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·6 gennaio 2026

Premier League, addio ai manager-padroni: Maresca e Amorim vittime del nuovo corso

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Premier League, addio ai manager-padroni: Maresca e Amorim vittime del nuovo corso. L’analisi della Gazzetta dello Sport

In Premier League si sta consumando una rivoluzione silenziosa ma inesorabile, un evento che ha i tratti dell’epocale: il tramonto definitivo della figura del “Manager” onnipotente. Secondo l’acuta analisi firmata dal giornalista Davide Chinellato sulle colonne de La Gazzetta dello Sport, il calcio d’Oltremanica sta vivendo un drastico cambio di paradigma: l’allenatore conta sempre meno nelle stanze dei bottoni. L’epoca d’oro dei Sir Alex Ferguson o degli Arsène Wenger, veri e propri deus ex machina capaci di accentrare ogni singola decisione, dalla scelta dei talenti sul mercato alla dieta della squadra, è ormai un ricordo sbiadito e lontano.

Maresca e Amorim: il volto della crisi

La prova plastica di questa mutazione genetica del calcio inglese risiede nel destino crudele riservato recentemente a Enzo Maresca e Ruben Amorim. L’ex tecnico italiano, approdato con grandi speranze al Chelsea, e lo stratega portoghese, da poco allontanato dalla panchina del Manchester United, sono le vittime sacrificali di un sistema che ha progressivamente eroso l’autorità della guida tecnica. Se in Italia la separazione dei poteri è un dogma consolidato – con il Direttore Sportivo che costruisce la rosa e l’allenatore che la plasma in campo – in Inghilterra si vive oggi un paradosso stridente. I tecnici sono rimasti gli unici volti pubblici, costretti a giustificare davanti a stampa e tifosi successi e fallimenti, ma di fatto sono stati esautorati dai processi decisionali chiave, specialmente sulle trattative di mercato, dove spesso non hanno più alcuna voce in capitolo o diritto di veto.


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Comanda la struttura, non il mister

Dietro le quinte dei club più ricchi del mondo operano ormai vere e proprie “squadre invisibili” composte da direttori sportivi, capi scout, analisti dati e dipartimenti medici. Sono loro i veri custodi della filosofia aziendale e del progetto a lungo termine, una struttura rigida che sopravvive e sovrasta il singolo mister di turno. La figura dell’allenatore è scivolata in basso nella scala gerarchica del potere: viene ingaggiato semplicemente per guidare un gruppo di giocatori scelto e acquistato da altri. Certo, resistono luminose eccezioni come Unai Emery all’Aston Villa, il basco che grazie ai risultati straordinari ha guadagnato uno status privilegiato, ma la regola è ormai scritta: la Premier League si è “europeizzata”. Il manager all’inglese è storia, oggi comanda il club.

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