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·24 settembre 2026

Pallone d’Oro, madre, Luis Enrique… Le confessioni di Fabian Ruiz

Immagine dell'articolo:Pallone d’Oro, madre, Luis Enrique… Le confessioni di Fabian Ruiz

Fabian Ruiz, centrocampista trentenne del Paris Saint-Germain e della Spagna, si è confidato ai microfoni di Radioestadio Noche a margine del ritiro della Roja per l’attuale sosta internazionale. Ha parlato in particolare della Coppa del Mondo, del suo percorso, della vita al PSG e del Pallone d’Oro 2026.

Ruiz « Preferisco che siano le persone piuttosto che io. »

Hai già spazio nell’armadio per la replica della Coppa del Mondo?


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Sì, bisogna farle spazio, sai, penso che sia davvero importante. E poi, sono davvero felice di poterci ritrovare tutti dopo questa Coppa del Mondo, e molto contento di averlo potuto fare. Dev’essere stato come ritrovarsi dopo un ritiro estivo, un rapporto molto intenso, 50 giorni. Certo, torniamo da campioni, tutta la Spagna parla di noi, e poi ci ritroviamo lì, all’improvviso. Sì, ci siamo mancati. In realtà, dopo aver trascorso così tanti giorni insieme, e sono già passati due mesi da quella finale, avevamo davvero tanta voglia di rivederci, di rivivere quei momenti. E poi, trovo che sia bellissimo, e non vediamo l’ora di giocare.

Qualcuno mi ha detto: « Devi fare campagna per Fabián. » E io ho risposto: « Beh, gli lascio il microfono. »

Beh, lasciamo che siano le persone a farlo. Preferisco che siano le persone piuttosto che io.

Ruiz » Perché alla fine lo sanno tutti. »

La campagna di Mbappé; è come un video messaggio in camera: « Ciao, sono Fabián Ruiz, ho vinto tutto, sono titolare, [risate] gioco sempre e ci vediamo a Parigi! »

Beh, credo che sia inutile precisarlo, no? Perché alla fine lo sanno tutti. Insomma, i titoli che ho vinto la scorsa stagione... Ovviamente sono il giocatore più titolato, ma lascio la campagna agli altri. A tutti piace essere riconosciuti, no? Per il lavoro che si fa, e penso che sia piuttosto piacevole, no? Spero di poter alzare anch’io un trofeo individuale un giorno.

Ruiz « devo tutto a mia madre per tutti gli sforzi e i sacrifici che ha fatto »

Cosa resterà di quel ragazzo di Los Palacios arrivato al Betis?

Beh, la verità è che sono felice. E poi, come ho sempre detto, non avrei mai immaginato tutto quello che sono riuscito a ottenere facendo ciò che amavo di più: giocare a calcio. Quel ragazzo giocava solo per divertirsi. E poi, penso che alla fine io debba tutto a mia madre per tutti gli sforzi e i sacrifici che ha fatto a quel tempo, senza sapere cosa mi avrebbe riservato il futuro. E poi, lo dico sempre, no?

Sono felice e orgoglioso di aver realizzato così tante cose, ma soprattutto dell’affetto che le persone mi dimostrano e di essere un esempio per loro. Per i bambini che mi vedono in televisione e per tutti quelli a cui trasmetto dei valori, è questo che conta di più per me. La verità è che, come dite voi, non si immagina mai di far parte dei migliori giocatori del mondo, e invece sono stato nella top 30 per due anni consecutivi, e quest’anno spero di salire un po’ più in alto.

Ruiz « Anch’io ne ero sorpreso. »

Il trasferimento da 30 milioni a Napoli, un grande passo?

Anch’io ne ero sorpreso. Che all’epoca avessero pagato così tanto per un giocatore così giovane, e Ancelotti, no? Si è rivelato un allenatore incredibile, ed è stato fantastico che avesse fiducia in me. Per me, in quel momento, era qualcosa di davvero speciale. E poi, credo che a gennaio abbia rinnovato il contratto con il Betis.

La mia clausola rescissoria era di 15 milioni di euro, e ci siamo accordati per 30 milioni, come per dire, o almeno io dicevo: « Ok, niente panico, nessuno parte, nessuno arriva, resto al Betis, a vita, va bene? » E cinque mesi dopo è arrivato Ancelotti, ed ero davvero felice che un allenatore come Carlo credesse in me a un’età così giovane. La mia carriera decolla, c’è Napoli, poi il Paris Saint-Germain, arriva la nazionale, i titoli si susseguono, arriva la gloria.

