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·22 luglio 2026

Platini fa tremare Infantino: le cause di Le Roi possibile ostacolo per la rielezione

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La corsa di Gianni Infantino verso un nuovo mandato alla presidenza della FIFA potrebbe incontrare un ostacolo inatteso. A meno di un anno dalle elezioni del 18 marzo 2027, Michel Platini ha infatti riaperto lo scontro con il suo ex alleato, portando davanti ai tribunali francesi le vicende che dieci anni fa determinarono la caduta politica di Le Roi e favorirono l’ascesa dell’attuale numero uno del calcio mondiale.

L’ex presidente della UEFA – ricorda La Gazzetta dello Sport – ha avviato contemporaneamente due iniziative giudiziarie: una denuncia penale contro Infantino depositata a Parigi e una causa civile per risarcimento danni nei confronti della FIFA davanti al tribunale di Marsiglia. Procedimenti distinti, ma accomunati dalla volontà di fare luce sulle presunte manovre che avrebbero impedito a Platini di candidarsi alla guida della federazione internazionale.


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Le due cause non rappresentano, almeno per il momento, una minaccia diretta alla permanenza di Infantino al vertice della FIFA. I tempi della giustizia potrebbero essere lunghi e la sua rielezione appare ancora largamente favorita, anche per l’assenza di candidati alternativi. La vicenda rischia tuttavia di trasformarsi in un problema politico e reputazionale proprio nella fase in cui il presidente punta a consolidare ulteriormente il proprio potere.

Platini e Infantino erano stati a lungo alleati ai vertici dell’UEFA. Il francese guidava la confederazione europea, mentre il dirigente italo-svizzero ne era il segretario generale. La rottura arrivò con l’inchiesta sui due milioni di franchi svizzeri ricevuti da Platini dall’allora presidente della FIFA Sepp Blatter per un’attività di consulenza svolta tra il 1998 e il 2002. Il pagamento fu interpretato dagli organi etici della FIFA come un’operazione irregolare e provocò la sospensione di Platini, impedendogli di partecipare alle elezioni per la successione a Blatter. Mentre Le Roi veniva estromesso dalla corsa, Infantino conquistava la presidenza della federazione internazionale nel 2016.

Per cancellare ogni responsabilità penale e civile a carico dell’ex campione della Juventus sono però serviti dieci anni. Una volta ottenuto il riconoscimento della propria innocenza, Platini sembrava intenzionato a chiudere quella fase della sua vita, dedicandosi alla famiglia, al golf e a eventuali nuovi progetti nel calcio. Le sue dichiarazioni avevano tuttavia lasciato aperto un altro scenario: «Non lascerò andare le persone che mi hanno fatto del male», aveva avvertito Platini, anticipando di fatto una nuova offensiva giudiziaria che ha preso forma alla vigilia del Mondiale nordamericano.

La denuncia penale a Parigi

L’8 giugno Platini ha annunciato di avere presentato una denuncia contro Infantino per «traffico di influenze», «cospirazione per diffamazione» e «denuncia calunniosa». Il fascicolo è nelle mani del giudice istruttore capo di Parigi, in attesa della nomina del magistrato che dovrà condurre gli accertamenti. L’iniziativa non riguarda soltanto il presidente della FIFA. Secondo Olivier Baratelli, avvocato di Platini, nelle vicende sarebbero coinvolti anche alcuni ex collaboratori di Infantino che «hanno lavorato per impedire a Michel Platini di essere eletto presidente della FIFA».

La giustizia francese dovrà dunque verificare se il procedimento che portò all’esclusione di Platini sia stato influenzato da una strategia finalizzata a estrometterlo dalla successione a Blatter. L’obiettivo dell’ex presidente dell’UEFA è dimostrare che la sua caduta non sia stata soltanto la conseguenza di un’inchiesta rivelatasi infondata, ma il risultato di una manovra politica capace di modificare gli equilibri ai vertici del calcio mondiale.

La richiesta di risarcimento alla FIFA

Parallelamente al fronte penale, Platini ha promosso una causa civile contro la FIFA davanti al tribunale di Marsiglia. La competenza territoriale deriva dalla sua residenza a Cassis, località nella quale l’ex calciatore ha avviato anche un’attività alberghiera e di ristorazione. Alla base del procedimento vi è una richiesta di risarcimento per i danni economici e professionali provocati dalla mancata elezione alla presidenza della Federcalcio mondiale. Platini intende ottenere anche il riconoscimento degli stipendi e dei compensi che avrebbe potuto percepire qualora fosse riuscito a partecipare alla corsa per il vertice della federazione.

Prima della sospensione, il francese era considerato il principale favorito per succedere a Blatter. La sua esclusione spalancò invece la strada a Infantino, trasformando radicalmente le rispettive traiettorie: uno diventò presidente della FIFA, mentre l’altro fu allontanato dal sistema calcistico internazionale. L’udienza preliminare della causa civile è stata fissata per l’8 dicembre a Marsiglia. Anche in questo caso i tempi potrebbero essere lunghi, ma il procedimento riporterà sotto i riflettori le circostanze che accompagnarono l’elezione di Infantino nel 2016.

L’incognita sulla nuova elezione

La doppia iniziativa giudiziaria arriva in un momento particolarmente delicato per Infantino. Eletto nel 2016 durante la più profonda crisi politica della FIFA, il dirigente è stato confermato nel 2019 e nel 2023 e punta ora a ottenere un nuovo mandato fino al 2031.

La sua rielezione – come spiegato da Calcio e Finanza nell’editoriale del weekend – appare ancora scontata, ma le cause intentate da Platini potrebbero riaprire il dibattito sulla legittimità politica della sua ascesa. Anche in assenza di conseguenze giudiziarie immediate, l’accusa di avere beneficiato dell’estromissione del principale favorito alla successione di Blatter può diventare un tema scomodo durante la campagna elettorale.

Molto dipenderà dalle decisioni dei giudici di Parigi e Marsiglia e dall’eventuale emersione di nuovi elementi. Al momento non è possibile prevedere né la durata né l’esito dei procedimenti, che potrebbero non produrre effetti concreti prima del voto. Per Infantino, però, il ritorno di Platini rappresenta già un problema d’immagine. Dopo un Mondiale segnato dalle discussioni sui rapporti con Donald Trump, sulle decisioni arbitrali e sulle innovazioni introdotte nel torneo, il presidente della FIFA dovrà ora affrontare anche il suo passato.

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