Calcionews24
·23 giugno 2026
Malagò spiega il suo piano per la Nazionale: «Il prossimo ct deve avere entusiasmo, non deve farlo solo per soldi. Straniero? Mai dire mai»

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Giovanni Malagò apre ufficialmente la sua nuova fase alla guida della FIGC. Dopo l’elezione con il 68,58% dei voti, il nuovo presidente federale ha rilasciato a la Repubblica le sue prime parole da numero uno del calcio italiano, tracciando le priorità di un mandato che dovrà affrontare questioni profonde: rilancio della Nazionale, valorizzazione dei giovani, rapporto con la politica, infrastrutture e riforme strutturali.
Il primo pensiero, subito dopo l’applauso dell’assemblea, è stato personale e familiare: «Il primo pensiero è andato a mio padre». Da lì Malagò ha ricordato anche il suo legame originario con il pallone, nato all’Olimpico accanto al padre: «Ricordo che a sei, sette, otto anni mio padre mi portava all’Olimpico, in Tribuna Monte Mario, tutte le domeniche alle 14.30, ma intendo proprio tutte. Si fatica a crederci, ma ero contemporaneamente un lupetto della Roma e un aquilotto della Lazio: era l’unico modo che avevamo per vedere il calcio. A casa ho ancora quelle tessere».
Tra i temi più urgenti c’è la difficoltà del calcio italiano nel produrre nuovi talenti. Malagò ha indicato una questione normativa e culturale da affrontare: «Mi ha scioccato leggere che un giocatore su quattro del Mondiale non giochi per la nazionale in cui è nato: in Italia non sarebbe possibile. Non parlo dello ius soli perché è una questione politica, ma sostengo lo ius soli sportivo. Oggi poi se un club compra un giocatore italiano, in Italia, paga il 22% di Iva, se lo prende all’estero no. È normale?».
Il nuovo presidente ha sottolineato anche la necessità di ripensare il sistema calcio in chiave moderna, partendo dalle infrastrutture. A suo giudizio, tra fine anni Novanta e inizio Duemila molti grandi club avrebbero potuto trasformare la forza economica del campionato in investimenti sugli stadi, anziché concentrare risorse soprattutto sugli ingaggi dei calciatori.
Il dossier più immediato resta quello della Nazionale italiana. Il nome del prossimo commissario tecnico sarà una delle prime scelte del nuovo corso federale. Malagò ha escluso veti su Roberto Mancini, ma ha chiarito quale dovrà essere l’identikit del ct ideale: «Condizione imprescindibile è vedere subito l’entusiasmo, la convinzione di sposare un’idea. Non deve farlo solo per soldi. Sicuramente la componente economica esiste, ma se una persona comincia a mettere troppi paletti sugli orari o sulle disponibilità, può essere la più brava del mondo ma non mi interessa. Ho bisogno di qualcuno convinto almeno per i prossimi due anni. Straniero? Mai dire mai».
L’orizzonte sarà l’Europeo 2028, anche perché tra due anni ci saranno nuove elezioni federali. Per il ruolo di direttore tecnico, invece, Malagò ha aperto alla possibilità di coinvolgere un ex calciatore di grande prestigio, citando i contatti avuti con Paolo Maldini, Alessandro Del Piero, Roberto Baggio e Gianluigi Buffon, pur precisando che nulla è stato ancora deciso.
Altro tema centrale sarà il rapporto con la politica, in particolare con il ministro Andrea Abodi. Malagò ha spiegato di voler superare le tensioni degli ultimi mesi: «È stato la seconda persona che mi ha chiamato, lo vedrò in settimana. Che non fosse felice della mia candidatura si è visto già nelle moltissime dichiarazioni sulla volontà di commissariare, anche quando non c’era la possibilità politica o giuridica. Ma voglio mettere tutto alle spalle».
Il nuovo presidente vuole riportare la FIGC a essere un modello credibile e riconosciuto. La missione finale è chiara: «Se avremo una Federazione che, come l’Aniene, il Coni o Milano Cortina, sia considerata un modello invidiato nel mondo, molto competitiva, rispettata e che rende gli italiani orgogliosi».







































