Juventus, McKennie: “Vogliamo vincere l’Europa League, Yildiz è speciale. Vlahovic? Non l’ho più sentito” | OneFootball

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·8 agosto 2026

Juventus, McKennie: “Vogliamo vincere l’Europa League, Yildiz è speciale. Vlahovic? Non l’ho più sentito”

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Weston McKennie si è concesso ai microfoni di Tuttosport per un’intervista. Ecco le parole del centrocampista americano.

Nelle ultime settimane la Juventus è impegnata nelle amichevoli pre-stagionali: a margine della sfida contro il Chelsea, vinta per 0-1 grazie alla rete da fuori area di Edon Zhegrova su assist di Kenan Yildiz, Weston McKennie si è concesso in un’intervista a Tuttosport in cui ha parlato della situazione della rosa, della sua vita e carriera personale e di alcuni calciatori, tra cui Dusan Vlahovic. Ecco le sue parole.


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Juventus, le parole di McKennie

Contento degli arrivi di Kolo Muani e Alajbegovic? «Sì, per quanto riguarda i giocatori che sono arrivati, molti di loro li conoscevo già oppure ci avevo giocato contro. Contro uno o due ho giocato al Mondiale, contro un altro ho giocato la scorsa stagione in campionato. E Kolo, sì, è semplicemente un bravo ragazzo. Penso che si sia inserito molto bene nello spogliatoio. Sa cosa significa la Juventus e sa di cosa ha bisogno la Juventus. Credo che possa offrire queste cose e penso che sia pronto a farlo. Credo che anche gli altri ragazzi arrivati sappiano quanto sia grande la Juventus, quanto possa essere grande e quanto debba esserlo. Spero che possano dare il loro contributo e sono convinto che saranno in grado di aggiungere qualcosa alla squadra. Altrimenti non li avremmo considerati degli obiettivi di mercato se non pensassimo che possano aiutarci. Quindi siamo tutti molto curiosi di vedere come si comporteranno durante la stagione».

Ormai lo conosce da un po’: dove può arrivare Yildiz? «Penso che Kenan sia un giocatore speciale. Credo che lo abbiamo visto durante le stagioni che ha disputato con noi. Essere il numero 10 della Juventus significa essere un giocatore capace di creare qualcosa dal nulla, di essere decisivo nei momenti importanti. È ancora giovane e penso che stia ancora crescendo sotto questo aspetto. Ma alla fine un giocatore non può fare tutto da solo. Ovviamente noi giocatori più esperti e quelli che gli stanno intorno cerchiamo di spronarlo e di fargli capire la posizione in cui si trova e le responsabilità che comporta. Penso che stia facendo un buon lavoro. Quindi sì, credo che possa arrivare ovunque voglia arrivare. Ha quella qualità e quelle capacità. Crescendo e acquisendo maggiore esperienza, comprenderà sempre meglio quello che ci aspettiamo da lui e quello che la gente si aspetta da lui. E penso anche che sia una persona che pretende molto da se stessa».

Vice capitano, ormai è tra i giocatori da più tempo alla Juve: sente questa responsabilità? «Per quanto riguarda il mio ruolo nella squadra, essendo qui da così tanto tempo e considerando che quando sono arrivato alla Juventus c’erano giocatori come Bonucci, Chiellini, Buffon, Ronaldo, Dybala e tutti quegli altri ragazzi, ho imparato tantissimo da loro. Cerco semplicemente di maturare e crescere nel ruolo di uno dei veterani della squadra. Penso che il mio compito sia mettere sempre la squadra al primo posto, essere pronto e disponibile in ogni momento e aiutare i giocatori che arrivano a capire cosa sia la Juventus, come funzioni la Juventus e dove debba stare la Juventus. Parlo molto anche con Locatelli della mentalità che dobbiamo avere. Loca è uno dei giocatori che sono qui da molto tempo ed è il capitano della squadra. Parlo con lui per cercare di capire come dobbiamo comportarci, come dobbiamo parlare e quale esempio dobbiamo dare in allenamento e durante le partite per arrivare dove vogliamo arrivare. Siamo qui da molto tempo e non abbiamo ancora vinto lo scudetto. È qualcosa che desideriamo davvero. Credo che riuscirci rappresenterebbe un’eredità importante da lasciare e sarebbe un ricordo e un momento fantastico da regalare ai tifosi della Juventus».

