Mourinho e la rivalità con la Juventus. I gesti, le frasi e gli scontri tra il portoghese e la Vecchia Signora | OneFootball

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·21 gennaio 2026

Mourinho e la rivalità con la Juventus. I gesti, le frasi e gli scontri tra il portoghese e la Vecchia Signora

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Verso Juve Benfica, la rivalità tra i bianconeri e Mourinho. I gesti, le frasi e gli scontri tra il tecnico portoghese e la Vecchia Signora

La Juventus si prepara a vivere una notte europea ad alta tensione, ospitando una vecchia conoscenza che ha fatto dell’antagonismo coi colori bianconeri un marchio di fabbrica. La sfida di Champions League contro il Benfica riporta a Torino José Mourinho, riaccendendo una rivalità storica fatta di veleni e provocazioni. Impossibile dimenticare l’era nerazzurra, segnata da conferenze stampa incendiarie: dal celebre “meju no jugare” del 2009, allusione a presunti favori arbitrali per i rivali, fino alla polemica sull’“area di 25 metri” che, secondo lui, esisteva solo per la Juve.


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Le ruggini non sono svanite lasciando la Serie A. Nel 2018, sulla panchina del Manchester United, lo Special One rispose ai fischi dello Stadium mostrando le tre dita (simbolo del Triplete interista) e portandosi la mano all’orecchio dopo una vittoria in rimonta, scatenando l’ira di Leonardo Bonucci. Nel mirino del portoghese è finito spesso anche Massimiliano Allegri, stuzzicato sia per la Panchina d’Oro vinta ai suoi danni col Cagliari, sia nel 2014, quando Mou sminuì il cammino europeo della Juve: “Se la Juve vince l’Europa League non è un vero successo, perché costruita per la Champions”.

Oggi però il copione offre un colpo di scena inatteso. Se in passato aveva giurato fedeltà al passato interista escludendo un futuro a Torino, alla vigilia del match contro la squadra di Luciano Spalletti la prospettiva è radicalmente cambiata. Alla domanda su un possibile approdo alla Continassa, Mourinho ha spiazzato tutti: «Se allenerei mai i bianconeri? Certo». Una dichiarazione che trasforma i fischi in curiosità, dimostrando che nel calcio nulla è per sempre, nemmeno l’odio sportivo più radicato.

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