Juventusnews24
·3 gennaio 2026
Matuzalem svela i retroscena: «Dopo un paio di partite chiesi quando avremmo giocato contro la Juve… E quella volta incontrai Spalletti»

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Francelino Matuzalem a La Gazzetta dello Sport si è raccontato in una lunga intervista a cuore aperto. Ecco le parole dell’ex centrocampista Lazio anche sulla Juventus e su Luciano Spalletti.
L’ARRIVO IN EUROPA «La prima tappa fu il Napoli, estate 1999. Filippo Fusco mi vide giocare al Mondiale U20 col Brasile. C’era anche Ronaldinho, che già palleggiava con le arance. Avevo 19 anni. Dopo un paio di partite chiesi quando avremmo giocato contro Juve e Milan. Mi risposero “beh, magari il prossimo anno…”. Eravamo in Serie B e neanche lo sapevo. Per un mese mangiai solo pizza e Coca Cola. Vivevo da solo, non sapevo né cucinare né fare una lavatrice senza distruggere tutto, ma avevo un angelo custode: Walter Novellino. Quando non mi svegliavo mi veniva a prendere a casa. “Brasiliano, c’è l’allenamento”. Ha visto in me il regista che avevo dentro. A Napoli sono stato da Dio: peccato per la retrocessione del secondo anno, dopo la promozione».
SIVIGLIIA HA DETTO CHE ERA UN PO’ PIRLO E UN PO? GATTUSO «Il capitano mi vuole bene, questi sono mostri sacri, ma tra vincere un contrasto e fare un assist le dico tutta la vita il primo. Oggi come me ce ne sono pochi. Non so quanto potrei valere, ma giocherei tutta la vita. Oggi i campioni veri non esistono? Haaland? Yamal? Non so se avrebbe giocato nella Spagna dei fenomeni».
LE ACCUSE DI “MACELLAIO” «Non sono mai entrato per far male, neanche a Brocchi e a Krsticic, le due scivolate più discusse. Con Cristian ci sentiamo e la gente non lo sa. Lo chiamai anche dopo quell’intervento in Genoa-Lazio del 2013. E lì qualcuno parlò a vanvera. Fu un fallo brutto, ma non intenzionale. La verità è un’altra: nel 2009-10, con Ballardini, Baronio giocava solo perché Ledesma era fuori rosa insieme a Pandev. Io e Lichtsteiner andammo dal mister a dirgli che avrebbe dovuto far rientrare Cristian. Baronio sapeva bene che se fosse tornato non avrebbe giocato più, e infatti così è stato. Era invidioso. La gente mi insultò per colpa sua, ma dopo quel fallo presi l’aereo… con la Lazio».
BAGGIO «Ho avuto la fortuna di segnare due gol il giorno del suo addio al calcio a San Siro. Mi diceva che avevo un gran talento, ma che avrei dovuto comportarmi meglio. L’ho ascoltato troppo poco».
GUARDIOLA «Nel 2003 giocavamo insieme, ma lui era più contento di me: “Matu, è un piacere vederti giocare”. Amava il mio stile da strada. Una volta disse che mi avrebbe portato a Barcellona per fargli da guardia del corpo. Quel Brescia oggi giocherebbe in Champions. Mazzone è stato un padre».
RETROSCENA DI MERCATO «Ho sfiorato Milan e soprattutto Roma. Incontrai Spalletti in hotel ai tempi dello Shakhtar. Lì ho avuto l’allenatore migliore: Lucescu».









































