Inter News 24
·4 ottobre 2026
Parla il fratello di Diouf: «Non ha mai giocato come terzino, neanche nell’U15, ma il calcio moderno è fatto di duttilità. La convocazione in nazionale è un traguardo»

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·4 ottobre 2026

Alla vigilia della quarta sfida della Francia sotto la guida del nuovo commissario tecnico Zinedine Zidane contro il Belgio, lo Stade de France si prepara ad accogliere ben 80 mila spettatori. Tra spalti ed entusiasmo travolgente, ci sarà anche la famiglia del nerazzurro Andy Diouf, rappresentata dal fratello maggiore Waly, che ha rilasciato un’interessante intervista ai microfoni di Bien Public per analizzare il momento magico vissuto dal giocatore dell’Inter.
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«Non è solo per me, ma per tutta la famiglia Diouf: prima di tutto per i genitori, poi per i fratelli, che sono tre. La Nazionale francese è un traguardo, non c’è niente di più bello. Non lo dico io, ma il nuovo commissario tecnico, Zizou. È il giusto riconoscimento per il suo lavoro, la sua abnegazione e il suo stato di forma attuale. Speriamo che ci siano altre convocazioni, ma sono felicissimo di andare a vederlo allo Stade de France. Spero che vincano, come nella partita d’andata. È proprio nel suo stile, un giocatore tecnico. È per questo che Zidane lo ha convocato. Questa è l’idea che ha del terzino moderno»
Il retroscena più curioso riguarda proprio la posizione in campo ricoperta dal calciatore nerazzurro. Prima di questa recente evoluzione, Diouf non aveva mai giocato in ruoli difensivi in tutta la sua carriera, neppure ai tempi delle giovanili Under 14 o Under 15, dove la posizione più arretrata mai occupata era stata quella di mezzala.
«Prima della partita ci scherzavamo: gli ho chiesto se fosse nervoso, perché non aveva mai giocato in quel ruolo, nemmeno nelle categorie U14 e U15. Non aveva mai giocato in ruoli difensivi: il ruolo più arretrato che avesse ricoperto era quello di numero 8. Mi ha risposto di no, spiegandomi che aveva parlato con l’allenatore e che era stato schierato in quella posizione per ragioni ben precise. Come dire che tutto si può imparare e che il calcio moderno è fatto di duttilità, di scambi di posizione, sulla scia di quello che fa Luis Enrique al PSG o di ciò che Pep Guardiola chiedeva alle sue squadre. Essere polivalenti è una ricchezza. Tanto meglio per lui, perché gli apre le porte della Nazionale francese, e spero che questo percorso possa continuare. È magnifico, è la ciliegina sulla torta essere allenato da Zizou, per tutto ciò che rappresenta. È una doppia soddisfazione. Ora sta a lui entrare nelle grazie del commissario tecnico e conquistare la fiducia dell’allenatore».







































