Inter News 24
·6 giugno 2026
Marotta a La Gazzetta: «Marotta League? Sui social è pieno di leoni da tastiera. Se vincessimo la Champions potrei andare in pensione»

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·6 giugno 2026

Beppe Marotta ha rilasciato una lunga intervista a La Gazzetta dello Sport. Queste le parole del Presidente dell’Inter:
L’ESPERIENZA AL VARESE APPENA 19ENNE «Avevo appena finito il liceo classico al Cairoli, dove avevano studiato anche Mario Monti, Alfredo Ambrosetti, Bobo Maroni e Attilio Fontana. Fontana e Maroni erano più grandi di me. Ricordo che venivano al liceo con i giornali politici sottobraccio, mentre io arrivavo con la Gazzetta. Giocavamo nella squadra del liceo; Maroni era un mediano arcigno, alla Benetti, Attilio Fontana, detto Attila, era un Tardelli che segnava. Io ero un centrocampista alla Calhanoglu. Alla… perché non avevo il talento per fare il calciatore».
VOLEVA FARE IL GIORNALISTA? «No, io volevo fare il dirigente di calcio. Mi piaceva semmai fare il telecronista, anzi il radiocronista. Adoravo ‘Tutto il calcio minuto per minuto’ e ancora adesso faccio le imitazioni di Sandro Ciotti, che si inserisce con i suoi ‘Scusa Ameri’. Ecco avrei fatto con piacere il radiocronista».
ESPERIENZA CHE PORTA NEL CUORE «Tutte, per motivi diversi. Ma se devo proprio scegliere ne dico una: la promozione in A con il Venezia, quando attraversammo la laguna da vincenti sul Bucintoro, l’imbarcazione dei Dogi».
GIOCATORE CON PIU’ TALENTO? «Alvaro Recoba. Gli ho visto fare, anche in allenamento, giocate che noi umani non riusciamo nemmeno a immaginare. Uno dei rari casi di singolo che vale la squadra, ma anche la prova provata che il talento puro non basta a fare un campionissimo».
ADDIO ALLA JUVE PER CR7 – «Non ero d’accordo, ma non è stato per quello. Diciamo che quando la proprietà fa un passo avanti, il manager deve fare un passo indietro… Della Juventus ricordo tanti momenti belli e con Andrea Agnelli sono rimasto in buoni rapporti».
NON AVEVA NIENTE IN MANO? «Tornai a casa, incassando la più grande delusione della mia vita, senza avere alcun impegno. Ma il giorno dopo, esattamente il giorno dopo, mi arrivò un messaggio da un numero a me sconosciuto firmato Zhang… Chiamai subito Urbano Cairo per farmi confermare che quello era davvero il numero di Zhang. E così sono ripartito come ad dell’Inter. E poi è arrivato il fondo Oaktree, nei confronti del quale nutro un’immensa riconoscenza. Ho grande stima per il loro approccio profondamente collaborativo e sinergico col club. A loro devo gratitudine per avermi offerto l’opportunità di diventare Presidente, chiudendo così, nel modo più bello, il cerchio della mia carriera».
COSA RISPONDE A CHI DICE MAROTTA LEAGUE «Grazie per questa domanda. Penso che sui social abbondino quei leoni della tastiera che non sanno nulla delle persone di cui parlano e del percorso che queste persone hanno fatto. Si fa in fretta a giudicare senza conoscere. Così si mette solo fango nel ventilatore. C’è troppa gente che non sa accettare la sconfitta, vittima della cultura del sospetto e dell’invidia».
LEI CREDE IN DIO? «Certo, vengo da una famiglia molto cattolica e lo sono a mia volta. Ho passato momenti davvero brutti all’epoca del Covid, mi sono anche trovato con la maschera dell’ossigeno… Ma non credo al Dio che fa i miracoli su richiesta. Il mio Dio è quello degli oratori e dei solidi principi di vita. Un Dio che mi dà forza ed equilibrio».
IL SOGNO «Sarebbe fin troppo facile dire la Champions. Certo che voglio vincerla con l’Inter. Le mie squadre hanno giocato 4 finali e le hanno perse… Ma c’è qualcosa di più. Voglio dare finalmente il via alla fase tre della mia vita quella del “serve”, inteso come restituire».
IL NUOVO SAN SIRO SI FARA’? «Va fatto! Perché lo stadio è il contenitore delle grandi emozioni e la casa del club. Il nuovo impianto dovrà essere moderno, accogliente e sicuro, oltre che un simbolo di appartenenza. Da parte nostra, così come da parte del Milan, c’è una volontà forte e determinata. Il paradosso è che le due proprietà, Oaktree e RedBird, sono pronte a investire quasi 2 miliardi, eppure continuano a presentarsi ostacoli che rallentano e frenano il percorso. Lo stadio a Milano dovrebbe essere considerata una grande opera di rilevanza pubblica e finire sotto il cappello del Ministero delle Infrastrutture. Snellire la burocrazia è una priorità».
SULLE PAROLE DI MOU «È un suo pensiero. Io credo che i ragazzi che hanno vinto Scudetto e Coppa Italia siano grandi atleti e siano tutti campioni. Per me non è giusto come non è giusto confrontare atleti di epoche diverse come Maradona e Pelé. Il calcio è cambiato, continuerà a cambiare».
POTREI ANCHE ANDARE IN PENSIONE «Ero a San Siro quando l’Inter, nel 1965, vinse la seconda Coppa dei Campioni contro il Benfica, con il gol di Jair. Ecco, se vincessimo la Champions potrei anche andare in pensione…».







