Restare alla Juve per tutta la carriera è una cosa a cui pensa? «Penso che sia innanzitutto un grandissimo onore. Ed è un sogno che si realizza. Quando ero piccolo, anche se forse a qualcuno non piacerà sentirmelo dire, il mio idolo era Francesco Totti, soprattutto per la sua fedeltà, ma cito anche l’esempio di Del Piero, ovviamente: rimanere così a lungo in un club, e soprattutto in un club come la Juventus, non è facile. Devi affrontare la pressione giorno dopo giorno. È qualcosa che ho imparato da Pirlo quando sono arrivato. Mi disse una cosa che mi è rimasta impressa nella mente: qualsiasi giocatore può avere la fortuna di arrivare in un club come questo e restarci uno o due anni, ma sono solo i giocatori professionali, quelli capaci di rendere giorno dopo giorno, che riescono a rimanere in un club del genere per cinque, sei o sette anni. È una cosa che ho avuto in testa per molto tempo. Essere qui già da sei anni e iniziare, credo, la mia settima stagione è un sogno che si realizza. Quindi spero di poter continuare così».

Alla Juve ha avuto diversi allenatori, cosa le ha dato Spalletti? «L’ho detto molte volte: Spalletti è probabilmente il mio allenatore preferito tra quelli che ho avuto nella mia carriera. E non penso che sia soltanto perché riesco a rendere bene con lui. Credo che dipenda soprattutto dal modo in cui mi permette di giocare. Penso che capisca che tipo di giocatore sono e mi concede la libertà di leggere la partita, interpretare quello che vedo in campo e giocare di conseguenza. Mi permette di farlo. E poi penso che abbia una personalità fantastica. In America lo definiremmo un “player’s coach”, cioè un allenatore vicino ai giocatori: uno che sa rimproverare un calciatore quando serve, ma che sa anche scherzare con lui per alleggerire l’atmosfera. Quindi sì, sono stato molto, molto contento quando ha deciso di restare e quando il club ha deciso di confermarlo. È uno dei tanti motivi importanti per cui volevo rimanere qui alla Juventus e per cui mi trovo così bene».

Nella Juve ha ricoperto ogni ruolo, in quale la vedremo nella nuova stagione? «Per quanto riguarda la posizione, come hai detto, ho giocato in tantissimi ruoli. Naturalmente ho delle posizioni preferite. Mi piace giocare da numero 8, mi piace fare il 10 o il trequartista. Sono i ruoli che preferisco perché sono un giocatore a cui piace segnare, difendere, attaccare e difendere. Mi piace fare tutto e quelle posizioni mi permettono di farlo. Quindi sì, spero di giocare più spesso in quel tipo di ruolo durante questa stagione. Ma alla fine, qualunque sia il ruolo in cui hanno bisogno di me per aiutare la squadra ad avere successo, sono felice di giocare lì. Penso di averlo detto molte volte e credo anche di averlo dimostrato molte volte. Finché sono nell’undici titolare e sono in campo, sono felice. Potete anche mettermi in porta, non mi interessa davvero! Sono contento di ricoprire qualsiasi ruolo di cui la squadra e l’allenatore abbiano bisogno».

