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·22 marzo 2026

Milan, Cardinale: “Mi vedono come Berlusconi. Club mio o di Elliott? Ridicolo”

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Il proprietario del Milan Gerry Cardinale è tornato a parlare dei rossoneri per quanto riguarda l’aspetto economico, ma non solo: ecco le sue parole riportate dal Financial Times.

“Quello che ho dovuto affrontare negli ultimi tre anni in Italia è qualcosa che non avevo mai vissuto prima. Non riesco nemmeno a prendere parola senza che mi chiedano: la squadra è davvero tua o di Elliott? È la cosa più ridicola del mondo. È assurdo e frustrante. Vorrei che mi venisse riconosciuta fiducia, che tengo a questo club, a questa città e a questo Paese. Quello che ho imparato in tre anni è che devo dimostrarlo”.


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Nuovo stadio? “Qui barriere politiche e culturali”

L’altro macro-tema, costruire una nuova casa per il Milan; lo stadio: “Sto costruendo uno stadio e voglio che sia un prodotto italiano, con banche italiane che lo finanziano, aziende italiane che competono per i naming rights, commercio e hospitality italiani. Negli Stati Uniti potrei farlo ad occhi chiusi. Qui non è il mio ecosistema: ci sono barriere linguistiche, politiche e culturali”.

“Mi vedono come il nuovo Berlusconi, si aspettano che spenda senza limiti”

Cardinale insiste su come viene riconosciuta la sua figura dai tifosi rossoneri: “Tutti mi vedono come il nuovo Berlusconi, e si aspettano che spenda senza limiti. L’ultima cosa che farò è venire qui solo perché sono ricco e comportarmi da tifoso. Ma non continuerei a essere richiamato in questi ecosistemi se fossi uno che arriva sparando a zero, distruggendo tutto e comportandosi da arrogante”.

Un confronto con il governo italiano per rilanciare la Serie A

Poi Cardinale chiede un confronto con il governo per parlare del campionato: “Mi piacerebbe arrivare al punto in cui, se avrò costruito abbastanza credibilità, potrò andare a Roma, sedermi con Meloni o con chiunque altro e dire: guardate, costruiamo un piano per rilanciare la serie A. Facciamo della serie A una delle più grandi esportazioni dell’Italia”.

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