visto. Stiamo parlando di una nazionale che è stata costretta ad acquartierarsi in Messico, che si è dovuta sciroppare 5 ore per andare a giocare a Los Angeles, che è stata immediatamente rispedita in Messico. Ora ci deve spiegare Infantino se siano queste le condizioni migliori per preparare una partita di una fase finale del mondiale. Per il resto è chiaro che l’allargamento a 48 squadre abbia risposto ad una manovra elettorale di Infantino. Siccome un voto equivale ad ogni nazione che è testerata alla FIFA, tante più nazioni anche di paesi che calcisticamente non hanno vissuto epopee mondiali, come quelle che la storia del calcio ci ha raccontato, hanno trovato il loro spazio. Ma questo è assolutamente positivo, perché evidentemente dimostra come il calcio attecchisca ad ogni latitudine. Ma basta dire le cose come stanno. Infantino, quando fa le battute sul Mondiale a 64, c’è anche un fondo di verità, perché se dipendesse da lui lo organizzerebbe anche domani, così sarebbe sicuro di essere eletto».
Quanto pensi che possa incidere sull’esito del torneo l’aspetto geografico di un Mondiale diviso tra Stati Uniti, Canada e Messico? Credi che il clima possa essere un aspetto decisivo?
«Beh, se non decisivo è certamente importante. E anche qui stiamo parlando dell’ipertrofia di un mondiale. Pensa che il prossimo nel 2030, con la scusa di celebrare il centenario, sarà organizzato da Spagna e Marocco, con puntate in Argentina, Brasile e Uruguay. Pensa che tipo di mondiale ci aspetta. Ma è il gigantismo di questo calcio business. E grazie a Dio a questa situazione risponde l’entusiasmo dei tifosi. Oggi vedo ciò che sta accadendo a Boston con la Tartan Army, i formidabili e appassionati tifosi scozzesi che hanno pacificamente invaso la città americana che li ha accolti a braccia aperte. Però al di là di questi aspetti che riguardano la passione, il tifo, l’entusiasmo dei sostenitori delle diverse squadre, c’è un dato di fatto che è quello di un sistema che pensa soprattutto al business. Se vogliamo parlare dei prezzi dei biglietti, che sono stati al centro di inchieste giornalistiche, di proteste legittime dei tifosi, tutto questo non appartiene al calcio che noi amiamo. Tutto questo appartiene al calcio business. Ma è un’altra cosa».
In queste prime giornate c’è qualche giovane rivelazione o qualche talento emergente che l’ha particolarmente colpita?
«Ma sai, è ancora presto. Perché il Mondiale, come l’Europeo storicamente, porta alla ribalta diversi giocatori. Ci sono stati degli acuti nelle prime partite. Però l’esperienza mi insegna che bisogna aspettare controprove assolutamente probanti. Fermo restando il fatto che alcuni Nazionali abbiano messo in mostra talenti interessanti. Però, ripeto, è ancora troppo presto per esprimere valutazioni a titolo definitivo su questo o su quel giovane emergente. Vedremo nelle prossime partite».
Siamo solo all’inizio, ma se dovesse sbilanciarsi oggi: quale finale sogna o quale finale ritiene più probabile il prossimo 19 luglio?
«Il 19 luglio. Noi siamo al 18 giugno, cioè tra un mese. È praticamente impossibile formulare questa previsione. Perché si sono giocate le partite della prima giornata e perché tante cose possono succedere. Perché dal punto di vista degli appassionati di calcio è chiaro che, per esempio, vedere Messi contro Ronaldo susciterebbe nuove opinioni, nuove scambi di pareri su chi sia il migliore e il più forte di tutti i tempi. Così come la Francia di Mbappé ci ha restituito il suo capitano in condizioni smaglianti. Kane ieri è arrivato a 63 gol stagionali fra Nazionale e Bayern a Monaco. C’è soltanto l’imbarazzo della scelta. Ma è troppo presto per formulare pronostici su chi disputerà la finale. Il cammino è molto, molto lungo».







































