Milan, il processo ad Amorim era già pronto: mettetevi l’elmetto e smettetela con le sentenze | OneFootball

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·8 settembre 2026

Milan, il processo ad Amorim era già pronto: mettetevi l’elmetto e smettetela con le sentenze

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Milan, il pareggio contro la Juventus ha scatenato critiche e giudizi definitivi: ma il progetto di Ruben Amorim richiede tempo, pazienza e sostegno

Il pareggio dell’Allianz Stadium ha fatto scattare immediatamente il processo sommario a Ruben Amorim. È bastata una prestazione imperfetta contro la Juventus, chiusa sull’1-1 dopo il gol subito nel finale, per trasformare dubbi legittimi in sentenze definitive. Come se qualcuno non aspettasse altro. Come se una parte dell’opinione pubblica calcistica avesse già preparato il banco degli imputati, limitandosi ad attendere il primo passo falso per trascinarci sopra l’allenatore del Milan.


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Criticare la partita di Torino è sacrosanto. I rossoneri hanno sofferto, concesso troppo e faticato a controllare diversi momenti dell’incontro. Lo stesso Amorim, nel dopogara, non si è nascosto e ha riconosciuto la superiorità della Juventus sul piano del possesso e della prestazione. Ma tra analizzare gli errori e dichiarare fallito un progetto dopo poche giornate passa una distanza enorme. Quella che separa il giornalismo dall’isteria, il giudizio dalla smania di demolire.

Il tecnico portoghese è arrivato a Milano per cambiare principi, mentalità e struttura della squadra. Non possiede una bacchetta magica e non può cancellare in poche settimane limiti, abitudini e contraddizioni accumulati nel tempo. Chi pretende un Milan perfetto e dominante già a settembre non sta chiedendo ambizione: sta semplicemente rifiutando la realtà.

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La stagione sarà lunga, complicata e inevitabilmente piena di passaggi a vuoto. Arriveranno altre prestazioni deludenti, altri punti persi e probabilmente altre scelte difficili da comprendere. È esattamente in quei momenti che si misura la solidità di un ambiente. Cambiare opinione dopo ogni partita, invocare rivoluzioni al primo pareggio e trasformare qualsiasi sostituzione in un caso nazionale non aiuterà il Milan ad accorciare il percorso. Lo renderà soltanto più nervoso.

Amorim dovrà essere giudicato con severità, ma sui risultati e sull’evoluzione della squadra nel medio periodo, non sulla base di novanta minuti giocati a Torino. Dovrà dimostrare di saper correggere gli errori, valorizzare la rosa e costruire un’identità riconoscibile. Nessuno gli deve regalare alibi. Allo stesso tempo, però, nessuno può pretendere di celebrare il funerale del suo progetto quando la stagione è appena cominciata.

E allora i tifosi rossoneri si mettano l’elmetto. Perché quest’anno serviranno pazienza, nervi saldi e sostegno, soprattutto quando sarà più facile insultare la squadra. Tifare soltanto dopo le vittorie non significa accompagnare un progetto: significa salire sul carro quando la strada è già in discesa.

Il Milan non ha bisogno di adoratori acritici, ma neppure di vedove permanenti, allenatori da divano e sentenziatori compulsivi. Ha bisogno di tempo, lavoro e compattezza. Quindi sì: criticate, discutete e pretendete. Ma poi sostenete la squadra e risparmiateci le continue rotture di scatole. Il campionato non è finito a Torino. È appena cominciato.

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