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·27 settembre 2026

Noi JovaTotti: i 50 anni di Francesco Totti

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I 50 anni di Francesco Totti, tra la Roma, i 307 gol in giallorosso, il Mondiale 2006, il ritiro e una vita sempre sotto i riflettori.

Cinquant’anni all’anagrafe, sette senza la sua Roma. Francesco Totti festeggia mezzo secolo a Las Vegas, la capitale mondiale dell’intrattenimento, lui che prima in campo e poi come showman fuori è sempre riuscito a divertire chiunque lo guardasse. Il segreto è stato sempre prendersi poco sul serio. Il resto lo hanno fatto i geni di mamma Fiorella e papà Enzo.


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Del campo, forse, è «inutile» parlare: ha deliziato, vinto, è stato un unicum calcistico e come tale resterà. Dallo scudetto nel 2001 al Mondiale nel 2006, dall’esordio nel 1993, che il compianto giornalista Alberto Mandolesi definì con incredibile preveggenza «fatto storico», alla maglia numero 10, dalla fascia di capitano al cucchiaio, dalla Scarpa d’oro alle 786 presenze e 307 gol, tutti in giallorosso.

Totti, 50 anni e una storia ancora legata alla Roma

E poi c’è il Totti uomo, capace di ironizzare come pochi altri su se stesso e, allo stesso tempo, mettere a nudo le sue paure. Quel 28 maggio 2017, giorno del ritiro, resterà indelebile. «Maledetto tempo», «adesso ho paura» riecheggiano ancora alla ricerca di un seguito che, almeno a Trigoria, non si è materializzato. O meglio, non si è concretizzato come avrebbe sperato e voluto. Un seguito certamente meritato. Del resto, senza pallone Francesco non sa stare.

Ora si consola con quello a spicchi della Maxima, ma non è certamente la stessa cosa. Dopo l’esperienza nella Roma di Pallotta, conclusasi con la clamorosa conferenza stampa al Salone del Coni nel giugno del 2019, «Gli americani volevano i romani fuori e ci sono riusciti», c’è stato un contatto anche con i Friedkin, in vista del centenario del club.

È lui a raccontarlo nel libro Oltre: «Non ho mai parlato direttamente con loro, ma con un intermediario. Ho rifiutato perché non mi sono mai sentito a mio agio nei panni della bella statuina che non prende decisioni». Forse aveva ragione Oscar Wilde: «L’amicizia è un sentimento, l’amore una malattia».

fonte: Il Messaggero

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