Lazionews24
·2 giugno 2026
L’eredità di Baroni alla Lazio: una squadra cresciuta tra luci e ombre

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L’avventura di Marco Baroni sulla panchina della Lazio rappresenta uno dei capitoli più intensi e controversi della storia recente del club. Ufficializzato nel giugno 2024 come sostituto di Igor Tudor, il tecnico toscano era arrivato in un clima di scetticismo diffuso, con una piazza scossa dagli addii di figure iconiche. Tuttavia, il mister ha saputo ribaltare i pronostici iniziali attraverso un calcio elettrico e propositivo, basato su un 4-2-3-1 che per mesi ha incantato i tifosi, portando i biancocelesti ai vertici della classifica e in testa alla fase iniziale della UEFA Europa League.
Il punto di forza indiscutibile mostrato da Marco Baroni durante la stagione 2024/25 è stata la straordinaria capacità di valorizzare l’intero organico a sua disposizione. Nessuno è rimasto escluso dal progetto tecnico, con rotazioni intelligenti che hanno permesso alla Lazio di mantenere altissimi ritmi di gioco nella prima parte dell’anno. La sua filosofia di gioco, orientata costantemente alla ricerca del gol, ha trasformato la squadra in una macchina offensiva capace di impensierire qualsiasi avversario, dimostrando che il lavoro quotidiano sul campo può colmare anche gap di esperienza rispetto a realtà più blasonate.
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Nonostante l’avvio travolgente, il finale dell’annata ha presentato il conto. Il calo della condizione atletica e le tensioni legate alle dinamiche del mercato invernale hanno minato la stabilità del gruppo, portando la Lazio a chiudere il campionato al settimo posto con 65 punti, fuori dalle coppe europee. È innegabile che la gestione delle pressioni di un ambiente così passionale rappresenti un banco di prova proibitivo per chiunque. Proprio su questo aspetto, la mancata continuità tattica e mentale nella fase finale della stagione è stata la pecca che ha condotto alla separazione polemica.
Oggi la panchina è affidata a Gennaro Gattuso, tecnico di carisma e temperamento, ma è lecito guardare al passato con una punta di rammarico. Dare continuità al progetto di Marco Baroni non sarebbe stata una scelta azzardata, anzi, avrebbe rappresentato il sigillo su una struttura tattica già collaudata. Il tecnico aveva finalmente dato un’identità precisa a una rosa che necessitava di certezze. In un contesto laziale che appare oggi, però, decisamente più caotico rispetto a quello affrontato nel 2024/25, la sua profonda conoscenza dell’ambiente e la capacità di integrare i giovani magari avrebbe garantito una stabilità, ma d’altro canto è proprio il caos attuale il punto sfavorevole.







































