Calcio e Finanza
·28 maggio 2026
Juventus, tensione fra Comolli e Spalletti dopo le parole dell'AD

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·28 maggio 2026

In casa Juventus tiene banco la definizione, con estrema precisione, dei rispettivi ruoli fra l’amministratore delegato Damien Comolli e il tecnico Luciano Spalletti. Appreso della reciproca permanenza in bianconero, ora il club sta studiando un metodo pratico e duraturo per far convivere le due figure dopo alcuni mesi di altissima tensione.
Come riporta l’edizione odierna de La Stampa, mentre si sta lavorando a un confronto fra idee e prese di posizioni, in questo periodo di tensione latente, le parole di Comolli degli scorsi giorni hanno infastidito, e non poco, il tecnico toscano, andando a scoprire alcuni nervi e riportando a galla vecchie ruggini fra le parti.
Non era passata inosservata, dopo la sconfitta contro la Fiorentina, l’uscita di Spalletti, che aveva annunciato un confronto diretto con John Elkann per fare il punto sul proprio futuro: «Questa settimana parlerò con lui. Ci sentiamo ogni tanto; sarà soprattutto un’analisi su me stesso più che sugli altri calciatori, perché devo dare qualcosa di più rispetto a quanto mostrato finora». Parole che erano sembrate quasi un aggiramento delle gerarchie societarie, con un riferimento diretto all’azionista di maggioranza che inevitabilmente finiva per mettere in ombra il ruolo di Comolli. Un modo, insomma, per ribadire il proprio spazio e il rapporto privilegiato con i vertici del club. Allo stesso modo, anche l’intenzione manifestata da Spalletti di incidere maggiormente sulle strategie di mercato era stata interpretata come un segnale preciso di presenza e influenza.
Quando poi è toccato a Comolli prendere la parola, l’AD bianconero ha a sua volta evidenziato il rapporto costante con Elkann, sottolineando di confrontarsi con lui più volte alla settimana. Ma soprattutto ha toccato temi che hanno inevitabilmente irritato Spalletti. Su tutti, l’utilizzo della parola «fallimento», termine che il tecnico aveva recentemente criticato con forza parlando del calcio moderno. A pochi giorni da quella riflessione, però, si è sentito attribuire proprio quell’etichetta alla stagione della Juventus. Non solo. A pesare sull’umore dell’allenatore è stata anche la puntualizzazione secondo cui tutte le operazioni di mercato sarebbero state condivise con lui.
In realtà, al di là degli arrivi di giocatori chiaramente approvati come Holm e Boga, resta il fatto che Spalletti aveva chiesto con insistenza un centravanti che non è mai arrivato. Inoltre il tecnico aveva spinto sia per la permanenza di Vlahovic sia per l’acquisto di Alisson. Due dossier che rischiano già di incrinare gli equilibri interni. Vlahovic, infatti, è rimasto profondamente deluso dal mancato accesso della Juventus alla Champions League e sta valutando possibili alternative in attesa di offerte convincenti. Quanto ad Alisson, dopo il sì del portiere all’operazione, Comolli ha dovuto fare i conti con le difficoltà della trattativa: il Liverpool, infatti, non si accontenta di un semplice indennizzo e continua a chiedere una cifra vicina ai 15 milioni di euro. Da qui la frenata della trattativa.
Nel frattempo la dirigenza bianconera sta sondando altre piste: De Gea resta un’opzione concreta, ma si segue con attenzione anche Nubel del Bayern Monaco. Il rischio, però, è che i tempi si allunghino ulteriormente, arrivando persino a superare il confronto previsto tra domani e l’inizio della prossima settimana tra Spalletti — rientrato oggi a Torino — e Comolli. Ed è proprio per questo che la tensione continua a crescere.







































