Inter News 24
·20 settembre 2026
Massimo Moratti ricorda Sandro Mazzola: «Un vincente e un interista vero, con lui siamo diventati grandi»

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La scomparsa di Sandro Mazzola, avvenuta due giorni fa all’età di 83 anni, ha lasciato un vuoto incolmabile in tutto il mondo del calcio e, in particolar modo, nel cuore di chi ha vissuto da vicino le sue epiche gesta. Due nomi come quelli di Mazzola e Moratti restano legati in maniera indissolubile alla storia dell’Inter. L’ex presidente nerazzurro Massimo Moratti, intervistato dal Corriere della Sera, ha voluto ricordare e omaggiare il grande campione, simbolo e capitano di un’epoca indimenticabile: «Sandro Mazzola? Un vincente. Siamo più o meno della stessa età, Sandro e io…».
Ripercorrendo gli esordi del fuoriclasse, Moratti ha sottolineato l’impatto immediato che il suo talento ebbe sulla squadra: «Non è un caso che quando, giovanissimo, è entrato in squadra, sia cominciato il ciclo di vittorie di quella grande Inter a livello nazionale e internazionale: Mazzola aveva doti eccezionali». La memoria corre poi alla Grande Inter del padre Angelo e alle prime impressioni su quel giovane talento: «Non un compagnone, ma un tipo solitario, al quale piaceva stare per conto suo. Era molto determinato. Sul piano strettamente tecnico aveva colpito tutti per le sue fantastiche qualità, la sua freschezza, il suo modo di giocare, la capacità di velocizzare l’attacco di quella squadra che nel 1963 avrebbe conquistato il suo primo campionato, l’inizio di un ciclo di successi nei quali Sandro ha avuto un ruolo fondamentale».
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Entrando nei dettagli tecnici, l’ex presidente ha spiegato cosa rendeva unico l’attaccante: «La sua capacità di liberarsi con il dribbling, in poco spazio, di compiere più scatti nella stessa azione, un punto di forza tutto suo. Voglio sottolineare un’altra sua dote: nel tiro possedeva, soltanto lui, una piccola leva che dava giri e velocità al pallone, diventando imprendibile. Non aveva bisogno di una grande leva e di tanto spazio. Così prendeva in anticipo avversari, difese e portieri. Papà gli voleva bene, era così giovane, un ragazzino. Quel ragazzino figlio di un campione vittima della tragedia di Superga ha avuto la forza, la personalità, il carattere di imporsi con il suo talento».
Non poteva mancare un passaggio sul celebre dualismo in maglia azzurra: «Credo proprio che due giocatori così diversi potessero giocare insieme. E sa perché? Entrambi erano intelligenti e avrebbero risolto il problema, con le loro doti, capacità, talento. Ne sono convinto: Mazzola e Rivera avrebbero trovato un modo per convivere tecnicamente».
In conclusione, Moratti ha ricordato anche la parentesi dirigenziale vissuta al suo fianco: «Per poco tempo. Lavorò molto di più con la presidenza Fraizzoli prima. Lui e io abbiamo collaborato per quattro anni. Mazzola ci teneva alla società, alla squadra, aveva occhio e capacità di analisi nell’individuare il giocatore di talento, quello che poi sarebbe potuto diventare, come avrebbe potuto inserirsi. Il primo pensiero di Mazzola era l’Inter. Era un interista vero».
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