Ruiz « bisognerà proteggersi, isolarsi un po’. «

E in quale momento si perde il contatto con la realtà? Voglio dire, in quale momento si perde di vista l’essenziale, il contesto, il ragazzino che andava all’allenamento, quello che sua madre svegliava in pieno allenamento? Si perde mai tutto questo?

Certo, nessuno dovrebbe tormentarti, ma insomma, le foto sono importanti. « Dai, Fabián, questo... ». In un modo o nell’altro, bisognerà proteggersi, isolarsi un po’. Alla fine, l’educazione che ho ricevuto, soprattutto da mia madre e dalla mia famiglia fin da piccolo, è quello che mi resta, no?

I valori che mi hanno trasmesso. Penso che sia la cosa più importante per me. Come dico sempre, prima di essere un giocatore, sono una persona. Alla fine, vedo questo come un lavoro come un altro. Solo che il nostro lavoro è più riconosciuto. Ma sono contento che la gente ci fermi perché... è qualcosa, insomma, per me è davvero incredibile. E l’affetto che ci dimostrano, è questo che conta, no?

Ruiz « perché domani ci si ricordi di Fabián per ciò che era. »

L’esempio che diamo, in campo e fuori, il fatto che i bambini... insomma, vogliano assomigliarci. Per me è il più grande trionfo che un giocatore possa conoscere, ed è ciò che cerco sempre di raggiungere: migliorarmi. Cerco sempre di migliorarmi, di essere una persona migliore, anche un giocatore migliore, perché dopotutto è il mio mestiere, ma soprattutto una persona migliore, perché domani ci si ricordi di Fabián per ciò che era.

Ruiz » penso che mi abbia facilitato le cose »

L’arrivo al PSG di Luis Enrique, l’allenatore che non ti aveva portato al Mondiale, era una preoccupazione?

Sentite, tutti me lo dicevano, no? All’arrivo del ct, si diceva che siccome non mi aveva portato alla Coppa del Mondo, non avrei giocato. E invece io ho sempre risposto che loro vedevano le cose in modo negativo, mentre io le vedevo in modo positivo. Era un allenatore spagnolo che sapeva cosa gli piaceva, che già mi conosceva bene, e penso che mi abbia facilitato le cose per iniziare bene.

Durante il suo periodo lì, e credo di averlo detto alla fine in conferenza stampa, ma ovviamente, in quel momento, le decisioni che prendono i ct sono molto difficili quando ci sono così tanti buoni giocatori e se ne possono scegliere solo 25 o 26, dovendo lasciarne fuori alcuni. È difficile, ovviamente, poi si cambia idea più tardi, ma sul momento penso che abbia preso la decisione giusta, e poi, per lui, ormai non è altro che un aneddoto. E adesso gli dico: « Senti, ho giocato un Mondiale e l’ho vinto! » [risate]

Sei Fabián l’invincibile! Ho letto una volta a Parigi che non perdevi mai con la nazionale.

Ne ho giocate 50, e beh, non diciamolo troppo forte, [risate] speriamo che ce ne siano molte altre! E poi, spero di poter giocare ancora tantissime partite, sarebbe bello per tutti.

Ruiz « siamo molto felici. »

Com’è la vita a Parigi?

Beh, si sta bene, davvero, siamo molto felici. Sì. E tua madre va e viene? 18 minuti e 34 secondi. Mia madre, sì. Quando viene, quando può, e glielo permettiamo, beh, è davvero felice di stare a Parigi. Adesso ha del tempo libero, e quindi la vediamo un giorno sì e uno no. È qui con noi, ed è felice.

Possiamo goderci la città, andare a vedere la Torre Eiffel, andare a cena al ristorante. Sì, è vero, Parigi non ha nulla a che vedere con Napoli. A Napoli non potevo uscire, mentre qui è tutto il contrario, no? Abbiamo più libertà di passeggiare per le strade, abbiamo un po’ più di intimità, e apprezzo davvero poter passeggiare con la mia famiglia quando viene a trovarmi.

Questo articolo è stato tradotto in italiano dall'intelligenza artificiale. Puoi leggere la versione originale in 🇫🇷 qui.

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