Krol rivive il suo amore per Napoli: «Ogni volta che torno vengo inondato da tanti ricordi. Non ero abituato a tutto questo calore» | OneFootball

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·8 aprile 2026

Krol rivive il suo amore per Napoli: «Ogni volta che torno vengo inondato da tanti ricordi. Non ero abituato a tutto questo calore»

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Krol ha ripercorso il suo legame con Napoli, rivivendo i suoi ricordi da giocatore in Italia. Queste le sue dichiarazioni

Il leggendario Ruud Krol, olandese d’origine ma napoletano d’adozione, si racconta a cuore aperto sulle pagine de La Gazzetta dello Sport. A 77 anni, l’ex difensore simbolo del Calcio Totale ripercorre le tappe di una carriera straordinaria, svelando aneddoti inediti e confessando il suo profondo legame con l’Italia. Ecco le sue parole.


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L’AMORE INCANCELLABILE PER NAPOLI «Ogni volta che torno mi basta salire su un taxi per essere inondato da così tanti ricordi… I giovani mi dicono “sei stato un eroe per mio padre, ho una foto tua a casa mia”. Quanto è bello essere ricordati. Ricordo la bellezza, la tranquillità. E poi i pescatori di Mergellina: un giorno andai a fare una passeggiata sul lungomare. Un pescatore mi vide e chiamò tutti gli altri. “C’è Krol, c’è Krol”. Si avvicinarono, mi abbracciarono, ricordo ancora le loro mani e l’odore del pesce, fortissimo. Non ero abituato a tutto questo calore».

IL NAPOLI «Mi prese in prestito dal Vancouver ma mi voleva dai tempi dell’Ajax. Il direttore del Napoli, Antonio Juliano, venne da me anche a Vancouver. Anni prima si era presentato in Olanda per convincermi. Ricordo che ad Ascoli eravamo in vantaggio 1-0 e volevo tenere alta la linea del fuorigioco ma continuavo a dire: “Fiori, fiori”. Non mi capirono subito. A fine partita chiesi un insegnante di italiano».

RIVERA «Da bambino volevo diventare un grande calciatore. Una volta eravamo in vacanza sul lago di Como, mio padre vide un manifesto che anticipava una partita del Milan e mi portò a vederla. Fu il debutto di Gianni Rivera che non aveva nemmeno 17 anni. Quel giorno vidi anche uno stadio italiano per la prima volta. Che atmosfera incredibile. A fine partita ho guardato mio padre e ho detto: “In futuro voglio giocare anch’io in Italia”».

JOHAN CRUIJFF «Eccezionale. Ti rendeva un giocatore migliore. Il mio mancino non era perfetto, allora a fine allenamento restavo di più in campo con Johan per esercitarlo. Ci stimolava, era un allenatore in campo, leggeva il calcio come nessun altro. Sapeva di essere forte ma anche che senza gli altri dieci non poteva fare niente».

IL NAPOLI DI OGGI «Il problema degli infortuni è stato una sciagura. Ma nonostante questo non è mai sceso al di sotto del quarto posto, fa capire quanto sia forte. Io mi sarei divertito di più nel Napoli di Spalletti. A me piace una squadra che attacca sempre e che difende andando contro l’avversario. Prendere l’iniziativa e mai correre indietro. Questo è il mio calcio. Sempre avanti».

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