🎙️ Pisa, Bianco: "Progetto biennale per andare in Serie A! Monza? La stima era finita..." | OneFootball

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·29 settembre 2026

🎙️ Pisa, Bianco: "Progetto biennale per andare in Serie A! Monza? La stima era finita..."

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L'allenatore del Pisa, Paolo Bianco, ha rilasciato un'intervista per l'edizione odierna de La Gazzetta dello Sport. Di seguito le sue parole.

Obiettivo promozione in Serie A

«Impossibile. Si devono incastrare tante situazioni e ci sono momenti cruciali da gestire. L’anno scorso ne abbiamo avuti tre: col Frosinone, a La Spezia e a Mantova. Sono orgoglioso per come è andata, dobbiamo rifarlo».


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Per tornare subito in A?

«Il progetto è biennale, dobbiamo diventare forti subito e salire in due anni, costruire qualcosa che duri nel tempo. Il Pisa vuole tornare in A per restarci. Vale per la squadra e per il club, con il centro sportivo che in primavera sarà pronto».

Con il Monza la promozione sarebbe potuta arrivare prima…

«Ho un po’ di rammarico. Vuol dire che non eravamo pronti, ma vanno riconosciuti i meriti del Frosinone che ha fatto 26 punti nelle ultime 10 partite. Ho voluto vivere i playoff come un’esperienza nuova, un’opportunità di crescita. E così è stato, una full immersion incredibile, come quando a Sassuolo con De Zerbi avevamo fatto 13 partite in 40 giorni dopo il covid».

Il Monza

Smaltita la rabbia per la mancata conferma?

«E’ stato un momento particolare, non me lo aspettavo. Alla fine ho deciso io di non restare, capivo che la stima era finita».

Quel Monza, come questo Pisa, era sceso dalla A.

«Entrambe hanno chiuso malissimo la stagione e questo pesa. A Monza c’erano giocatori con tanti anni di A, a Pisa c’è chi ne ha fatto solo uno: c’è meno depressione, i ragazzi hanno la B come dimensione e vogliono vincere ancora. Non solo. A Monza mi scelse Galliani, poi la proprietà è cambiata e ho dovuto conquistarla, mentre a Pisa mi ha voluto una proprietà forte con grandi prospettive».

Il lavoro al Pisa

Quindi ha speso meno energie per lavorare sulla testa dei giocatori e si è concentrato sul campo.

«Sì, certo, però dobbiamo ancora imparare a restare in partita in maniera totale. Ci sono cali di tensione dovuti alla rassegnazione di quel finale della scorsa stagione. La squadra sa cosa serve ma non sempre lo fa».

Era partito con il 4-3-3, poi ha virato sulla difesa a tre. Perché?

«Volevamo cambiare qualcosa, ma per le caratteristiche dei giocatori ora è meglio questo abito. Ma potremo cambiare ancora».

Dietro nelle ultime due partite con Entella e Mantova c’è stato qualche problema (6 gol presi).

«Non è un problema di reparto, ma di attenzione generale. A Mantova, contro la squadra più in forma, abbiamo ribaltato lo svantaggio iniziale: mi tengo la prestazione».

Adesso tatticamente il Pisa ricorda un po’ il suo Monza.

«Un po’ sì, ma i giocatori sono diversi. Sono arrivati elementi con le caratteristiche giuste per questo campionato, che alzano il livello, mentre a Monza erano rimasti giocatori forti, ma poco adatti alla B».

I giocatori del Pisa

«C’è tutto. Esperienza, fisicità, talento, gamba, tiro, attacco dello spazio. Cambiare a partita in corso per me è facile. Tutti hanno 7-8 gol in canna, devo portarli a quel livello».

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Photo by Gabriele Maltinti/Getty Images - Via OneFootball

La Serie B

Potete competere con il lanciatissimo Palermo?

«Attenzione anche al Modena, che sta facendo un percorso simile al nostro. E Padova e Avellino: hanno investito tanto».

Anche le altre retrocesse Cremonese e Verona fanno fatica: e intanto, la capolista se ne va…

«Chi retrocede parte sempre adagio, cambiare il chip non è facile: servono i risultati, se li fai anche la gente torna a trascinarti».

Anche Inzaghi, Pecchia e Baroni hanno già vinto la B. E’ un vantaggio?

«Sì. Bisogna saper gestire i momenti negativi, chi non ha mai vinto li vive in maniera diversa».

Ci sarà un altro Frosinone?

«Non credo. Lì si è creata una magia unica, sono bravissimi».

Invidia un po’ Alvini, che le ha tolto la A diretta e adesso vola?

«No, l’invidia non fa parte di me. Sono legato a Frosinone, quello che fanno se lo meritano e Alvini fa un grandissimo lavoro».

Gli allenatori in Italia

E Aquilani? L’ha battuto in finale, ma in A c’è lui.

«Non scherziamo… Alberto lo stimo, merita questo percorso».

Quali sono oggi i migliori tecnici in Italia?

«Il più forte è Fabregas, per come ha trasformato il Como. Poi Palladino. E tra i big Gasperini e Allegri restano di riferimento».

Ha preso il patentino con Chivu, Italiano e Thiago Motta. Cosa le manca per raggiungerli?

«Ho sempre fatto scelte particolari e centrato gli obiettivi. Aprendo un ciclo ci posso sperare, e Pisa è il posto giusto»

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