Luis Henrique si racconta a Folha: «Il cambio ruolo? Ho dovuto studiare molto per Chivu. Voglio impormi nell’Inter e puntare alla chiamate del Brasile» | OneFootball

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·24 settembre 2026

Luis Henrique si racconta a Folha: «Il cambio ruolo? Ho dovuto studiare molto per Chivu. Voglio impormi nell’Inter e puntare alla chiamate del Brasile»

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Luis Henrique, l’esterno brasiliano analizza la sua evoluzione tattica all’interno del 3-5-2 nerazzurro e il grande lavoro d’adattamento difensivo

Il processo di crescita e maturazione tattica dei protagonisti della Serie A passa spesso da un’evoluzione profonda del proprio modo di stare in campo. In un’intervista rilasciata ai microfoni della testata brasiliana Folha, l’esterno dell’Inter Luis Henrique ha parlato a cuore aperto delle difficoltà e delle sfide legate al suo recente cambio di ruolo nello scacchiere tattico di Cristian Chivu. Una trasformazione importante che lo sta obbligando ad aggiungere una fase di copertura costante al proprio bagaglio tecnico, compito non certo immediato per chi ha un passato calcistico votato principalmente all’attacco. Ecco, di seguito, le sue parole.

L’ESPERIENZA DA ESTERNO NEL 3-5-2 – «Ottima esperienza, un grande apprendimento. È un ruolo che richiede molto sia fisicamente che in termini di concentrazione, perché devo dare una mano in fase difensiva, senza però perdere le mie caratteristiche offensive. Mi piace avere la libertà di attaccare, sfruttare la mia velocità, cercare le situazioni di uno contro uno e avvicinarmi all’area. Sono sempre stato un giocatore più offensivo, quindi mi piace essere coinvolto nelle azioni d’attacco. Sto comprendendo sempre meglio il ruolo dell’esterno e credo che questo mi stia aiutando a crescere come giocatore».


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COSA COMPORTA UN CAMBIAMENTO DEL GENERE – «La cosa più importante è essere disposti a imparare. Quando si cambia ruolo, bisogna capire che non si tratta solo di correre di più o di marcare con grande intensità. C’è un intero aspetto tattico, che riguarda il posizionamento, la copertura e la lettura del gioco. Bisogna sapere quando pressare, quando chiudere in area e quando si può passare all’attacco. Per me, è stato fondamentale ascoltare gli allenatori e i compagni di squadra e capire di cosa la squadra ha bisogno da me».

SULLE DIFFERENZE DEL CALCIO ITALIANO – «Ogni paese mi ha insegnato cose diverse. In Brasile ho imparato molto sulla creatività, l’improvvisazione e un modo di giocare più naturale. In Francia ho sperimentato uno stile di calcio molto intenso, fisico e veloce. In Italia sto imparando molto sulla tattica. Qui c’è una grande attenzione al posizionamento, allo spazio e alla lettura di ogni momento della partita. È uno stile di calcio in cui il giocatore deve essere sempre concentrato e capire molto bene cosa succede in campo. Questa esperienza mi sta aiutando a vedere il gioco in modo più completo».

LA CONVOCAZIONE CON IL BRASILE – «La nazionale è un obiettivo. Ogni giocatore brasiliano che raggiunge questo livello sogna di indossare la maglia della nazionale. Seguo i giocatori di questo gruppo e so che c’è molta qualità. Nell’ultima convocazione sono stati chiamati Wesley e Matheuzinho [terzini destri], e so che sono grandi giocatori. Ogni giocatore ha le sue caratteristiche, e io devo concentrarmi sullo sviluppo delle mie. Ho la mia velocità, la mia forza negli uno contro uno, la mia capacità di attaccare gli spazi, e ora sto lavorando molto anche su questo aspetto del recupero difensivo e sul giocare in un ruolo più completo. Se riesco a essere costante e ad aiutare l’Inter, credo che l’opportunità possa arrivare».

SULLE DIFFICOLTA DEI BRASILIANI IN EUROPA – «C’è una concorrenza molto forte nei grandi club europei e arrivano sempre più giocatori preparati da tanti Paesi. Ma il brasiliano continua ad avere grande qualità e a essere protagonista nei grandi club. Non penso di giocare in Europa per fare da comprimario. Ho ambizione e voglio conquistarmi il mio spazio. Credo nelle mie caratteristiche e nel mio potenziale. Voglio diventare sempre più importante per l’Inter».

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