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·25 maggio 2026

🤔 Lotito: “Lazio ente morale, non conta soltanto il risultato. Vince chi merita”

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Claudio Lotito, presidente della Lazio, è intervenuto a margine di un convegno tenutosi presso lo Stadio Olimpico. Ecco quanto ripreso da TMW:

“Chi è a capo di una società sportiva ha grandi responsabilità, non solo i risultati come vincere le coppe. Sei un custode di sentimenti e passioni che vivono nella quotidianità di ognuno di noi. Proprio perché la squadra rappresenta questi sentimenti ha l’obbligo per questo potere mediatico di attenzionare questi problemi. La Lazio lo ha sempre fatto, è ente morale perché mise a disposizione la propria organizzazione e i propri campi d’allenamento in tempi di guerra. Proseguiamo questo percorso sulla scia della storia della Lazio, ci sentiamo responsabili nei confronti delle persone e soprattutto dei giovani”.


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“La Lazio ha anche una squadra femminile non a caso, se si parlasse solo di aspetto economico non andrebbe allestita e squadre importanti anche arrivate al secondo posto non ce l’hanno. Noi invece crediamo in questo, mia moglie ha posto la panchina rossa vicino al campo di calcio per avere questa integrazione totale. Dobbiamo nutrire la mente e lo spirito della gente, non solo il fisico. Questa società non ha più un processo di formazione, per questo la Lazio sta creando un’Academy con all’interno una chiesa. Ai miei tempi a scuola c’erano delle usanze, a scuola c’era il crocifisso e si pregava, poi usciti da scuola si andava all’oratorio. A 18 anni c’era il militare che ti insegnava il rispetto delle istituzioni. Oggi tutti vogliono apparire, chi non è presente nella comunicazione digitale non esiste, invece non è così. Io non penso che oggi qualsiasi individuo si ponga l’interrogativo su chi è e cosa possa fare. Tutti pensano di poter fare il Presidente della Repubblica o il commissario tecnico della Nazionale perché tutti vogliono apparire. Ci sono persone che hanno un carattere meno apparente, ma portano risultati pratici e concreti. Se uno appare, esiste nella società di oggi. Però non è così e in un rapporto di coppia si crea un problema. Il rapporto deve essere paritario e di rispetto, così riesci a cogliere elementi diversi e capisci fino a che punto puoi spingerti. Oggi nessuno capisce quali limiti abbia e questo si vede anche nell’attività sportiva. Circa 20 anni fa sono stato il primo a inserire gli psicologi nel settore giovanile. Sentivo nelle competizioni giovanili i genitori che scaricavano le loro frustrazioni sui figli in campo. Da quel momento abbiamo fatto delle sedute con i ragazzi e con i genitori. Quando una società come la Lazio ha un potere mediatico così importante deve parlare di questi fenomeni. Tutto questo si sconfigge con l’educazione e la formazione dei giovani. Bisogna rispettare gli avversari e il merito sportivo. Devi vincere se meriti di vincere, non a ogni costo. Il mondo del calcio è un mondo collettivo, è un gioco di squadra e ci deve essere il rispetto dell’avversario e del compagno. I risultati si raggiungono tutti insieme, società, allenatore, giocatori e tifosi. Questi sono i valori autentici del calcio e dello sport. Noi non dobbiamo solo allenare lo spirito, ma anche la mente”.

“Abbiamo creato un’osmosi continua tra maschile e femminile, spesso i ragazzi della prima squadra maschile vanno a vedere la squadra femminile. Bisogna educare le persone al rispetto dell’essere umano, a prescindere dal genere. Tutto questo deve nascere nelle famiglie, purtroppo le famiglie hanno sempre meno tempo da dedicare ai propri figli. Spesso i ragazzi passano più tempo nelle società sportive che a casa perché devono allenarsi. Allora noi dobbiamo insegnarli il rispetto. I rapporti devono essere paritetici, in passato la donna subiva perché era anche dipendente dal punto di vista economico. Oggi non è più così ed è giusto che sia così. Chi pretende rispetto deve dare rispetto ed è quello che insegniamo nel nostro settore giovanile. Qualcuno si gira dall’altra parte quando si parla di certi argomenti. Noi dobbiamo essere le prime sentinelle di questo, nelle famiglie ci sono sempre state delle problematiche e ci saranno ancora. Il rapporto però deve essere basato sul rispetto, valori cristiani che si sono persi. Io ho 69 anni e non ho mai saltato una messa, anche all’estero. In Arabia Saudita c’era l’arresto se frequentavi una messa e ne ho fatta fare una in Ambasciata. Questi sono i valori fondanti della società e dello sport. Attraverso questi convegni non solo gettiamo un seme, ma tracciamo un percorso per raggiungere queste finalità. Senza questo gioco corale tra società civile, sport, scuola e famiglia non capiremo mai queste situazioni. C’è ancora bisogno di grande sensibilità, le donne non sono un oggetto ma un valore aggiunto”.

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