Calcionews24
·7 gennaio 2026
Parma Inter: le tre cose che non hai notato del match di Serie A

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E’ andata in scena al Tardini la partita fra Parma e Inter, sfida valida per la diciannovesima giornata di Serie A. Ecco le tre cose che non sono state notate durante la partita.
Il 2-0 finale con cui l’Inter espugna il Tardini potrebbe ingannare chi non ha visto la partita, suggerendo una gestione tranquilla della capolista. La realtà racconta una gara sbloccata da un guizzo di Dimarco e tenuta in bilico fino al 97′ a causa di una sorprendente imprecisione sotto porta dei nerazzurri e di un Parma che, pur schiacciato, ha mostrato sprazzi di qualità. Ecco tre chiavi di lettura nascoste nelle pieghe del match.
Non solo esterni a tutta fascia. L’Inter di Chivu mostra una fluidità posizionale notevole, dove anche i “braccetti” difensivi hanno licenza di offendere. L’emblema non è un gol, ma la traversa colpita al 13′: l’azione vede Luis Henrique avanzare e, invece di forzare il cross, appoggiare all’indietro per l’accorrente Bisseck. Il difensore tedesco calcia con la naturalezza di un centrocampista, trovando la deviazione decisiva di Corvi sul legno. È quella “felicità creativa” negli ultimi trenta metri che permette all’Inter di portare al tiro anche i difensori puri, aumentando l’imprevedibilità della manovra.
Nel secondo tempo, la partita tattica si è estremizzata. L’Inter ha alzato la linea difensiva e la pressione in modo quasi soffocante. Il Parma abbia coraggiosamente cercato di continuare a costruire dal basso, ma la reattività nerazzurra nelle situazioni sporche ha spesso costretto i ducali a nient’altro lancio lungo verso Pellegrino.
Perché l’Inter non ha chiuso la gara fino al recupero? Ci sono stati errori individuali pesanti: Lautaro che piazza un rigore in movimento centrale di piatto (40′) e soprattutto Sucic che, a tu per tu con Corvi, vanifica un assist perfetto di Mkhitaryan con un controllo approssimativo prima di calciare fuori (67′). Errori che hanno tenuto in vita il Parma. A risolvere il rebus, quando la tattica non bastava più, è stata la qualità pura in profondità: il lancio illuminante di Barella al 96′ per la corsa solitaria di Thuram (freddissimo a differenza dei compagni) è la sintesi di come la panchina lunga abbia garantito un successo che avrebbe meritato di essere certificato molto prima per volume di gioco e quantità di occasioni prodotte.
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