Cambiando argomento: come è stata l’esperienza al Mondiale? «Il Mondiale è stata un’esperienza fantastica. Ovviamente non siamo arrivati fino al punto in cui avremmo voluto nel torneo e la partita contro il Belgio è stata deludente per me e per noi come squadra. Ma alla fine penso che avere il Mondiale negli Stati Uniti, in Canada e in Messico sia stato molto importante. Credo che abbia aiutato a far crescere questo sport nel nostro Paese e abbia avvicinato tanti nuovi tifosi al calcio. Penso anche che sia stato bello perché molte persone provenienti da tutto il mondo hanno avuto la possibilità di venire negli Stati Uniti, vivere personalmente l’America e rendersi conto che non è sempre come viene rappresentata sui social media. Sui social vengono messe in evidenza soprattutto le cose negative e tutti le vedono. Quando sono in Europa e parlo con le persone, a volte mi dicono: “No, non voglio andare in America per questo o per quello…”. Invece abbiamo sentito tantissimi commenti positivi da parte delle persone che sono venute e hanno vissuto questa esperienza per la prima volta. Quindi sì, da quel punto di vista siamo stati felici di poter dare al nostro Paese qualcosa in cui credere, qualcosa capace di unire le persone, qualcosa da sostenere e che potesse dare loro speranza. Ed eravamo orgogliosi di questo».

Pensa che il caso Balogun, con l’intervento di Trump, vi abbia condizionato in qualche modo? «Per quanto riguarda quella situazione, non conosco davvero tutti gli aspetti di ciò che è successo dietro le quinte. So soltanto che ognuno ha la propria opinione e io non sono nella posizione di dire se sia stato giusto o sbagliato. So che il suo fallo non era intenzionale. E se si guardano tante altre situazioni avvenute durante il torneo, ce ne sono state molte simili in cui non è stato dato né un cartellino né un rigore, oppure non c’è stato un rosso o addirittura non è stato fischiato fallo. Quindi penso che sia stata una decisione difficile per l’arbitro. Alla fine, però, ha attirato molta attenzione inutile su Balo e sulla squadra. Ovviamente siamo stati felici quando abbiamo saputo che il cartellino rosso era stato annullato».

Lei è un ragazzo estroverso, però parla poco della sua vita fuori dal campo: chi è Weston oltre il calcio? «Io dico sempre di essere molto più di un semplice calciatore. Ho tre cani. Amo la musica. Mi piace suonare il pianoforte. Amo il pianoforte. Mi piace giocare a golf, ma tra le due cose preferisco il pianoforte: non so leggere la musica. Una volta ho provato e ho pensato: “No, non ce la faccio”. Suono a memoria. Mi piace anche disegnare e colorare. Compro quei libri già pronti e li coloro. Mi piace colorare. Amo i film. Amo i Lego. Mi piace fare tantissime cose: quando non sono al centro sportivo e non viaggio per il calcio, cerco di staccare mentalmente da tutto questo, perché è la nostra vita quotidiana. Lo facciamo ogni giorno, 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Quindi, quando non sono in campo o al centro sportivo, cerco di staccare, lasciare libera la mente, rilassarmi ed essere semplicemente me stesso».

E se non avesse fatto il calciatore? «Penso che avrei fatto il vigile del fuoco oppure avrei giocato nella NFL. Una delle due cose».

Tre anni fa la avevamo vista provare a insegnare a Vlahovic a lanciare il pallone da football: a proposito di Dusan, vi siete sentiti? «No, non gli ho scritto da quando sono tornato. Siamo stati super impegnati. E penso anche che questo sia il momento per lui di concentrarsi su se stesso e capire cosa vuole fare. Non sono il tipo di persona che vuole aggiungersi alle cento persone che ti mandano messaggi chiedendoti: “Cosa farai? Dove andrai? Che cosa succederà?”. So come ci si sente quando ricevi cento messaggi diversi da persone che continuano a chiederti queste cose. Quando avrà chiarito la sua situazione e avrà fatto ciò che deve fare, gli manderò un messaggio per congratularmi con lui per qualsiasi decisione abbia preso, gli augurerò buona fortuna e spero di rivederlo da qualche parte in campo».

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