Calcionews24
·5 giugno 2026
Leao: «Ho bisogno di una nuova sfida. È stata una stagione difficile. Ho giocato infortunato per 4-5 mesi con una pubalgia, in una posizione che non è la mia»

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·5 giugno 2026

Rafael Leao torna a parlare del proprio futuro in un’intervista concessa al media portoghese SportTV. Nella seconda parte del colloquio, l’attaccante rossonero affronta anche il tema del suo rendimento nell’ultima stagione, offrendo una spiegazione chiara delle difficoltà incontrate sotto la gestione di Massimiliano Allegri.
FUTURO: PERCHÉ VUOI LASCIARE IL MILAN E QUALI SONO LE TUE ASPIRAZIONI?
«Ho bisogno di una nuova sfida. Ho già vinto due trofei in Italia e ci sono stato per un po’. È un campionato che si sta evolvendo, ma per il mio calcio una Premier League o una Liga spagnola valorizzerebbe di più il mio talento e me come giocatore. Se dovesse arrivare l’opportunità della Premier, sarei molto contento: penso che il mio talento riuscirei a metterlo a confronto con giocatori che sono a un livello molto alto. Giocare in quel tipo di campionato valorizza molto il giocatore».
BILANCIO DELLA STAGIONE: COME GIUDICHI L’ANNATA APPENA CONCLUSA?
«È stata una stagione difficile. Non siamo arrivati in Champions League. Ho giocato infortunato per 4-5 mesi con una pubalgia, in una posizione che non è la mia. Il sistema tattico non mi aiutava. Sentivo di poter fare la differenza, ma il modo in cui la squadra giocava non mi ha messo nelle condizioni di riuscirci. Alla fine diventa logorante».
L’ARRIVO IN ROSSONERO: COSA RICORDI DEL CONTATTO CON MALDINI NEL 2019?
«C’era stato prima un interessamento dell’Inter. Luís Campos mi disse che stavano pensando di vendermi. Io dissi che volevo restare un altro anno. Poi qualche giorno dopo mi disse che il Milan si sarebbe fatto avanti con una proposta da 25 milioni. E mi disse che qualcuno voleva parlarmi. Qualche ora dopo mi passano un telefono e… Maldini, Maldini che parlava con me. Non potevo dire di no. Ho ricevuto una buona energia da parte sua».
RUOLO IN CAMPO: COME CAMBIA IL TUO MODO DI GIOCARE TRA FASCIA E SECONDA PUNTA?
«Come ala, dopo il dribbling, ho più tempo per pensare se tirare, dribblare di nuovo o crossare. Ma giocando come seconda punta sono più vicino alla porta e devo essere più concreto: o fai assist o tiri. È un dettaglio su cui devo lavorare. Alla fine il calcio oggi si basa sui numeri, ed è l’ultimo step che mi manca. Sulla fascia sono prevedibile? Le squadre si sono adattate. Quando la palla arriva all’ala, arrivano già due o tre difensori. Cambiando dalla fascia a seconda punta, o nelle zone centrali, mi avvicino due o tre volte alla porta durante la partita e poi torno aperto. Questo rende il mio gioco più imprevedibile».
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