Matarrazzo brilla alla guida della Real Sociedad e rivela: «L’Italia non è pronta per me! Mi fecero fare un provino con quella squadra ma poi…» | OneFootball

Matarrazzo brilla alla guida della Real Sociedad e rivela: «L’Italia non è pronta per me! Mi fecero fare un provino con quella squadra ma poi…» | OneFootball

In partnership with

Yahoo sports
Icon: Calcionews24

Calcionews24

·20 aprile 2026

Matarrazzo brilla alla guida della Real Sociedad e rivela: «L’Italia non è pronta per me! Mi fecero fare un provino con quella squadra ma poi…»

Immagine dell'articolo:Matarrazzo brilla alla guida della Real Sociedad e rivela: «L’Italia non è pronta per me! Mi fecero fare un provino con quella squadra ma poi…»

L’allenatore della Real Sociedad, Pellegrino Matarrazzo, tecnico americano ma dalle origini italiane, si è raccontato così

In Spagna l’uomo del momento è Pellegrino Matarazzo. Nato a Wayne, negli Usa, vicino a New York, il 28 novembre 1977. Da allenatore ha lavorato nelle giovanili di Norimberga e Hoffenheim, poi ha allenato lo Stoccarda, lo stesso Hoffenheim e ora la Real Sociedad che sabato ha conquistato la Copa del Rey superando ai rigori l’Atletico Madrid. La Gazzetta dello Sport lo ha intervistato.


OneFootball Video


IL PERCORSO – «È difficile trovare le parole. Avevo portato lo Stoccarda in Bundesliga e l’Hoffenheim in Europa League, ma quello che abbiamo fatto in questi 4 mesi è incredibile. Io sono un tipo positivo che ama sognare in grande, non mi piace mettere limiti alla mia immaginazione. E sì, sapevo che la Real Sociedad è squadra di coppa e infatti abbiamo detto subito ai ragazzi che in questa competizione avremmo potuto fare qualcosa di speciale. Poi ho pensato solo a lavorare, giorno dopo giorno, ma da qualche parte nella mia testa c’era questo sogno, questa ambizione. Ora è una realtà. Wow!».

I PRIMI ANNI 80 NEL NEW JERSEY – «Lì parte la mia storia. In due mondi. La quotidianità yankee e le radici italiane. Nel classico van Chevrolet, col quale con papà andavamo ai tornei di calcio, c’era sempre una cassetta di Nino D’Angelo, o di Toto Cutugno. Che cantate ci siamo fatti nel van…».

IL VIDEO DI NINO D’ANGELO – «In questi giorni ho ricevuto tantissimi messaggi: nessuno mi ha fatto tanto piacere come il suo. Nino è stato importantissimo per la mia famiglia».

L’ITALIA – «Io torno in Italia ogni anno, normalmente a giugno. A Ospedaletto ho tanta famiglia, il legame è rimasto forte».

LA NAZIONALE – «Sono cresciuto con una connessione profonda con gli azzurri. Avevo 12 anni quando abbiamo perso la semifinale di Italia 90 con l’Argentina e ricordo con nitidezza il mio pianto sul divano. E poi ecco Usa 94. L’idea di poter vedere dal vivo i miei idoli, Roberto Baggio, Franco Baresi, Maldini, Donadoni mi elettrizzava. Con i miei fratelli eravamo in tribuna al Foxboro Stadium a Boston per l’incredibile partita con la Nigeria. Il pareggio di Baggio all’ultimo minuto, poi il 2-1… Vidi 4-5 partite allo stadio e quel Mondiale fece sì che per noi il calcio diventasse finalmente qualcosa di vero, di reale, perché allora era una cosa europea, non americana. Non come oggi che è lo sport più praticato dai giovani».

FUORI DAL MONDIALE – «Intanto spero che il panorama politico si calmi, che ci sia più pace nel mondo così da poterci concentrare e godere il Mondiale. Poi è chiaro che vedere l’Italia fallire la qualificazione in più occasioni è molto più di un dispiacere, è qualcosa di doloroso. E non solo per me ma per un’intera nazione che ha una storia calcistica tanto ricca. Ora è importante reagire non solo emozionalmente ma usare questo momento come un catalizzatore per il cambio. Ripensare il sistema. Io ho avuto la possibilità di toccare con mano la trasformazione del calcio tedesco. Dopo le difficoltà all’Europeo del 2000 hanno cercato soluzioni: vivai obbligatori per tutti i club professionistici, centinaia di centri di allenamento regionali focalizzati nell’educazione di giocatori tecnici e creativi in contrapposizione al binomio fisico-disciplina, che allora era la base del tipico giocatore tedesco, investimento in un sistema moderno di educazione alla preparazione. Hanno trovato soluzioni e tutto questo ha pagato con la vittoria del Mondiale del 2014. Spero che in Italia s’inizi a pensare in maniera indipendente investendo in un successo a medio-lungo termine».

SOGNAVA DI VENIRE IN ITALIA – «Sì. Un agente italiano mi promise un provino alla Salernitana, passai tre mesi a correre sulle montagne di Ospedaletto, mi portarono alla Nocerina l’ultimo giorno di mercato ma non ebbi mai una vera opportunità. Tornai in America, continuai a studiare e a giocare finché non ebbi l’offerta in Germania. Lì sono entrato nel corso allenatori ed è iniziata la mia carriera».

LA SERIE A – «Penso che per quanto riguarda gli allenatori la Serie A sia ancora molto chiusa. Si cercano giocatori e tecnici che conoscano quel calcio perché la Serie A si sente differente, o almeno questa è la mia impressione. E va bene così. Io sono felicissimo di come sta andando la mia carriera».

Visualizza l' imprint del creator